FILOSOFIA YOGA

ORIGINI DELLO YOGA E TRADIZIONE SCRITTA

I primi reperti archeologici che testimoniano l’origine dello yoga (statuine raffiguranti divinita', asceti in posizioni yoga...) furono rinvenuti 4.000 anni fa in Panjab nella Valle dell’Indo a Monhenjo Dara ed Harappa. Questi ritrovamenti fanno pensare che la datazione dello Yoga possa risalire ancor prima, a 40.000 anni fa.
La prima tradizione indiana scritta si rinviene nei VEDA (1600-300 a.C.), i testi indiani più antichi (Shastra). Nelle 4 Samhita (le raccolte): Rig Veda (il più antico, contenente gli inni alle divinità), Sama Veda (le formule sacerdotali), Yajur Veda (i canti sacri) e Atharva Veda (il più recente, contenente le formule magiche). E successivamente nei Brahmana (i riti e precetti liturgici dei brahmini), negli Aranyaka (i trattati delle foreste degli asceti) e nelle Upanishad (le speculazioni filosofiche accessibili a tutti).


Le Upanishad racchiudono l’essenza di tutti i Veda e costituiscono la base di tutte le scuole ortodosse successive (i 6 Darshana filosofici indiani). In senso più ampio tutta la conoscenza può essere compresa in due grandi categorie: “sruti” e “smriti”: la tradizione “ascoltata” dai veggenti (rishi) in stati meditativi e la tradizione orale “bisbigliata” da Maestro a discepolo. Della tradizione sruti fanno parte tutti i Veda. Le smriti sono tutti gli scritti successivi ai Veda compilati nel Periodo Epico (i poemi epici o Ithihasa come il Mahabharata, il Ramayana, i Purana), dei Sutra (gli aforismi dello Yoga Sutra di Patanjali) e Scolastico (i commentari delle Scuole filosofiche o Darshana). La Bhagavad Gita, parte centrale del Mahabharata, è considerato uno dei testi indiani più importanti e singolari perché riunisce in sé tutte le scritture indiane precedenti dai Veda in poi. Essa ha la peculiarità di appartenere sia quindi alla tradizione smriti rappresentandone l’essenza che alla tradizione sruti essendo rivelata da Krishna ad Arjuna in un dialogo simbolico tra i due, tra l’Assoluto (Krishna) e l’anima individuale (Arjuna).





SCUOLE FILOSOFICHE (O DARSHANA)

Dai Veda ed in particolare dalle Upanishad nascono 6 Scuole Filosofiche che, riconoscendosi nei Veda, sono definite ortodosse.
NYAYA, la scuola della logica di Gautama, adotta un metodo critico e scientifico.
VAISHESHIKA, la scuola atomica di Kannada, analizza i particolari.
PURVA MIMANSA, la scuola dei rituali di Jaimini, menziona il protocollo liturgico fatto di riti, precetti, sacramenti… da seguire per raggiungere la liberazione.

Le scuole filosofiche più diffuse in occidente sono il Sankhya, lo Yoga ed il Vedanta.

SANKHYA, la scuola dei tattva (principi cosmici) di Kapila, partendo dal concetto dell’identità assoluta tra il macrocosmo (universo) e il microcosmo (uomo), spiega questi alla luce di 25 principi: Purusha (l’Assoluto), Prakriti (la Creazione), Buddhi (l’Intelligenza cosmica), Ahamkara (il Senso dell’Io), Tanmatra (i 5 Sensi), Manas (la Mente razionale), Jnanendrya (i 5 Organi di conoscenza), Karmendrya (i 5 Organi di azione), Mahabhuta (i 5 Elementi).
YOGA
, la scuola dello yoga di Hiranyagarbha si rifà ai 25 principi del Sankhya ma pone al di sopra di Purusha e Prakriti un 26esimo principio: Iswara, il dio personale sommo regolatore dell’Esistenza. Diversamente dal Sankhya, incentrato sul discernimento (viveka) attraverso l’uso della mente discriminante, lo Yoga propone una disciplina più ascetica: gli otto passi di Patanjali e le sue ramificazioni.
Gli Yoga Sutra di Patanjali rappresentano il testo base sullo Yoga. Risalgono ad un periodo compreso tra il 200 a.C. e il 200 d.C. e costituiscono lo Yoga Integrale, anche definito Ashtanga Yoga (lo yoga degli otto passi: yama, niyama, asana, pranayama, pratyahara, dharana, dhyana e samadhi) o Raja Yoga (lo yoga regale, lo yoga superiore meditativo che corrisponde agli ultimi 4 passi e postula i 4 passi precedenti dell’Hatha Yoga). Si compongono di 195 aforismi (sutra) divisi in 4 capitoli (pada): Samadhi (Coscienza cosmica), Sadhana (Pratica spirituale), Vibhuti (Poteri soprannaturali), Kaivalya (Liberazione finale). Lo Yoga codificato da Patanjali riunisce in sé i principali sentieri yoga: JNANA YOGA (yoga della conoscenza), particolarmente indicato per i tipi mentali, adotta come metodo principale l’auto indagine (atma-vichara) ma è una via ardua, indicata solo per pochi eletti; BHAKTI YOGA (yoga della devozione), particolarmente indicato per i tipi emotivo-sentimentali, è la ricerca dell’unione con il divino all’interno del proprio cuore, è la via migliore per risanare il cuore e le emozioni da ferite; KARMA YOGA (yoga del servizio), particolarmente indicato per i tipi attivi, è lo yoga del servizio disinteressato (seva); KRIYA YOGA (yoga delle tecniche), particolarmente indicato per i tipi che vivono tutti e tre gli aspetti precedenti (pensiero, sentimento e azione), è lo yoga dell’azione interna che prepara al samadhi. Esso comprende tecniche sul corpo, sul respiro e sulla mente per la meditazione profonda. Consiste nell’autodisciplina (tapas), nello studio del Sé (svadhyaya) e nella resa al divino (Isvara-pranidhana). Il Kriya yoga a sua volta comprende: l’HATHA YOGA (yoga dello sforzo o della forza) è lo yoga dell’equilibrio interiore (“ha” richiama l’aspetto dinamico e “tha” l’aspetto statico). Usa potenti metodi di purificazione interiore (shatkriya), asana (posture fisiche), pranayama (controllo dell’energia), mudra (sigilli delle mani e del corpo) e bandha (chiusure del corpo); il MANTRA YOGA (anche Japa Yoga o yoga del suono) include


preghiere e recitazioni dei nomi di Dio per realizzare le qualità che essi rappresentano; TANTRA YOGA è l’unione tra il dio Shiva e la dea Shakti, il principio maschile e femminile alla base di ogni principio duale, la Coscienza trascendente fissa ed immobile che risiede in sahasrara chakra (il chakra situato sulla sommità della testa) e la forza creatrice primordiale dormiente in muladhara chakra (il chakra radice situato alla base della spina dorsale). Si divide nelle due correnti: la via della mano sinistra (Vama Marga) e la via della mano destra (Dakshina Marga). La prima, solo per pochi, s’incentra sulla pratica del maithuna, l’accoppiamento sessuale attraverso la ritenzione del seme che consente il risveglio dell’energia primordiale Kundalini dormiente alla base della spina dorsale (in muladhara chakra) ed il suo innalzamento nella zona del cuore (in anahata chakra). La seconda, quella più largamente diffusa, è seguita nelle Scuole di Yoga, principalmente l’Hatha yoga, che s’incentrano su pratiche yoga più ascetiche per la sublimazione dell’energia Kundalini nei centri superiori del cervello (in sahasrara chakra).
VEDANTA (o Uttara Mimansa), la scuola teologica o metafisica di Badarayana è considerata il fior fiore di tutte le scuole filosofiche vediche, la fine ed il fine di tutti i Veda in quanto racchiude gli insegnamenti di tutte le scuole precedenti arrivando al nucleo centrale dell’insegnamento vedico. Essa comprende varie scuole: Advaita (non duale) Vedanta di Shankara è la scuola più importante che pone l’enfasi sul jnana yoga reso popolare dal saggio moderno Ramana Maharshi e poi diffuso dai primi insegnanti Yoga giunti in occidente come Swami Vivekananda, Rama Tirtha, Paramahansa Yogananda, Swami Rama, Swami Shivavanda..; Dvaita (duale) di Madhava pone l’enfasi sul bhakti yoga diffuso da molti Vaishnava (devoti di Visnu) tra cui gli Hare Krishna di Prabhupada; Visishtadvaita (non duale) di Ramanuja, scuola intermedia diffusa da Krishnamacharya di Madras. Il Vedanta trova le sue basi in tre testi indiani (Prasthana Trayana) fondamentali:
- le UPANISHAD costituiscono la parte conclusiva dei Veda. In tutto 108, 12 sono considerate le più importanti (denominate Upanisad vediche perché si rifanno alle Samhita vediche). Nelle Upanishad viene affermato che: l’universo origina dal nulla; il macrocosmo (universo) e microcosmo (l’essere umano) coincidono come il Brahman assoluto e l’atman individuale; in ogni uomo è presente una scintilla dell’assoluto; per definire il Brahman di natura indefinibile si usa l’espressione indiana negativa neti neti (né questo né quello); la liberazione (moksha) può ottenersi solo uscendo dal ciclo di nascita e morte (samsara) e la legge del karma determina la necessità di reincarnarsi; dei 4 stati di coscienza descritti dalla Mandukya Upanishad (vaicvanara, stato di veglia; taijasa, stato onirico; prajnà, stato del sonno profondo; turiya, stato indefinibile), quest’ultimo realizza la perfetta coincidenza tra il Brahman e l’Atman.
- i BRAMASUTRA (O VEDANTASUTRA) sono un compendio dell’insegnamento Vedanta. Attribuito a Badarayana sono una raccolta di 555 aforismi (sûtra), divisi in 4 capitoli (libri) che trattano del Brahman, il Principio assoluto da cui ha origine il mondo. Lo stile criptico ha dato vita a numerosi commenti, il più antico e autorevole è quello di Shankara della tradizione Advaita Vedânta.
- la BHAGAVAD GITA (=Canto del Beato) costituisce l’essenza di tutte le scritture indiane (dei testi vedici e dei testi successivi). Parte centrale di uno dei maggiori poemi epici, il Mahabharata, comprende 700 versi (sloka), divisi in 18 canti. Ricca di simbolismi e analogie con le battaglie interiori dell’essere umano, narra la guerra di Kurukshtra dove il virtuoso guerriero Arjuna (uno dei fratelli Pandava) si trova a fronteggiare e combattere contro i membri della sua stessa famiglia della fazione dei malvagi Kaurava, usurpatori del trono di Hastnapura. Krishna (incarnazione divina) indica ad Arjuna la via per affrontare la battaglia ed ottenere la vittoria finale, la propria liberazione (moksha) dal ciclo delle nascite e morti (samsara).




RELIGIONI

INDUISMO. Definito Sanatana Dharma (la Legge Eterna) l’induismo comprende tutti gli insegnamenti vedici.  E’ la religione più antica. Considerata impropriamente una religione, è in realtà una filosofia di vita realizzativa-esperienziale. L’Induismo crede in un solo Dio (il Brahman Assoluto impersonale ed indifferenziato) che può assumere innumerevoli forme a seconda del livello di comprensione umana. Dal Brahman assoluto (o Parabrahman o Brahman nirguna-senza attributi, originato dal suono primordiale dell’OM) discende la figura del Dio personale (Iswara o Brahman saguna-con attributi) e delle sue molteplici manifestazioni divine: le Divinità (qualità coscienziali di un'unica Realtà Divina: il Dio compassionevole, il Dio misericordioso..), le Incarnazioni storiche (gli Avatar come il Cristo, il Buddha, Krishna..) e i Guru o Maestri spirituali. Nel pantheon induista incentrato nella Trimurti (Brahma, Vishnu e Shiva) si trovano riuniti i tre aspetti della realtà (i principi della creazione, conservazione e distruzione).TANTRISMO. ll Tantrismo con i Tantra (testi redatti nel VI sec. d.C.) s’inserisce nel pensiero filosofico indiano come protesta popolare da una parte contro il rigido dogmatismo dei sacerdoti brahmanici e dall’altra contro l’eccessiva speculazione teorica-filosofica dei testi upanishadici. E’ la rivalutazione del corpo che dà luogo ad una disciplina non più elitaria ma destinata a tutti. Il mondo materiale non viene più visto come impedimento all’evoluzione spirituale ma integrato nella realtà fenomenica. I PanchaMakara o 5 M o 5 azioni espresse in metafora (madya-vino, mamsa-carne, matsya-pesce, mudra-cereali tostati, maithuna-pratiche sessuali) che per i vedanti rappresentano la caduta dell’uomo, per i tantrici ne costituiscono la liberazione. Il tantrismo esalta gli istinti primari e l’energia sessuale che è la più potente in natura (la quale se portata in alto può trasformarsi in forza spirituale), rivaluta la figura femminile con il culto della Grande Madre e si propone come scopo di risvegliare la Kundalini (la forza evolutiva dormiente presente in ogni essere umano) attraverso le due correnti: la via della mano sinistra (Vamana Marga) e la via della mano destra (Dakshina Marga). La prima, solo per pochi, s’incentra sulla pratica del maithuna, l’accoppiamento sessuale attraverso la ritenzione del seme che consente il risveglio dell’energia kundalini dormiente alla base della spina dorsale in muladhara chakra ed il suo innalzamento nella zona del cuore in anahata chakra. La seconda, quella più largamente diffusa, è seguita nelle Scuole di Yoga, principalmente l’Hatha yoga, che s’incentrano su pratiche yoga più ascetiche che consentono la sublimazione dell’energia kundalini nei centri superiori del cervello in sahasrara chakra.
JAINISMO. Il Jainismo è basato sugli insegnamenti di Mahavira (559-527 a. C.), contemporaneo di Siddhartha Gautama il Buddha; come lui figlio di un raja, decise di ritirarsi per meditare sulla natura dell’anima, raggiungendo il Nirvana, pare, con



vent’anni di anticipo sul Buddha. Il Jainismo s’incentra sul principio della non-violenza (ahimsa) nel rispetto assoluto di ogni essere vivente. Arriva a seguire una forma estrema di vegetarianismo che esclude anche molti vegetali e persino l'acqua viene filtrata al fine di non ingerire involontariamente piccoli organismi che ancorerebbero l’anima ancora ai vincoli della materia. “Vivi e lascia vivere. Ama tutti. Servi tutti” questa è la proposizione dottrinale jainista più importante.
BUDDHISMO. 
Il Buddhismo, basato sugli insegnamenti di Gautama il Buddha “il Risvegliato, l’Illuminato” (563-486 a. C.), si suddivide in 3 grandi Scuole.
HINAYANA significa “piccolo veicolo”. Il canone buddhistico hinayanico è il tre pitaka (tre canestri): vinaya pitaka (canestro della disciplina monastica), sutta pitaka (canestro dei discorsi), abhidhamma pitaka (canestro dei dogmi). Qui sono contenute le basi del buddismo, in larga parte valide anche per il Mahayana e per il Tantrismo. L’ideale di vita è esclusivamente monastico. Arhat è la figura del santo perfetto che tende al completo distacco dal mondo e dagli altri per immergersi nel nirvana (liberazione). 
MAHAYANA significa “grande veicolo”. Corrente del buddhismo staccatasi dalla hinayana intorno al I a.C. Tra i grandi Maestri del Mahayana spiccano Nagarjuna, Vasu Bandhu. Il movimento laico del Mahayana prese le mosse dalla necessità di riformulare le verità per adeguarli ad una realtà sociale di un’India che si stava evolvendo. Al modello di vita di Arhat hinayana monastico costituito dalla figura del monaco si sostituisce l’ideale del bodhisattva, l’illuminato in vita. E’ un laico questo che ha raggiunto la pienezza della vita con passione ed è persino disposto a rimandare la propria conquista per amore degli altri. Il suo sforzo rivolto alla vera natura della realtà, che è pura coscienza, lo fa passare alla conquista delle 10 perfezioni (palamita): generosità, moralità, capacità di sopportazione, energia spirituale, meditazione, saggezza, devozione, potere sulle cose, conoscenza.. Con il Mahayana anche la fede nel divino acquista più peso tanto che si divinizzano le figure di tutti i buddha, di cui lo stesso Buddha storico è considerato l’incarnazione principale. 
VAJRAYANA “significa “veicolo del diamante”. Da questa scuola nascono testi stupendi: il Libro tibetano dei morti, Il mistero del fiore d’oro, il Tantra (sia nella versione tibeto-buddhista sia nella versione induista). Il Vajrayana o Buddhismo tantrico detto anche Mantrayana (veicolo delle formule rituali) o Tantrayana (veicolo dei libri antichi) si è sviluppato in epoca molto posteriore, al sec. VII d. C. si estese ancor fuori dell’India. Contrariamente al buddhismo hinayana dei monaci, a quello mahayana aperto a tutti, il tantrismo era delle sette segrete, esoterico, ristretto a poche cerchia di iniziati guidati da maestri spirituali. Essi praticavano il culto del Buddha concepito metafisicamente come colui che si manifesta nei vari buddha, nei bodhisattva, nelle divinità e nelle forze del cosmo, ma venerarono altresì figure femminile come la prajnaparamita ed altre. Con tali divinità si introdusse nel buddhismo la mistica erotica come mezzo per raggiungere la perfezione.