
PRATICA YOGA
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Gli Yoga Sutra di Patanjali
rappresentano il testo base sulla disciplina dello Yoga.
Datati in un periodo che può comprendersi tra il
200 a.C. e il 200 d.C., enunciano la pratica yoga in otto
passi (Ashtanga Yoga), da percorrersi insieme: yama (divieti),
niyama (osservanze), asana (posture fisiche), pranayama (tecniche di controllo dell’energia vitale), pratyahara (ritiro dell’attenzione dai sensi esteriori), dharana (concentrazione), dhyana (concentrazione continuativa o
meditazione) e samadhi (contemplazione). I primi 4 costituiscono
l’aspetto esteriore dello yoga (bahiranga) e gli ultimi
4 l’aspetto interiore (antaranga). Il Raja Yoga mentale-meditativo
corrisponde agli ultimi 4 gradini e postula i 4 gradini
precedenti dell’Hatha Yoga fisico.
Successivamente nel
VI sec. d.C. il movimento più popolare del tantrismo,
soprattutto con l’hatha yoga (i cui testi principali
di riferimento sono l’Hatha Yoga Pradipika, lo Shiva
Samhita, la Gheranda Samhita e la Goraksa Samhita) e con
la rivalutazione del corpo, arricchisce questo già
completo panorama yoga introducendo varietà nelle
asana e nei pranayama, le mudra (sigilli del corpo), le
bandha (chiusure del corpo), la descrizione del sistema
energetico umano con i corpi sottili, le nadi (canali energetici),
i chakra (centri di energia)...
Le Basi Preparatorie
Yama e Niyama
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Yama e Niyama sono i principi
etico-morali che accompagnano la pratica dello yoga e ne
rappresentano le basi. Costituiscono i primi due anga dell’Ashtanga
Yoga di Patanjali.
Yama sono i principi dharmici
di comportamento sociale (i divieti, le cose da non fare):
Ahimsa (non violenza)
Significato comune: non uccidere o ferire nessun essere
vivente.
Significato sottile: non desiderare il male degli altri,
anche semplicemente giudicandoli.
Padronanza: tutte le creature diventano pacifiche in tua
presenza.
Satya (non mentire)
Significato comune: non dire il falso con l’intenzione
di ingannare.
Significato sottile: non desiderare che le cose siano diverse
da come sono in realtà, non accettare la verità
fino in fondo, aggrapparsi alla verità più
elevata.
Padronanza: ciò che dici diventerà realtà.
Asteya (non rubare)
Significato comune: non prendere quello che non è
tuo.
Significato sottile: non desiderare quello che non è
tuo (persino una lode o l’apprezzamento..), vedere
ogni cosa come parte del tuo Sé più alto.
Padronanza: ciò di cui hai bisogno arriverà
secondo necessità.
Brahmacharya (non sensualità)
Significato comune: non indulgere troppo nei piaceri dei
sensi di qualsiasi tipo.
Significato sottile: vedere ogni cosa come parte di Brahman.
Padronanza: chiarezza mentale, buona forza fisica e buona
salute.
Aparigraha (non attaccamento)
Significato comune: non attaccarsi, anche a quelle cose
che sono di proprio diritto.
Significato sottile: non attaccarsi persino al proprio corpo
e alla propria identità personale.
Padronanza: memoria di precedenti incarnazioni.
Niyama sono i principi
dharmici di comportamento personale (le osservanze, le cosa
da fare):
Shaucha (purezza)
Significato comune: pulizia del corpo, della mente e dell’ambiente.
Significato sottile: pulizia della propria coscienza, della
propria vibrazione.
Padronanza: libertà da tutte le limitazioni del corpo,
non si cerca più il piacere fisico.
Santosha (contentezza)
Significato comune e sottile: accontentarsi, capacità
di prendere le cose come vengono con atteggiamento sereno
e appagato.
Padronanza: felicità senza fine e beatitudine.
Tapas (austerità)
Significato comune: autodisciplina, rimozione delle distrazioni,
vita vissuta con semplicità.
Significato sottile: padronanza sui piaceri e sui sensi
ottenuta non arrendendosi ad essi.
Padronanza: sviluppo dei poteri psichici (siddhi).
Svadyaya (studio del sé)
Significato comune: studio delle scritture, studio della
filosofia..
Significato sottile: introspezione interiore, autoanalisi
costante.
Padronanza: capacità di comunicare con esseri di
più alte sfere di esistenza e ricevere da loro aiuti.
Isvarapranidhana (resa al divino)
Significato comune: adorazione di Dio, abbandono a Dio.
Significato sottile: risveglio dell’amore naturale
del cuore, offerta attiva della propria vita a Dio.
Padronanza: si entra nel raggio dell’amore divino,
il luogo dove dimora la Coscienza Infinita.
Isvarapranidhana è la chiave per perfezionare tutte
queste pratiche, che non potrebbero essere portate avanti
con il solo sforzo personale. Inoltre Isvarapranidhana con
svadyaya e tapas costituiscono i fondamenti del Kriya Yoga ( lo yoga dell’azione interna che prepara al samadhi).
Rientrano in saucha (purezza):
una corretta alimentazione e le varie tecniche di purificazione
(dal digiuno ai shatkarma dello yoga e ai panchakarma dell’ayurveda).
L'Alimentazione
Yoga
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Lo Yoga di natura ascetica
tende a basare la propria alimentazione su una dieta leggera,
digiuni e pratiche di disintossicazione.
Una dieta yogica è
soprattutto a base di frutti
e radici, anche se prevede cereali
e latticini.
Un punto centrale è non mangiare carne
(soprattutto rossa) principalmente perché viola il
principio yogico di ahimsa. Ottimo è l’uso
di ghee (burro chiarificato privato dell’acqua e della
componente proteica). Meglio latte
di buona qualità altrimenti porterebbe muco ed allergie
alimentari e meglio se bollito con spezie come zenzero,
cannella e cardamomo. Lo yogurt
meglio allungato con l’acqua (lassi indiano) altrimenti
è più pesante e potrebbe formare muco. I formaggi
meglio fatti con il caglio derivante non da animali ma da
enzimi vegetali. Meglio zuccheri naturali (miele,
zuccheri
non raffinati, dolcificanti naturali).
Lo Yoga il cui scopo è
la meditazione privilegia una dieta sattvica e ricca di
prana.
Per una dieta sattvica occorre
equilibrare innanzitutto i 6 sapori: il sapore dolce è
il principale sapore sattvico perché nutriente, equilibrante
e gradevole per la mente ed i sensi (cereali,
vegetali,
semi
e frutta secca); i sapori piccante, acido, salato e
speziato sono rajasici cioè stimolanti e irritanti
(il sapore piccante ha natura calda ed espansiva troppo
stimolante; il sapore salato può intasare le arterie;
il sapore acido come l’alcool può produrre
fermentazioni nel corpo; tra le spezie sono da preferire
spezie dolci più sattviche come zenzero, cannella,
cardamomo, basilico, finocchio); i sapori amaro e astringente
tendono ad essere tamasici, a meno che usati nel breve periodo
per la disintossicazione (il sapore amaro può causare
nervosismo; il sapore astringente può provocare la
ritenzione dei materiali di rifiuto).
Per una dieta sattvica occorre anche assumere la giusta
quantità: troppo cibo o troppo cibo dolce diventa
tamasico e poco cibo diventa rajasico. Si dovrebbe riempire
lo stomaco per metà di cibo, per un quarto d’acqua
e per l’altro quarto deve rimanere vuoto. Nutrirsi
di cibo naturale e con moderazione sono le basi dell’alimentazione
yoga. La mattina e la sera bisogna evitare i cibi pesanti
che producono muco. La colazione del mattino deve essere
leggera e stimolante. Il pasto principale deve avvenire
a mezzogiorno (seguito da un lungo periodo di riposo) oppure
la sera presto. Mangiare tardi la notte (tranne cibi leggeri)
appesantisce il corpo e la mente. Anche il modo di cucinare
il cibo, di condirlo e di mangiarlo modifica la sua vibrazione
energetica. Troppi amidi
e proteine
rendono il corpo acido, con la conseguente demineralizzazione
di calcio
nelle ossa e zolfo
nei muscoli. La frutta
e la verdura
introducono alcali che aiutano ad espellere gli acidi e
le tossine dalle cellule del corpo. Tutta la frutta e la
verdura se mangiate con moderazione e con la giusta attitudine
mentale si trasformano in cibo sattvico.
Per una dieta ricca di prana sono preferibili i cibi crudi (più ricchi di prana).
E specificamente i cibi che stimolano i 5 Prana: le verdure
a foglia verde e germogli
che crescono velocemente sono stimolanti, rinfrescanti e
purificanti (stimolano prana); patate, carote.. che crescono
sotto terra aumentano la forza e la resistenza (stimolano
apana); soprattutto i cereali
integrali ed il riso
e i derivati
del latte, il miele
e gli zuccheri
grezzi sono equilibranti e nutrienti (stimolano samana);
zucca, meloni, fragole, pomodori, legumi.. che crescono
sulla superficie del terreno sono rinforzanti e stimolanti
(stimolano vyana); frutta
e noci che
crescono in alto sulle piante sono salutari, leggeri ed
equilibranti (stimolano vyana). La dieta yogica si compone
soprattutto di frutta
(cibo udana) che aiutano a far salire il prana e riso
e latte (cibo
samana) che aiutano a rimanere in equilibrio.
Yogananda, Maestro indiano
di fama mondiale, raccomanda una dieta bilanciata nelle
seguenti proporzioni: 60% di frutta
e verdura; 20% di cereali;
20% di proteine.
Egli ha anche indicato la qualità spirituale di molti
cibi:
| Mandorle |
Autocontrollo |
| Avocado |
Memoria |
| Banana |
Calma, umiltà |
| Barbabietola |
Coraggio |
| Cereali |
Forza di carattere |
| Ciliegie |
Allegria |
| Granturco |
Coraggio, forza mentale e vitalità |
| Datteri |
Tenerezza e dolcezza |
| Fichi |
Riduzione della rigidità nell’autodisciplina |
| Frutti di bosco |
Aiutano a calmare i pensieri |
| Uva |
Devozione, divino amore |
| Miele |
Autocontrollo |
| Lattuga |
Calma |
| Sciroppo d'acero |
Freschezza mentale |
| Latte |
Entusiasmo, fresca energia |
| Arance, limoni |
Contro la malinconia e stimolante per le cellule |
| Pesche |
Altruismo |
| Pere |
Tranquillità |
| Ananas |
Fiducia in se stessi, contro i complessi d’inferiorità |
| Lamponi |
Gentilezza di cuore |
| Riso integrale |
Mitezza, dolcezza |
| Spinaci |
Semplicità, innocenza fanciullesca |
| Pomodori |
Coraggio, forza mentale e vitalità |
| Grano |
Raffinamento dei buoni principi |
Yogananda ha anche indicato le regole della salute da seguire
nel quotidino per allontanare ogni malattia: ogni giorno
assumere una carota, un limone, un’arancia, una mela,
un bicchiere di latte di mandorla, verdure a foglia verde
tritate, una manciata di datteri e uva passa non trattati;
pane integrale, formaggio fresco e un bicchiere di latte
per chi svolge un duro lavoro durante il giorno; evitare
farina bianca e di mangiare troppo; tenere pulito il colon.
Ricette
Indiane
Il Digiuno
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Il digiuno yogico (upavasa),
fatto solo con acqua o integrato da centrifugati di frutta
e verdura in sostituzione dei pasti principali e con l’aggiunta
di tisane d’erbe o di frutti a metà mattina
o pomeriggio, è una grande pratica di disintossicazione
fisica e mentale.
Normalmente buona parte delle
nostre energie è impiegata nella digestione. Il digiuno
consente all’organismo di prendersi una pausa di riposo
e di ripulirsi da ogni tossina accumulata. Far riposare
l’apparato digestivo libera energia per lo sviluppo
spirituale e il miglioramento della salute. Una buona abitudine
è digiunare una volta a settimana e tre giorni consecutivi
ogni mese. Nei passaggi di stagione fare digiuni più
lunghi fino a due-tre settimane. Ottimi i digiuni a cavallo
della luna piena o della luna nuova (ekadasi) per l’influenza
che ha la luna sui liquidi del corpo.
Durante il digiuno sono di
supporto nell’accelerare il processo purificatorio:
i clisteri (basti) ogni due giorni, l’assunzione di
acqua (almeno 2 lt al giorno), l’esercizio fisico
(ottime le asana, prediligere una pratica che fa sudare
come il saluto al sole), la meditazione per rilassare ed
interiorizzare.
La parte più difficile
è la fine del digiuno dove va ripresa l’alimentazione
in modo graduale, integrando prima la frutta e la verdura
cruda, poi verdure cotte a vapore e cereali integrali leggeri
come riso o grano saraceno e via via gli altri alimenti
(pesce, latticini, carne).
Gli Shatkarma
Gli shatkarma o shatkriya
(“le sei azioni”), mezionate nei testi
tantrici dell’Hatha Yoga, consistono in 6 gruppi
di tecniche di purificazione, per rilasciare tutte
le impurità e tossine che si depositano nel
corpo e nella mente, favorendovi la libera circolazione
dell’energia pranica. Precedono pratiche superiori
per consentire livelli superiori di consapevolezza.
.jpg) Neti
(pulizia delle vie nasali).
Può eseguirsi in due modi: con un cordoncino
facendolo entrare in una narice e facendolo uscire
dalla bocca (sutra neti) o con un piccolo contenitore
con un beccuccio che viene riempito di acqua leggermente
salata e inserito in una narice in modo che l’acqua
venga esplulsa dall’altra (jala neti). |
.jpg)
Dhauti
(pulizia del tubo digerente, dalla bocca all’ano).
Comprende varie tecniche: pulizia della lingua, l’induzione
del vomito, pompaggio dell’addome, pulizia dell’intestino... |
.jpg)
Nauli
(massaggio addominale).
Consiste nella rotazione dei muscoli retti addominali (di norma involontari).
|
.jpg)
Basti
(pulizia del colon).
Al pari del clistere consiste nell’introduzione
di acqua nell’intestino con una cannula, che
però viene aspirata eseguendo le pratiche di
uddiyana bandha e nauli.
|
.jpg)
Kapalbhati
(pulizia e rivitalizzazione dei lobi frontali del
cervello).
E’ un kriya di purificazione ma anche un pranayama. |
.jpg)
Trataka
(pulizia e concentrazione mentale).
Consiste nel concentrare intensamente lo sguardo su
un determinato punto (generalmente la fiamma di una
candela, disposta all’altezza degli occhi).
|
I Panchakarma
.jpg)
I panchakarma (“le
cinque azioni”), menzionate nei testi dell’Ayurveda,
consistono in 5 pratiche per la purificazione e la disintossicazione
del corpo:
Vamana,
purificazione dell'apparato digestivo attraverso l'induzione
del vomito.
Virechana, purificazione dell'apparato
digestivo attraverso l'induzione della purga.
Nasya, purificazione della
testa e delle vie respiratorie attraverso l'insufflazione
nasale di sostanze medicate.
Vasti, purificazione dell'apparato
digestivo attraverso la somministrazione di clistere.
Raktamoksha, purificazione
del sistema circolatorio attraverso sistemi di ricircolo
del sangue.
Preparatori ai Panchakarma
sono i Purvakarma, l’oleazione interna ed esterna
del corpo per sette giorni.

L'Hatha Yoga Fisico
Asana
.jpg)
.jpg)
La leggenda narra che sulle
rive dell’oceano indiano mentre il Dio Shiva (il fondatore
dello Yoga) insegnava le tecniche dello Yoga alla sua consorte
Parvati, un pesce venuto dal mare spuntò sulla spiaggia
e rimase ad osservarli. Shiva se ne accorse e decise da
allora di tramandare all’uomo la disciplina dello
Yoga. Allora tramutò il pesce nel saggio Matsyendra
(pesce trasformato in uomo) e lo mandò ad insegnare.
L’Asana è la
posizione stabile e comoda per la meditazione ed è
collocata solo al 3° posto dall’Ashtanga Yoga
di Patanjali dopo gli yama e nyama.
Nei testi classici dell’Hatha Yoga (Hatha Yoga Pradipika,
Shiva Samhita, Gheranda Samhita, Goraksa Samhita) le asana
(posizioni yoga), collocate al 1° posto, diventano lo
strumento principale. Generalmente si parla di 84 posizioni
che aiutano a rendere flessibile, irrobustire e disintossicare
il corpo.
Le Asana possono classificarsi
in tre tipi: educative, rilassanti e meditative.
Le Asana educative o correttive instaurano un equilibrio
nei diversi apparati
del corpo favorendone il funzionamento armonico, rinforzano
il sistema nervoso
(soprattutto autonomo)
preparandolo al passaggio dell’energia evolutiva kundalini
quando verrà risvegliata e consentono di raggiungere
una postura stabile e comoda per le pratiche più
elevate, uno stato di stabilità e pace mentale ed
un senso di benessere generale.
Intervengono su: muscoli,
nervi, articolazioni,
legamenti
della colonna
vertebrale, organi
viscerali, organi
vestibolari dell’equilibrio corporeo…
Caratteristiche: movimenti lenti e graduali nell’assumere
ed abbandonare le posizioni; assenza di sforzo per il minimo
impiego di energia muscolare e il mantenimento delle normali
funzioni dell’apparato
cardiorespiratorio; collegamento del respiro con la
posizione e focalizzazione dell’attenzione sull’energia
che si muove nel corpo per rendere la pratica più
profonda; flessibilità ed elasticità della
spina dorsale
e delle articolazioni;
intervento sulla colonna
vertebrale, sugli organi
viscerali e sulle innervazioni in queste parti del corpo;
concentrazione mentale e sviluppo della consapevolezza.
Le Asana rilassanti rimuovono
le tensioni fisiche e mentali che operano a livello della
coscienza (citta) e favoriscono la pratica del pranayama
e delle asana meditative. Predispongono a pratiche yogiche
più elevate.
Savasana (la posizione del cadavere) è la posizione
più naturale (anatomica) del corpo che favorisce
non solo il riposo fisico e mentale ma un rilassamento cosciente.
Caratteristiche: rilassamento delle varie parti del corpo;
respiro profondo nell’addome
per calmare il sistema
nervoso e in seguito osservazione del respiro
nei centri superiori per arrivare a contemplare l’Infinito.
Le Asana meditative offrono
una postura comoda e stabile del corpo ed una mente
ferma per la meditazione (dhyana).
Caratteristiche: base triangolare assunta dal corpo formata
dalle due ginocchia
e dalla zona
pelvica; spina
dorsale ben dritta importante per le pratiche spirituali
più elevate (“corpo, capo e collo nella medesima
posizione” è scritto nella Bhagavad Gita); consapevolezza
interiore; riduzione al minimo dell’attività
muscolare quindi polmonare
e cardiaca;
riduzione al minimo della circolazione
sanguigna negli arti
inferiori che va a tonificare la zona
pelvica e addominale;
migliore esecuzione di mul e uddhiyana bandha e migliore
disposizione alla meditazione.
Le Asana dello Yoga si distinguono
dai comuni Esercizi fisici: per i movimenti lenti e graduali,
il mantenimento delle posture (la parte più importante),
gli effetti soprattutto nel tronco,
i movimenti della spina
dorsale in ogni direzione, il fatto che ad ogni movimento
corrisponde un movimento contrario, lo stiramento passivo
dei muscoli scheletrici, l’assenza di potenziamento
muscolare e di affaticamento cardio-respiratorio, l’assenza
di sforzi volontari e la maggiore consapevolezza interiore.
Pranayama
.jpg)
I Pranayama sono tecniche
di controllo del Prana (energia vitale). Costituiscono il
4° gradino nell’Ashtanga Yoga di Patanjali.
Tradizionalmente il Prana,
che permea ogni cosa nell’universo, nel corpo è
diviso in 5 parti (i 5 prana o vayu) con funzioni specifiche:
PRANA situato nella regione della testa, corrispondente
in particolare con i nervi, conferisce in generale energia
al corpo e alla mente.
UDANA situato nella zona del collo, corrispondente in particolare
con i muscoli, consente all’energia di scorrere verso
l’alto e mantenere il corpo in posizione eretta.
VYANA situato nella regione del petto, nelle braccia e nelle
mani, corrispondente in particolare con i legamenti, consente
all’energia di espandersi verso l’esterno.
SAMANA situato nella zona dell’ombelico e degli organi
digestivi, corrispondente in particolare con il tessuto
adiposo, consente all’energia di trattenersi all’interno.
APANA situato nel basso ventre, nelle gambe e nei piedi,
corrispondente in particolare con le ossa, consente all’energia
di scorrere verso il basso e di radicarsi.
Le tecniche di pranayama
utilizzano il respiro (la parte più sottile del prana)
dalle narici per influenzare il flusso di prana nelle nadi
ida e pingala, afferenti alle narici sinistra e destra e
corrispondenti al sistema nervoso parasimpatico e simpatico,
inibente e stimolante. Lo swara yoga che studia
il respiro afferma che il respiro predomina in una narice
alla volta e si alterna durante la giornata. Quando siamo
più attivi o agitati.. respiriamo maggiormente dalla
narice destra, quando siamo più affaticati o depressi..
respiriamo maggiormente dalla narice sinistra. Di giorno
l’inspirazione tende ad essere più lunga poiché
ci sono gli stimoli esterni, di notte l’espirazione
più lunga consente di riposare nel sonno. Utilizzando
il respiro dalle narici si può stabilizzare il respiro
e il prana. Quando il flusso d’aria nelle due narici
è uguale, anche il flusso di prana nelle nadi ida
e pingala diventa uguale. A questo punto il prana inizia
a fluire lungo la nadi centrale, sushumna. Il che porta
ad una profonda concentrazione e alla possibilità
di raggiungere alti stadi di meditazione.
Ogni ciclo di pranayama si compone di tre fasi: puraka (inspirazione),
kumbhaka (trattenimento) e recaka (espirazione). Il Kumbhaka
è il momento più importante. Antara Kumbhaka
è la sospensione interna che avviene dopo l’inspirazione
e Bahya kumbhaka è la sospensione esterna che avviene
dopo l’espirazione. Quest’ultima negli stadi
avanzati può portare al Kevala kumbhaka, la sospensione
spontanea (senza sforzo) del respiro che conduce al vero
controllo del respiro e del prana.
Il Pranayama dello Yoga si
distingue dalla comune Respirazione profonda in quanto:
è una respirazione volontaria controllata che ha
come scopo il controllo della mente (dei centri cerebrali
superiori e del sistema nervoso autonomo); ha fasi di ritenzione
del respiro e proporzioni prestabilite nelle tre fasi respiratorie
(1:1:2), nonché numeri prefissati di cicli (minimo
10 cicli); non si limita solo ad aumentare la quantità
d’aria nei polmoni ma a migliorarne l’efficienza;
il respiro avviene soprattutto attraverso il naso; il processo
respiratorio avviene in piena consapevolezza.
Tipi di
Pranayama:
- Ujjayi
pranayama (respiro vittorioso): respiro profondo
con suono percettibile nel retro della gola. Praticato nella
maggior parte dei pranayama (tranne in nadhi sodhana), ha
effetto tranquillizzante sul sistema nervoso, stimola il
prana nella testa, nella gola e nel cuore.
- Surya
pranayama è il respiro solare eseguito dalla
sola narice destra (si inspira dalla narice destra, si trattiene
e si espira dalla narice sinistra). Riscalda e stimola il
sistema nervoso energizzando la mente.
- Chandra
pranayama è il respiro lunare eseguito dalla
sola narice sinistra (si inspira dalla narice sinistra,
si trattiene e si espira dalla narice destra). Rinfresca
il sistema nervoso calmando e tranquillizzando la mente.
- Nadhi
Sodhana pranayama o Anuloma Viloma è il respiro
a narici alternate. Esso alterna il respiro solare stimolante
(si inspira dalla narice destra, si trattiene e si espira
dalla narice sinistra) con il respiro lunare rinfrescante
(si inspira dalla narice sinistra, si trattiene e si espira
dalla narice destra) eguagliando il flusso di prana nelle
nadi ida e pingala. Equilibra le correnti di prana e apana,
purifica il sangue ed i polmoni dalle tossine, favorisce
la serenità mentale e la consapevolezza interiore.
Indispensabile per pratiche meditative avanzate.
- Pranayama riscaldanti che
purificano il sangue, aumentano agni (il fuoco digestivo)
nell’addome ed il prana, favoriscono il risveglio
della kundalini e la meditazione (da usare con cautela):
Kapalabhati (respiro di fuoco) dove solo l’espirazione è
forzata con la contrazione dei muscoli addominali mentre
l’inspirazione avviene semplicemente rilassando i
muscoli addominali.
Bhastrika (respiro a mantice) dove sia l’inspirazione che l’espirazione
avvengono con forza, espandendo e contraendo l’addome.
- Pranayama rinfrescanti:
Shitali dove l’inspirazione
avviene dalla bocca tenendo la lingua arrotolata, il trattenimento
riempiendo lo stomaco d’aria l’espirazione dalle
narici. Contrasta la sete, la febbre alta, l’ipertensione,
l’iperacidità.
Sitkari (respiro sibilante)
dove l’inspirazione tenendo la lingua arrotolata emette
un suono tipo “sii” e l’espirazione dalle
narici. Non vi è trattenimento. Toglie il calore
dalla testa e calma le emozioni.
Mudra e Bandha
.jpg)
Mudra e bandha non sono menzionati
negli Yoga Sutra di Patanjali, bensì nei testi classici
di Hatha Yoga.
L’Hatha Yoga Pradipika, il testo più importante
di hatha yoga di derivazione tantrica, menziona 10 mudra:
maha mudra, khecari, viparita karani, vajroli, sakticalana,
mula bandha, uddyana bandha, jalandhara bandha, maha bandha
e maha veda.
Le ultime cinque, anche se definite bandha, sono sempre
mudra.
Di solito mudra e bandha possono combinarsi insieme tra
loro e con le asana e i pranayama per renderli più
potenti.
Mudra
significa sigillo o chiusura delle mani o del corpo che
consente di trattenere l’energia stimolata all’interno
del corpo.
Maha mudra (grande gesto):
seduti con le gambe distese in avanti, mettere il tallone
destro sotto l’ano ed afferrare l’alluce della
gamba sinistra fissando la punta del piede, inspirare e
contrarre maha bandha concentrandosi su tutti i chakra risalendoli
poi espirare ed alternare gamba. Nel Kriya yoga è
abbinato a tecniche esoteriche di pranayama e meditazione.
E’ un gesto fatto con il corpo per risvegliare la
kundalini, prepara alla meditazione.
Khechari mudra (gesto del movimento
nello spazio): retroflessione della lingua nele cavità
nasali, nello stadio iniziale la lingua spinge verso il
palato. E’ una tecnica di hatha yoga che dona longevità
e poteri sovrumani. Tale mudra ha permesso a grandi Yoghi
di rimanere sepolti sotto terra per grandi periodi senza
bere, mangiare e respirare perché si nutrivano e
si dissetavano delle secrezioni prodotte dalle ghiandole
stimolate dai punti di pressione nel palato.
Viparita Karani mudra (gesto
del capovolgersi): posizione della candela (sarvangasana)
con il busto non verticale ma a 45° e kechari mudra.
Vajroli mudra (gesto del tuono):
contrazione verso l’alto degli organi genitali.
Sakticalana mudra (il sigillo
che mette in moto la potenza): avvolgere i reni con una
fascia di stoffa bianca e strofinare il corpo di cenere
poi inspirando praticare mul e uddyana bandha e trattenendo
il respiro avini mudra contraendo e rilasciando più
volte l’ano.
.jpg)
Le Bandha sono sempre contrazioni
o chiusure di alcune parti del corpo per far ascendere la
kundalini lungo sushumna e sciogliere i granthi (i nodi
energetici).
Mula Bandha è la contrazione
in dentro e verso l’alto della radice (retto, genitali
e addome). Aiuta a risvegliare la kundalini dormiente alla
base della spina dorsale e ad innalzarla fino all’altezza
dell’addome.
Uddyana Bandha è la
contrazione del diaframma in alto verso il torace e degli
organi addominali in dentro verso la spina dorsale. Stimola
il centro pranico che risiede all’altezza dell’addome
e innalza l’energia fino alla cavità toracica.
Jalandhara bandha è
la contrazione dela gola o meglio del mento contro il torace
tendendo la parte posteriore del collo fino ad allinearla
con la spina dorsale. Consente il fluire dell’energia
dalla cavaità torcica fin su al cervello.
Maha bandha (grande contrazione),
anche detta Bandha traya (triplice
contrazione) è la contrazione combinata di mula,
uddyana e jalandhara bandha. Somma i benefici delle singole
bandha. Consente alla kundalini di ricevere una unica spinta
dalla radice fino al cervello. Interiorizza la mente prima
della meditazione.
Maha veda (grande perforatore)
è la contrazione del maha bandha fatta nella fase
di ritenzione del respiro (kumbhaka). Ancora più
potente di maha bandha somma i benefici delle singole bandha
e del pranayama.

Il Raja Yoga Mentale-Meditativo
Prathyahara
.jpg)
Pratyahara costituisce il
5° gradino nell’Ashtanga Yoga di Patanjali ed
è l’anello più importante del passaggio
dallo yoga fisico (hatha yoga) allo yoga mentale (raja yoga)
che segna l’inizio dell’introspezione. E’
la chiave per passare dagli aspetti inferiori o esteriori
dello yoga (biharanga) a quelli superiori o interiori (antaranga).
Pratyahara è il ritiro
dell’attenzione dai sensi esteriori. Nella Bhagavad
Gita viene paragonato ad una tartaruga che ritira gli arti
(i sensi) nel guscio (nella mente). Gli yoghi affermano
che la mente è il sesto organo sensoriale e che l’individuo
assorbe le impressioni sensoriali solo quando ci porta l’attenzione
della mente. Patanjali affermava negli Yoga Sutra “la
mente è come l’ape regina e i sensi come le
api operaie, ovunque vada l’ape regina tutte le altre
api la devono seguire”.
Tutti gli anga dello Yoga
contengono aspetti di pratyahara: yama e nyama aiutano a
controllare i sensi, le asana (soprattutto quelle sedute
che sono le più importanti) aiutano a controllare
gli organi sensoriali e gli organi di azione; il pranayama
porta l’attenzione all’interno con il respiro;
pratyahara ritira l’attenzione dalle normali distrazioni
(aspetto negativo) e dharana focalizza l’attenzione
su un oggetto particolare (aspetto positivo).
Tecniche di pratyahara consistono
nel ritirare la mente dalle impressioni sensoriali (vasana)
soprattutto di cattivà qualità che intossicherebbero
il subconscio rafforzando le tendenze latenti (samskara).
La mente viene rivolta all’interno su sorgenti uniformi
di impressioni (il cielo azzurro, il mare blu, un bel paesaggio..)
o su impressioni della natura positive (i fiori, gli alberi..)
o su impressioni interiori con visualizzazioni (una divinità,
un guru, i suoni o le luci interiori..). Favorisce pratyahara
meditare con gli occhi chiusi o anche con gli occhi semiaperti
dirigendo l’attenzione all’interno (sambhavi
mudra) o chiudendo con le dita le apertura della testa verso
i sensi esteriori come occhi, orecchie, narici, bocca (yoni
mudra).
Lo Yoga Nidra
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Una pratica di pratyahara
è Yoga Nidra, lo yoga del sonno. Caratterizzata dalla
“rotazione della coscienza” nelle varie parti
del corpo muovendo la mente da un punto all’altro,
trova le sue origini nella pratica tantrica del nyasa (portare
la mente su un punto per immettervi coscienza divina).
E’ un metodo di profondo rilassamento fisico, mentale
ed emozionale. Ma è importante non addormentarsi.
In yoga nidra si appare addormentati, ma in realtà
si entra in uno stadio di dormiveglia (tra il sonno e la
veglia) dove non si perde la consapevolezza anzi questa
diviene sempre più profonda: la consapevolezza viene
progressivamente ritirata dal mondo esterno, dal corpo,
dal respiro, dalla mente conscia ed infine dalla mente inconscia;
il materiale subconscio ed inconscio viene liberato ed integrato
con la coscienza; tendenze latenti e cattive abitudini vengono
sostituite con altre più positive. E’ una forma
di autoipnosi che non crea dipendenza. Si dice che una sola
seduta di un’ora di yoga nidra equivale a 4 ore di
sonno normale. Eseguita in savasana (la posizione del cadavere
di rilassamento per eccellenza) focalizza l’attenzione
prima sui rumori esterni con l’atteggiamento del testimone,
poi sulle varie parti del corpo richiamandone il nome (rotazione
della coscienza) ed ancora sul respiro contando mentalmente
i respiri, sulle sensazioni ed emozioni duali (pesantezza/leggerezza,
caldo/freddo, piacere/dispiacere, amore/odio..) per armonizzare
gli emisferi cerebrali e si conclude con delle visualizzazioni:
prima immagini più forti che penetrano nell’inconscio
(mare in tempesta, croce, buio..) e poi immagini più
aperte che evocano sensazioni di pace (oceani, montagne,
luoghi sacri..) e lasciano un’impronta positiva nella
mente più profonda. Il sankalpa, la risoluzione o
il proposito positivo in linea con il Sé più
alto, formulato all’inizio ed alla fine della pratica
s’imprime nel subconscio portando il cambiamento e
la trasformazione radicale di se stessi. E’ un metodo
potente, le cui parole da pronunciare mentalmente, vanno
scelte con estrema attenzione. Yoga nidra in stadi avanzati
può condurre al samadhi e a stadi di supercoscienza.
Scopo iniziale di yoga nidra è rilassare il corpo
e la mente, lo scopo finale è di andare oltre il
corpo e la mente superando ogni identificazione.
Il Mantra
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Anche i Mantra
rientrano nelle tecniche yoga di interiorizzazione della
coscienza; più precisamente s’incentrano tra
pratyahara e dharana.
I Mantra sono suoni o vibrazioni che portano la coscienza
oltre il corpo e la mente (manas trayate). Generalmente
in lingua sanscrita (o lingue di derivazione sanscrita)
si compongono di parole o frasi che vengono ripetute per
un certo numero di volte (japa) anche con l’utilizzo
di un mala (rosario indiano) per ottenere un dato effetto.
Esistono molti mantra e per scopi diversi (per la compassione,
il perdono, l’amore, la conoscenza, la guarigione..).
I Bija mantra (mantra seme) sono i più potenti: LAM,
VAM, RAM, IAM, HAM, OM, SILENZIO corrispondenti ai 7 chakra
ne racchiudono l’essenza energetica.
Ci sono tre modi per recitare un mantra: ad alta voce; mentalmente;
e nel silenzio ascoltandone il suono nei chakra (ogni chakra
produce un suono specifico oltre ad avere un proprio bija
mantra).
Il SO
HAM “Io sono Quello (Dio)”,
abbinato all’inspirazione e all’espirazione,
corrisponde al suono naturale del respiro. Esso è
considerato nelle Upanishad maha vakya (grande parola).
Ascoltare il suono So Ham mentre respiriamo rilassa il corpo
e la mente cosciente. Per scendere anche nell’inconscio
si ricorre al mantra personale (la vibrazione interiore
individuale), che può essere dato solo da un Guru
e da lui udito in profondi stati meditativi (tutti i mantra
sono suoni rivelati ai Maestri e ai veggenti negli stati
profondi della meditazione).
I mantra indiani molto antichi
hanno avuto origine nei testi sacri dei Veda dove si dà
enorme importanza alla ripetizione dei nomi di Dio per la
liberazione della propria anima:
Il Pranava
AUM è il più importante, la sorgente
di tutti i mantra e rappresenta il Brahman assoluto da cui
ha avuto origine la Creazione. Alla base della Manifestazione
ci sono onde energetiche vibratorie fatte di luce e suono
(bindu e nada), i mantra evocano l’energia creativa
originaria fatta di luce e suono, invertendo il processo
di densificazione della coscienza nella materia. La parola
OM è l’abbreviazione di tre lettere. A, U,
M. La A si recita all’ombelico, la U al cuore e la
M dal naso verso l’ajna chakra. Le tre lettere rappresentano
i tre stati di coscienza: la A la veglia, la U il sogno
e la M il sonno profondo. Nella veglia la coscienza è
esteriorizzata nel mondo esterno attraverso i sensi, nel
sogno la coscienza è interiorizzata e rilascia le
proprie proiezioni interiori, nel sonno profondo (sonno
senza sogni) la coscienza non ha né un oggetto esterno
né un oggetto interno cui rivolgersi ma oltrepassa
il corpo e la mente espandendo la consapevolezza. La stessa
cosa avviene con la recitazione o meglio con l’ascolto
dei mantra. Alcune tecniche superiori del raja yoga insegnano
a vedere le luci ed a udire i suoni dei centri energetici
portando alla fine ad ascoltare il suono primordiale dell’Om.
[ascolta
il Pranava Mantra]
Il Sat
Mantra è il mantra della Conoscenza Interiore.
“Om Asato Mah Sad Gamaya
Tamaso Ma Jyotir Gamaya Mrityor Ma Amritam Gamaya”.
“Om. Conducimi dall’ignoranza alla Conoscenza.
Conducimi dalle tenebre alla Luce. Conducimi dalla morte
all’Immortalità”. [ascolta
il Sat Mantra]
Il Purna
Mantra è il Mantra della Consapevolezza Cosmica.
“Om Purnamadah Purnamidam
Purnat Purnamudachate Purnasya Purnamadaya Purname Vavasisyade”.
“Om. Quello è il Tutto. Questo è
il Tutto. Da tutto sorge il Tutto. Se dal Tutto è
preso il Tutto Solo il Tutto rimane”. [ascolta
il Purna Mantra]
Il Gayatri
Mantra è il Mantra della Conoscenza. “Om
Bhur Bhuvah Swaha Tat Savitur Varenyam Bhargo Devasya Dhimahi
Dhiyo Yo Nah Pracho Da Yat”. “Om.
Meditiamo insieme sulla luce gloriosa e fulgida del Sole
cosmico. Possa Egli illuminare le nostre menti e proteggere
le nostre azioni”.
Questo mantra è considerato il più universale
di tutti i Mantra indù, un’invocazione a Brahman
come princpio di tutta la conoscenza e creatore del Sole
(Savitur) primordiale, una preghiera al “Sole dell’Intelletto”
affinchè illumini e disperda le tenebre dell’ignoranza.
[ascolta
il Gayatri Mantra]
Il Mritiunjaia
Mantra (o Maha Mantra) è il Mantra dell’Immortalità.
“Om Tryambakam Yajamahe
Sugandhim Pushti Vardhanam Urva Rukamiva Bhandhanat Mrityor
Mukshiya Mamritat”. “Om. Onoriamo
il Triplice che tutto vede e conosce. Colui che dal profumo
soave, nutre tutti. Come un frutto si stacca dalla pianta
quando è maturo. Possa egli liberarci dalla morte
per l’immortalità”. Questo mantra
si rivolge a Tryambak, l’aspetto guaritore di Shiva
affinché possa liberare dai legami della nascita
e della morte. [ascolta
il Mritiunjaia Mantra]
Lo Svasti
o Shanti Mantra è il mantra della prosperità e della pace .
“Sarvesham Svasti Bhavatu.
Sarvesham Shantir Bhavatu. Sarvesham Purnam Bhavatu. Sarvesham
Mangalam Bhavatu. Lokah Samastan Sukhino Bhavatu”.
“Possano tutti essere nella Prosperità.
Possano tutti essere nella Pace. Possano tutti arrivare
all’Assoluto. Possano tutti ottenere l’Armonia.
Possano la Pace e la Gioia essere in tutti”. [ascolta lo Svasti o Shanti Mantra]
L’Ananda
Mantra è il mantra dell’armonia. “Tvameva
Mata Cha Pita Tvameva. Tvameva Bandusha Sakha Tvameva. Tvameva
Vidya Dravinam Tvameva. Tvameva Sarvan mama Deva Deva”.
“Tu sei mia madre e mio padre. Tu sei mio parente,
mio amico. Tu sei la mia conoscenza e prosperità.
E in breve tu sei il mio Tutto, o signore degli angeli”. [ascolta
l'Ananda Mantra]
Il Saha
Mantra è il mantra della protezione. “Om
Saha Navavatu Saha Nau Bhunaktu Saha Viriam Karavavahai
Tejasvi Nava Dhitam Astu Ma Vidvisavahai”.
“Om. Possiamo essere protetti insieme (Maestro
e discepolo). Possiamo essere nutriti insieme. Possiamo
acquistare forza insieme. Lascia che la nostra conoscenza
diventi Luce. Fa che nessuno ci odi”. [ascolta il Saha Mantra]
Il Gurur
Mantra è il mantra della saggezza. “Om
Gurur Brahama Gurur Vishnu. Gurur Devo Maheshwara. Gurur
Sakshat Parabrahama. Tasmai Shree Grave Namaha”.
“Om. Il Guru è Brama, il Guru è
Visnu, il Guru è il Signore Shiva. Il Guru aiuta
a levare l’ignoranza e a dare Luce divina. Io saluto
il mio Guru che mi dona la vera spiritualità, che
è l’unica Realtà”. [ascolta
il Gurur Mantra]
Il Sarve
Mantra è il mantra della gioia. “Sarve
Bhavantu Sukhina Sarve Santu Niramayah Sarve Badrani Pasyantu
Ma Kashid Duhkha Bhag Bhavet”. “Possa
chiunque essere gioioso. Possa ognuno ottenere la Luce.
Che ognuno possa scorgere solo auspici. Che nessuno sia
amareggiato da una sola ombra di dispiacere”. [ascolta il Sarve Mantra]
I 4 mantra delle grandi divinità
femminili che governano le energie primarie:
HRIM è il mantra di
Maya contro il potere illusorio della mente.
KRIM è il mantra di
Kali che risveglia tutte le facoltà spirituali dal
risveglio della kundalini all’apertura del terzo occhio
(da usare con cautela).
HUM è il mantra di Chandi
(la forma irata di kali) contro le negatività (da
usare con cautela).
SRIM è il mantra di
Lakshmi che stabilizza il piano emozionale aprendo il cuore
alla devozione e all’amore.
L’accompagnamento dei
mantra con strumenti musicali (come l’armonium, il
tamburo..) dà vita alla pratica dei Kirtan
(o Sunkirtan), una forma di canto devozionale indiano. Paramahansa
Yogananda è stato uno dei primi sostenitori del kirtan
in occidente. Largamente praticati anche dagli Hare Krishna
di Prabhupada e dai Sik di Guru Nanak.
I Bajan
sono anch’essi canti devozionali indiani espressi
in un linguaggio pieno di devozione (bakthi), sentimento
di amore per Dio e con totale resa ed abbandono. Sono la
combinazione di sentimento (bhava), melodia (raga) e ritmo
(tala). Vengono eseguiti da gruppi di devoti con un cantante
principale. Sathya Sai baba di Puttaparthi ne ha consentito
la loro larga diffusione.
Dharana
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Dharana costituisce il 6°
anga nell’Ashtanga Yoga di Patanjali e procede di
pari passo con gli ultimi due anga (samyama). Dharana è
il controllo della mente attraverso la concentrazione (trataka)
su un oggetto esterno (una candela, un mandala o uno yantra..)
o su un oggetto interno (un chakra nei vari aspetti..).
Il Mandala e lo Yantra
Dei Mandala e degli Yantra
ne parlano i testi classici dell’hatha yoga (Shiva
Samhita, Gheranda Samhita, Hatha Yoga Pradipika). Essi sono
supporti visivi per la concentrazione meditativa (dharana);
ricchi di simbolismi abbattono gli schemi razionali rimandando
l’uomo alla sua vera natura divina.
Mandala e yantra si differenziano per la complessità:
lo Yantra più schematico si limita ad usare figure
geometriche e lettere in sanscrito; il Mandala più
particolareggiato include anche luoghi, figure ed oggetti.
Il Mandala (in sanscrito “cerchio”) è
costituito da una cintura esterna e da uno o più
cerchi concentrici, che racchiudono un quadrato, i cui angoli
formano quattro triangoli. Al centro di ogni triangolo come
al centro del centro del mandala risiedono le figure delle
divinità e i loro simboli.
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Tutti i chakra sono mandala.
Ed il mandala più semplice è appunto lo yantra.
Tra gli yantra il più importante è lo Sri
Yantra, da esso hanno origine tutti gli altri yantra. Il
quadrato esterno segna le quattro direzioni (est, ovest,
sud, nord), il cerchio più interno raffigura l’arrotondamento
delle forze contrapposte ed il fiore di loto che lo circonda
la trasformazione energetica interiore, i 9 triangoli di
cui 5 con la punta rivolta in basso rappresentano il principio
femminile (Shakti) e 4 con la punta rivolta verso l’alto
rappresentano il principio maschile (Shiva), al centro il
Bindu (un piccolo punto) è il nucleo o l’essenza-Sè
cui ogni sentiero spirituale conduce.
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Dhyana
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Dhyana è la concentrazione
inalterata per lungo tempo che è eguale alla meditazione.
Tecniche di meditazione possono rivolgersi ad un oggetto
esterno (come il mare, il cielo..) o interiore (una divinità,
uno yantra), ad un’idea o un principio di verità
(come l’infinito o l’unicità) o senza
supporto alcuno (la meditazione totalmente aperta), o essere
attive (seguono una linea di pensiero o indagine) o passive
(fatte di sola osservazione). Nel senso più elevato
la meditazione non è una tecnica. Tecniche di meditazione
appartengono più al pratyahara e al dharana. La vera
meditazione è uno stato naturale di consapevolezza
(non un metodo).
Meditare significa mettere la mente in uno stato calmo e
concentrato in cui le energie mentali si possono trasformare.
Prerequisito essenziale è condurre uno stile di vita
appropriato (dieta sattvica, impressioni sattviche e compagnie
sattviche).
All’inizio è bene seguire uno schema tipo di
meditazione: seduta comoda con spina dorsale eretta, pranayama
per rivolgere l’energia all’interno, visualizzazione
(colore, yantra, immagine del mondo naturale, divinità
o guru..) per focalizzare la mente all’interno, affermazione
o preghiera (samkalpa) per aumentare la forza positiva del
pensiero, recitazione di un mantra (almeno 108 volte) per
calmare la mente subconscia, osservazione dei contenuti
mentali (ruolo del testimone) lasciando che la mente si
svuoti, effettiva meditazione per mezzo del movimento naturale
del cuore.
In seguito ci si può focalizzare su meditazioni più
specifiche.
Nel bhakti yoga la meditazione devozionale venera il divino
nella forma più vicina all’intimo del proprio
cuore (come Avatar, Guru, Dio Padre, Madre divina..).
Nel jnana yoga la meditazione per la conoscenza che è
di due tipi: la meditazione passiva, quella del testimone
che osserva i propri pensieri (inizia focalizzandosi su
oggetti esterni poi gradualmente si rivolge l’attenzione
all’interno sul corpo, i sensi, il prana, le emozioni,
i pensieri, l’ego ed infine il Sé più
elevato); e la meditazione attiva, quella dell’indagine
Chi sono io? (metodo spiegato nelle opere di Ramana Maharshi ed altri maestri dell’Advaita Vedanta come lo Yoga
Vasistha o nelle opere di Sankaracharya).
Il Kriya Yoga
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Parte del più antico
Raja Yoga, il Kriya Yoga è al tempo stesso una tecnica
avanzata di meditazione che accelera l’evoluzione
spirituale dell’individuo.
Il Mahavatar Babaji rivelò il sacro Kriya a Lahiri
Mahasaya, che lo trasmise a Sri Yukteswar, il quale lo insegnò
a Paramahansa Yogananda, a cui si deve la larga diffusione
in occidente del Kriya Yoga.
Come scienza segreta il Kriya Yoga può essere ricevuto
solo tramite una Iniziazione o battesimo spirituale (diksha)
che consente all’iniziato di di inserirsi nella linea
energetica o lignaggio (parampara) dei Maestri del
Kriya Yoga.
Paramahansa Yogananda fornisce una descrizione del Kriya
Yoga nel suo libro “Autobiografia di uno yoghi”,
un libro vivente fuori del tempo, divenuto di fama mondiale,
tradotto in 12 lingue, ove narra la sua vita di yoghi e
i suoi incontri con i grandi santi indù.
[Alcuni
brani]
Samadhi
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Effetto naturale della vera
meditazione è il samadhi (contemplazione o estasi
divina) dove l’individuo realizza l’assoluto
e si fonde con esso.
Nello Yoga Sutra di Patanjali
sono descritti vari livelli di samadhi.
Il Savikalpa o Sabija o Samprajnata
Samadhi (samadhi con seme o contenuto coscienziale) in cui
si sperimenta il raggiungimento della Coscienza Cosmica
mantenendo l’identificazione con la propria individualità
e il Nirvikalpa o Nirbija o Asamprajnata Samadhi (samadhi
senza seme o contenuto coscienziale) dove si supera anche
questa identificazione e si diviene uno con Dio, pura coscienza.
La seguente metafora fa capire
meglio questa distinzione: : un pupazzo di sale vuole conoscere
il mare, al primo tocco perde la prima gamba e al secondo
tocco si dissolve totalmente nel mare ed esclama “allora
io sono il mare”. Il pupazzo di sale al primo tocco
ha ancora la qualità del testimone (sabija), al secondo
tocco perde la propria identità (nirbija).
Il Savikalpa Samadhi è
poi di 4 tipi: Savitarka o Nirvitarka Samadhi (conoscenza
sensoriale o sovra sensoriale); Savicara o Nirvicara Samadhi
(con o senza riflessione mentale); Sananda o Nirananda Samadhi
(con o senza forma), Sasmita o Nirasmita Samadhi (con o
senza la coscienza dell’io sono). Il Sasmita Samadhi
è l’ultima tappa del Savikalpa Samdhi che prelude
all’instaurarsi del Nirvikalpa Samadhi.