TECNICHE YOGA



Con gli Yoga Sutra, testo base sullo Yoga datato 200 a.C. - 200 d.C., il saggio Patanjali per primo sintetizza e sistematizza tutti gli insegnamenti tradizionali precedenti nella disciplina dell’Ashtanga Yoga comprendente 8 anga (stadi): yama (divieti), niyama (osservanze), asana (posture fisiche), pranayama (tecniche di controllo dell’energia vitale), pratyahara (ritiro dell’attenzione dai sensi esteriori), dharana (concentrazione), dhyana (meditazione) e samadhi (contemplazione).

I primi 4 stadi costituiscono l’aspetto esteriore dello yoga (bahiranga) e gli ultimi 4 l’aspetto interiore (antaranga). Il Raja Yoga meditativo corrisponde agli ultimi 4 stadi e postula i 4 stadi precedenti dell’Hatha Yoga fisico. Solo nel VI sec. d.C. il movimento più popolare del tantrismo con la rivalutazione del corpo introduce poi una grande varietà di asana, pranayama, mudra, bandha, shatkriya (Hatha Yoga Pradipika, Shiva Samhita, Gheranda Samhita) e conoscenze sui corpi sottili, nadi, chakra (Satchakra Nirupana).





BASI PREPARATORIE

YAMA E NIYAMA sono i principi etico-morali che accompagnano la pratica dello yoga, una sorta di 10 comandamenti dello yoga.
YAMA (divieti): Ahimsa (non violenza); Satya (non mentire); Asteya (non rubare); Bramacharya (non sensualità); Aparigraha (non attaccamento). NIYAMA (osservanze): Shaucha (purezza); Santosha (contentezza); Tapas (austerità); Svadyaya (studio del sé); Isvarapranidhana (resa al divino). Isvarapranidhana è la chiave per perfezionare tutte queste pratiche, che non potrebbero essere portate avanti con il solo sforzo personale. Isvarapranidhana con svadyaya e tapas costituiscono i fondamenti del Kriya Yoga (lo yoga dell’azione interna che prepara al samadhi).
In saucha (purezza) rientrano, oltre una corretta alimentazione e digiuni, anche le pratiche di disintossicazione.



SHATKRIYA (O SHATKARMA) DELLO YOGA sono “le sei azioni” di purificazione del corpo e della mente che favoriscono la libera circolazione dell’energia pranica. Precedono pratiche superiori per consentire livelli più alti di consapevolezza. Neti (pulizia delle vie nasali); Dhauti (pulizia del tubo digerente, dalla bocca all’ano) Nauli (massaggio addominale); Basti (pulizia del colon); Kapalabhati (pulizia e rivitalizzazione dei lobi frontali del cervello); Tatraka (pulizia e concentrazione mentale).



HATHA YOGA FISICO (Asana, Pranayama, Mudra e Bandha)

ASANA - Posture Yoga
La leggenda narra che sulle rive dell’oceano indiano mentre il Dio Shiva (il fondatore dello Yoga) insegnava le tecniche dello Yoga alla sua consorte Parvati, un pesce venuto dal mare spuntò sulla spiaggia e rimase ad osservarli. Shiva se ne accorse e decise di tramandare all’uomo la disciplina dello Yoga quindi tramutò il pesce nel saggio Matsyendra (pesce trasformato in uomo) e lo mandò ad insegnare.
Negli Yoga Sutra di Patanjali l’ASANA è al 3° posto dopo yama e niyama ed è la posizione stabile e comoda per la meditazione. Nei testi classici dell’Hatha Yoga le asana sono al 1° posto e diventano lo strumento principale. Generalmente si parla di 84 posizioni che aiutano a rendere flessibile, irrobustire e disintossicare il corpo. Le Asana possono classificarsi in tre tipi:
ASANA EDUCATIVE O CORRETTIVE (la maggior parte) che equilibrano i diversi apparati del corpo, rinforzano il sistema nervoso preparandolo al passaggio dell’energia evolutiva kundalini quando verrà risvegliata e consentono di raggiungere una postura stabile e comoda per le pratiche più elevate, uno stato di stabilità e pace mentale ed un senso di benessere generale.
ASANA RILASSANTI rimuovono le tensioni fisiche e mentali che operano a livello della coscienza (citta) e favoriscono la pratica del pranayama e delle asana meditative. Predispongono a pratiche yogiche più elevate. Savasana (la posizione del cadavere) è la posizione più naturale (anatomica) del corpo che favorisce il riposo fisico e mentale e un rilassamento cosciente.
ASANA MEDITATIVE offrono una postura comoda e stabile del corpo ed una mente ferma per la meditazione (dhyana).
Le Asana dello Yoga si distinguono dai comuni Esercizi fisici: per i movimenti lenti e graduali, il mantenimento delle posture (la parte più importante), gli effetti soprattutto nel tronco, i movimenti della spina dorsale in ogni direzione, il fatto che ad ogni movimento corrisponde un movimento contrario, lo stiramento passivo dei muscoli scheletrici, l’assenza di potenziamento muscolare e di affaticamento cardio-respiratorio, l’assenza di sforzi volontari e la maggiore consapevolezza interiore.

PRANAYAMA - Tecniche di controllo del prana
Al 4° posto negli Yoga Sutra di Patanjali. I PRANAYAMA utilizzano il respiro (la parte più sottile del prana) dalle narici per equilibrare i flussi nelle nadi ida e pingala, afferenti alle narici sinistra e destra e corrispondenti al sistema nervoso parasimpatico e simpatico, inibente e stimolante. Lo Swara yoga studia il respiro e dice che il respiro predomina in una narice alla volta e si alterna durante la giornata. Quando siamo più attivi o agitati.. respiriamo maggiormente dalla narice destra, quando siamo più affaticati o depressi.. respiriamo maggiormente dalla narice sinistra. Di giorno l’inspirazione tende ad essere più lunga poiché ci sono gli stimoli esterni, di notte l’espirazione più lunga consente di riposare nel sonno. Utilizzando il respiro dalle narici si può stabilizzare il respiro e il prana. Quando il flusso d’aria nelle due narici è uguale, anche il flusso di prana nelle nadi ida e pingala diventa uguale. A questo punto il prana inizia a fluire lungo la nadi centrale, sushumna. Il che porta ad una profonda concentrazione e alla possibilità di raggiungere alti stadi di meditazione. Ogni ciclo di pranayama si compone di tre fasi: puraka (inspirazione), kumbhaka (trattenimento) e recaka (espirazione). Il Kumbhaka è il momento più importante. Antara Kumbhaka è la sospensione interna che avviene dopo l’inspirazione e Bahya kumbhaka è la sospensione esterna che avviene dopo l’espirazione. Quest’ultima negli stadi avanzati può portare al Kevala kumbhaka, la sospensione spontanea (senza sforzo) del respiro che conduce al vero controllo del respiro e del prana.
Il Pranayama dello Yoga si distingue dalla comune Respirazione profonda in quanto: è una respirazione volontaria controllata che ha come scopo il controllo della mente (dei centri cerebrali superiori e del sistema nervoso autonomo); ha fasi di ritenzione del respiro e proporzioni prestabilite nelle tre fasi respiratorie nonché numeri prefissati di cicli; non si limita solo ad aumentare la quantità d’aria nei polmoni ma a migliorarne l’efficienza; il respiro avviene soprattutto attraverso il naso; il processo respiratorio avviene in piena consapevolezza. Tipi di Pranayama:
UJJAYI PRANAYAMA (respiro vittorioso): respiro profondo con suono percettibile nel retro della gola. Praticato nella maggior parte dei pranayama (tranne in nadhi sodhana), ha effetto tranquillizzante sul sistema nervoso, stimola il prana nella testa, nella gola e nel cuore;
SURYA PRANAYAMA è il respiro solare eseguito dalla sola narice destra (si inspira dalla narice destra, si trattiene e si espira dalla narice sinistra). Riscalda e stimola il sistema nervoso energizzando la mente;



CHANDRA PRANAYAMA è il respiro lunare eseguito dalla sola narice sinistra (si inspira dalla narice sinistra, si trattiene e si espira dalla narice destra). Rinfresca il sistema nervoso calmando e tranquillizzando la mente;  
NADHI SODHANA PRANAYAMA O ANULOMA VILOMA è il respiro a narici alternate. Esso alterna il respiro solare stimolante (si inspira dalla narice destra, si trattiene e si espira dalla narice sinistra) con il respiro lunare rinfrescante (si inspira dalla narice sinistra, si trattiene e si espira dalla narice destra) eguagliando il flusso di prana nelle nadi ida e pingala. Equilibra le correnti di prana e apana, purifica il sangue ed i polmoni dalle tossine, favorisce la serenità mentale e la consapevolezza interiore. Indispensabile per pratiche meditative avanzate;
Pranayama riscaldanti che purificano il sangue, aumentano agni (il fuoco digestivo) nell’addome ed il prana, favoriscono il risveglio della kundalini e la meditazione (da usare con cautela): KAPALABHATI (respiro di fuoco) dove solo l’espirazione è forzata con la contrazione dei muscoli addominali mentre l’inspirazione avviene semplicemente rilassando i muscoli addominali e BHASTRIKA (respiro a mantice) dove sia l’inspirazione che l’espirazione avvengono con forza, espandendo e contraendo l’addome; Pranayama rinfrescanti: SHITALI dove l’inspirazione avviene dalla bocca tenendo la lingua arrotolata, il trattenimento riempiendo lo stomaco d’aria l’espirazione dalle narici. Contrasta la sete, la febbre alta, l’ipertensione, l’iperacidità e SITKARI (respiro sibilante) dove l’inspirazione tenendo la lingua arrotolata emette un suono tipo “sii” e l’espirazione dalle narici. Non vi è trattenimento. Toglie il calore dalla testa e calma le emozioni.

MUDRA e BANDHA - Chiusure energetiche e Contrazioni
Non sono menzionati negli Yoga Sutra di Patanjali, bensì nei testi classici dell’Hatha Yoga (Hatha Yoga Pradipika, Shiva Samhita, Gheranda Samhita). Di solito si combinano tra loro e con le asana e i pranayama per potenziarne gli effetti.
MUDRA (chiusure del corpo) consente di trattenere l’energia stimolata nel corpo. Tipi di Mudra:
MAHA MUDRA (grande gesto): seduti con le gambe distese in avanti, mettere il tallone destro sotto l’ano ed afferrare l’alluce della gamba sinistra fissando la punta del piede, inspirare e contrarre maha bandha concentrandosi su tutti i chakra risalendoli poi espirare ed alternare gamba. Nel Kriya yoga è abbinato a tecniche esoteriche di pranayama e meditazione. E’ un gesto fatto con il corpo per risvegliare la kundalini, prepara alla meditazione.
KHECHARI MUDRA(gesto del movimento nello spazio): retroflessione della lingua nelle cavità nasali, nello stadio iniziale la lingua spinge verso il palato. E’ una tecnica di hatha yoga che dona longevità e poteri sovrumani. Tale mudra ha permesso a grandi Yoghi di rimanere sepolti sotto terra per grandi periodi senza bere, mangiare e respirare perché si nutrivano e si dissetavano delle secrezioni prodotte dalle ghiandole stimolate dai punti di pressione nel palato.
VIPARITA KARANI MUDRA (gesto del capovolgersi): posizione della candela (sarvangasana) con il busto non verticale ma a 45° e kechari mudra.
VAJROLI MUDRA (gesto del tuono): contrazione verso l’alto degli organi genitali.
SAKTICALANA MUDRA (il sigillo che mette in moto la potenza): avvolgere i reni con una fascia di stoffa bianca e strofinare il corpo di cenere poi inspirando praticare mul e uddyana bandha e trattenendo il respiro asvini mudra contraendo e rilasciando più volte l’ano.
BANDHA (contrazioni di parti del corpo) consentono alla kundalini di ascendere lungo sushumna e sciogliere i nodi energetici.
MULA BANDHA è la contrazione in dentro e verso l’alto della radice (retto, genitali e addome). Aiuta a risvegliare la kundalini dormiente alla base della spina dorsale e ad innalzarla fino all’altezza dell’addome.
UDDYANA BANDHA è la contrazione del diaframma in alto verso il torace e degli organi addominali in dentro verso la spina dorsale. Stimola il centro pranico che risiede all’altezza dell’addome e innalza l’energia fino alla cavità toracica.
JALANDHARA BANDHA è la contrazione dela gola o meglio del mento contro il torace tendendo la parte posteriore del collo fino ad allinearla con la spina dorsale. Consente il fluire dell’energia dalla cavaità torcica fin su al cervello.
MAHA BANDHA (grande contrazione), anche detta Bandha traya (triplice contrazione) è la contrazione combinata di mula, uddyana e jalandhara bandha. Somma i benefici delle singole bandha. Consente alla kundalini di ricevere una unica spinta dalla radice fino al cervello. Interiorizza la mente prima della meditazione.
MAHA VEDA (grande perforatore) è la contrazione del maha bandha fatta nella fase di ritenzione del respiro (kumbhaka). Ancora più potente di maha bandha somma i benefici delle singole bandha e del pranayama.



RAJA YOGA MEDITATIVO (Pratyahara e Samyama)

PRATYAHARA - Ritiro dell’attenzione dai sensi esteriori
Costituisce il 5° gradino nell’Ashtanga Yoga di Patanjali ed è l’anello più importante del passaggio dallo yoga fisico (hatha yoga) allo yoga meditativo (raja yoga) che segna l’inizio dell’introspezione. E’ la chiave per passare dagli aspetti inferiori o esteriori dello yoga (biharanga) a quelli superiori o interiori (antaranga). Pratyahara è il ritiro dell’attenzione dai sensi esteriori. Nella Bhagavad Gita viene paragonato ad una tartaruga che ritira gli arti (i sensi) nel guscio (nella mente). Gli yoghi affermano che la mente è il sesto organo sensoriale e che l’individuo assorbe le impressioni sensoriali solo quando ci porta l’attenzione della mente. Patanjali affermava negli Yoga Sutra “la mente è come l’ape regina e i sensi come le api operaie, ovunque vada l’ape regina tutte le altre api la devono seguire”. Tutti gli anga dello Yoga contengono aspetti di pratyahara: yama e nyama aiutano a controllare i sensi, le asana (soprattutto quelle sedute che sono le più importanti) aiutano a controllare gli organi sensoriali e gli organi di azione; il pranayama porta l’attenzione all’interno con il respiro; pratyahara ritira l’attenzione dalle normali distrazioni (aspetto negativo) e dharana focalizza l’attenzione su un oggetto particolare (aspetto positivo). Tecniche di pratyahara consistono nel ritirare la mente dalle impressioni sensoriali (vasana) soprattutto di cattiva qualità che intossicherebbero il subconscio rafforzando le tendenze latenti (samskara). La mente viene rivolta all’interno su sorgenti uniformi di impressioni (il cielo azzurro, il mare blu, un bel paesaggio..) o su impressioni della natura positive (i fiori, gli alberi..) o su impressioni interiori con visualizzazioni (una divinità, un guru, i suoni o le luci interiori..). Favorisce pratyahara meditare con gli occhi chiusi o anche con gli occhi semiaperti dirigendo l’attenzione all’interno (sambhavi mudra) o chiudendo con le dita le aperture della testa verso i sensi esteriori come occhi, orecchie, narici, bocca (yoni mudra).

YOGA NIDRA
(lo yoga del sonno) è una pratica di pratyahara. Caratterizzata dalla “rotazione della coscienza” nelle varie parti del corpo muovendo la mente da un punto all’altro, trova le sue origini nella pratica tantrica del nyasa (portare la mente su un punto per immettervi coscienza divina). E’ un metodo di profondo rilassamento fisico, mentale ed emozionale. Ma è importante non addormentarsi. In yoga nidra si appare addormentati, ma in realtà si entra in uno stadio di dormiveglia (tra il sonno e la veglia) dove non si perde la consapevolezza anzi questa diviene sempre più profonda: la consapevolezza viene progressivamente ritirata dal mondo esterno, dal corpo, dal respiro, dalla mente conscia ed infine dalla mente inconscia; il materiale subconscio ed inconscio viene liberato ed integrato con la coscienza; tendenze latenti e cattive abitudini vengono sostituite con altre più positive. E’ una forma di autoipnosi che non crea dipendenza. Si dice che una sola seduta di un’ora di yoga nidra equivale a 4 ore di sonno normale.

MANTRA rientrano nelle tecniche yoga di interiorizzazione della coscienza; più precisamente s’incentrano tra pratyahara e dharana. I Mantra sono suoni o vibrazioni che portano la coscienza oltre il corpo e la mente (manas trayate). Generalmente in lingua sanscrita (o lingue di derivazione sanscrita) si compongono di parole o frasi che vengono ripetute per un certo numero di volte (japa) anche con l’utilizzo di un mala (rosario indiano) per ottenere un dato effetto. Esistono molti mantra e per scopi diversi (per la compassione, il perdono, l’amore, la conoscenza, la guarigione…). I Bija mantra (mantra seme) sono i più potenti: LAM, VAM, RAM, IAM, HAM, OM, SILENZIO corrispondenti ai 7 chakra ne racchiudono l’essenza energetica. (Ascolta KUNDALINI CHAKRA DHYANA)

Ci sono tre modi per recitare un mantra: ad alta voce; mentalmente; ed ascoltato interiormente.

I mantra più importanti:
SO HAM “Io sono Quello (Dio)”, abbinato all’inspirazione e all’espirazione, corrisponde al suono naturale del respiro. Esso è considerato nelle Upanishad, “maha vakya” (grande parola). Ascoltare il suono So Ham mentre respiriamo rilassa il corpo e la mente cosciente. Per scendere anche nell’inconscio si ricorre al mantra personale (la vibrazione interiore individuale), che può essere dato solo da un Guru e da lui udito in profondi stati meditativi. Tutti i mantra sono suoni rivelati ai Maestri e ai veggenti negli stati profondi della meditazione. I mantra indiani molto antichi hanno avuto origine nei testi sacri dei Veda dove si dà enorme importanza alla ripetizione dei nomi di Dio per la liberazione della propria anima:
Pranava AUM è il più importante, la sorgente di tutti i mantra e rappresenta il Brahman assoluto da cui ha avuto origine la Creazione. Alla base della Manifestazione ci sono onde energetiche vibratorie fatte di luce e suono (bindu e nada), i mantra evocano l’energia creativa originaria fatta di luce e suono, invertendo il processo di densificazione della coscienza nella materia. La parola OM è l’abbreviazione di tre lettere. A, U, M. La A si recita all’ombelico, la U al cuore e la M dal naso verso l’ajna chakra. Le tre lettere rappresentano i tre stati di coscienza: la A la veglia, la U il sogno e la M il sonno profondo. Nella veglia la coscienza è esteriorizzata nel mondo esterno attraverso i sensi, nel sogno la coscienza è interiorizzata e rilascia le proprie proiezioni interiori, nel sonno profondo (sonno senza sogni) la coscienza non ha né un oggetto esterno né un oggetto interno cui rivolgersi ma oltrepassa il corpo e la mente espandendo la consapevolezza. La stessa cosa avviene con la recitazione o meglio con l’ascolto dei mantra. Alcune tecniche superiori del raja yoga insegnano a vedere le luci ed a udire i suoni dei centri energetici portando alla fine ad ascoltare il suono primordiale dell’Om.
SAT MANTRA è il mantra della Conoscenza Interiore. “Om Asato Mah Sad Gamaya Tamaso Ma Jyotir Gamaya Mrityor Ma Amritam Gamaya”. “Om. Conducimi dall’ignoranza alla Conoscenza. Conducimi dalle tenebre alla Luce. Conducimi dalla morte all’Immortalità”. [ascolta il Sat Mantra]
PURNA MANTRA è il Mantra della Consapevolezza Cosmica. “Om Purnamadah Purnamidam Purnat Purnamudachate Purnasya Purnamadaya Purname Vavasisyade”. “Om. Quello è il Tutto. Questo è il Tutto. Da tutto sorge il Tutto. Se dal Tutto è preso il Tutto Solo il Tutto rimane”. [ascolta il Purna Mantra]
GAYATRI MANTRA è il Mantra della Conoscenza. “Om Bhur Bhuvah Swaha Tat Savitur Varenyam Bhargo Devasya Dhimahi Dhiyo Yo Nah Pracho Da Yat”. “Om. Meditiamo insieme sulla luce gloriosa e fulgida del Sole cosmico. Possa Egli illuminare le nostre menti e proteggere le nostre azioni”. Questo mantra è considerato il più universale di tutti i Mantra indù, un’invocazione a Brahman come principio di tutta la conoscenza e creatore del Sole (Savitur) primordiale, una preghiera al “Sole dell’Intelletto” affinchè illumini e disperda le tenebre dell’ignoranza. [ascolta il Gayatri Mantra]




MRITIUNJAIA MANTRA (O MAHA MANTRA) è il Mantra dell’Immortalità. “Om Tryambakam Yajamahe Sugandhim Pushti Vardhanam Urva Rukamiva Bhandhanat Mrityor Mukshiya Mamritat”. “Om. Onoriamo il Triplice che tutto vede e conosce. Colui che dal profumo soave, nutre tutti. Come un frutto si stacca dalla pianta quando è maturo. Possa egli liberarci dalla morte per l’immortalità”. Questo mantra si rivolge a Tryambak, l’aspetto guaritore di Shiva affinché possa liberare dai legami della nascita e della morte. [ascolta il Mritiunjaia Mantra]
SVASTI O SHANTI MANTRA è il mantra della prosperità e della pace . “Sarvesham Svasti Bhavatu. Sarvesham Shantir Bhavatu. Sarvesham Purnam Bhavatu. Sarvesham Mangalam Bhavatu. Lokah Samastan Sukhino Bhavatu”. “Possano tutti essere nella Prosperità. Possano tutti essere nella Pace. Possano tutti arrivare all’Assoluto. Possano tutti ottenere l’Armonia. Possano la Pace e la Gioia essere in tutti”. [ascolta lo Svasti o Shanti Mantra]
ANANDA MANTRA è il mantra dell’armonia. “Tvameva Mata Cha Pita Tvameva. Tvameva Bandusha Sakha Tvameva. Tvameva Vidya Dravinam Tvameva. Tvameva Sarvan mama Deva Deva”. “Tu sei mia madre e mio padre. Tu sei mio parente, mio amico. Tu sei la mia conoscenza e prosperità. E in breve tu sei il mio Tutto, o signore degli angeli”. [ascolta l'Ananda Mantra]
SAHA MANTRA è il mantra della protezione. “Om Saha Navavatu Saha Nau Bhunaktu Saha Viriam Karavavahai Tejasvi Nava Dhitam Astu Ma Vidvisavahai”. “Om. Possiamo essere protetti insieme (Maestro e discepolo). Possiamo essere nutriti insieme. Possiamo acquistare forza insieme. Lascia che la nostra conoscenza diventi Luce. Fa che nessuno ci odi”. [ascolta il Saha Mantra]
GURUR MANTRA è il mantra della saggezza. “Om Gurur Brahama Gurur Vishnu. Gurur Devo Maheshwara. Gurur Sakshat Parabrahama. Tasmai Shree Grave Namaha”. “Om. Il Guru è Brama, il Guru è Visnu, il Guru è il Signore Shiva. Il Guru aiuta a levare l’ignoranza e a dare Luce divina. Io saluto il mio Guru che mi dona la vera spiritualità, che è l’unica Realtà”. [ascolta il Gurur Mantra]
SARVE MANTRA è il mantra della gioia. “Sarve Bhavantu Sukhina Sarve Santu Niramayah Sarve Badrani Pasyantu Ma Kashid Duhkha Bhag Bhavet”. “Possa chiunque essere gioioso. Possa ognuno ottenere la Luce. Che ognuno possa scorgere solo auspici. Che nessuno sia amareggiato da una sola ombra di dispiacere”. [ascolta il Sarve Mantra]
L’accompagnamento dei mantra con strumenti musicali (come l’armonium, il tamburo...) dà vita alla pratica dei KIRTAN (o Sunkirtan), una forma di canto devozionale indiano. Paramahansa Yogananda è stato uno dei primi sostenitori del kirtan in occidente. Largamente praticati anche dagli Hare Krishna di Prabhupada e dai Sik di Guru Nanak. I BAJAN sono anch’essi canti devozionali indiani espressi in un linguaggio pieno di devozione (bakthi), sentimento di amore per Dio e con totale resa ed abbandono. Sono la combinazione di sentimento (bhava), melodia (raga) e ritmo (tala). Vengono eseguiti da gruppi di devoti con un cantante principale. Sathya Sai baba di Puttaparthi ne ha consentito la loro larga diffusione.

SAMYANA - Dharana, Dhyana e Samadhi

DHARANA costituisce il 6° anga nell’Ashtanga Yoga di Patanjali e procede di pari passo con gli ultimi due anga (samyama). Dharana è il controllo della mente attraverso la concentrazione (trataka) su un oggetto esterno (una candela, un mandala o uno yantra..) o su un oggetto interno (un chakra nei vari aspetti..).
MANDALA E YANTRA
sono supporti visivi per la concentrazione meditativa (dharana); ricchi di simbolismi abbattono gli schemi razionali rimandando l’uomo alla sua vera natura divina. Dei Mandala e Yantra ne parlano i testi classici dell’hatha yoga. Essi si differenziano per la complessità: lo Yantra più schematico si limita ad usare figure geometriche e lettere in sanscrito; il Mandala più particolareggiato include anche luoghi, figure ed oggetti. Tutti i chakra sono mandala. Ed il mandala più semplice è appunto lo yantra. Tra gli yantra il più importante è lo Sri Yantra, da esso hanno origine tutti gli altri yantra. Il quadrato esterno segna le quattro direzioni (est, ovest, sud, nord), il cerchio più interno raffigura l’arrotondamento delle forze contrapposte ed il fiore di loto che lo circonda la trasformazione energetica interiore, i 9 triangoli di cui 5 con la punta rivolta in basso rappresentano il principio femminile (Shakti) e 4 con la punta rivolta verso l’alto rappresentano il principio maschile (Shiva), al centro il Bindu (un piccolo punto) è il nucleo o l’essenza-Sè cui ogni sentiero spirituale conduce.
DHYANA è la concentrazione inalterata per lungo tempo che è eguale alla meditazione. La meditazione è uno stato naturale di consapevolezza. E impropriamente si parla di Tecniche di meditazione riferendosi in realtà alle tecniche di interiorizzazione e concentrazione (Pratyahara e dharana). Meditare significa mettere la mente in uno stato calmo e concentrato in cui le energie mentali si possono trasformare.
KRIYA YOGA. Parte del più antico Raja Yoga, il Kriya Yoga è al tempo stesso una tecnica avanzata di meditazione che accelera l’evoluzione spirituale dell’individuo. Il Mahavatar Babaji rivelò il sacro Kriya a Lahiri Mahasaya, che lo trasmise a Sri Yukteswar, il quale lo insegnò a Paramahansa Yogananda, a cui si deve la larga diffusione in occidente del Kriya Yoga. Come scienza segreta il Kriya Yoga può essere ricevuto solo tramite una Iniziazione o battesimo spirituale (diksha) che consente all’iniziato di di inserirsi nella linea energetica o lignaggio (parampara) dei Maestri del Kriya Yoga. Paramahansa Yogananda fornisce una descrizione del Kriya Yoga nel suo libro “Autobiografia di uno yoghi”, un libro vivente fuori del tempo, divenuto di fama mondiale, tradotto in 12 lingue, ove narra la sua vita di yoghi e i suoi incontri con i grandi santi indù.
SAMADHI è l’effetto naturale della vera meditazione, è la contemplazione o estasi divina dove l’individuo realizza l’assoluto e si fonde con esso. Nello Yoga Sutra di Patanjali sono descritti vari livelli di samadhi. Il SAVIKALPA O SABIJA O SAMPRAJNATA SAMADHI (samadhi con seme o contenuto coscienziale) in cui si sperimenta il raggiungimento della Coscienza Cosmica mantenendo l’identificazione con la propria individualità e il NIRVIKALPA O NIRBIJA O ASAMPRAJNATA SAMADHI (samadhi senza seme o contenuto coscienziale) dove si supera anche questa identificazione e si diviene uno con Dio, pura coscienza. La seguente metafora fa capire meglio questa distinzione: un pupazzo di sale vuole conoscere il mare, al primo tocco perde la prima gamba e al secondo tocco si dissolve totalmente nel mare ed esclama “allora io sono il mare”. Il pupazzo di sale al primo tocco ha ancora la qualità del testimone (sabija), al secondo tocco perde la propria identità (nirbija).
Il Savikalpa Samadhi è poi di 4 tipi: SAVITARKA O NIRVITARKA SAMADHI (conoscenza sensoriale o sovra sensoriale); SAVICARA O NIRVICARA SAMADHI (con o senza riflessione mentale); SANANDA O NIRANANDA SAMADHI (con o senza forma); SASMITA O NIRASMITA SAMADHI (con o senza la coscienza dell’io sono). Il Sasmita Samadhi è l’ultima tappa del Savikalpa Samdhi che prelude all’instaurarsi del Nirvikalpa Samadhi.