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FILOSOFIA YOGA

Le Origini e i Veda

I primi reperti archeologici che testimoniano l’origine dello yoga (statuine raffiguranti divinita', asceti in posizioni yoga...) furono rinvenuti 4.000 anni fa in Panjab nella Valle dell’Indo a Monhenjo Dara ed Harappa. Questi ritrovamenti fanno pensare che la datazione dello Yoga possa risalire ancor prima, a 40.000 anni fa.


I Veda

La prima tradizione indiana scritta si rinviene nei Veda (1600-300 a.C.), i testi indiani più antichi (Shastra). Nelle 4 Samhita (le raccolte): Rig Veda (il più antico, contenente gli inni alle divinità), Sama Veda (le formule sacerdotali), Yajur Veda (i canti sacri) e Atharva Veda (il più recente, contenente le formule magiche). E successivamente nei Brahmana (i riti e precetti liturgici dei brahmini), negli Aranyaka (i trattati delle foreste degli asceti) e nelle Upanishad (le speculazioni filosofiche accessibili a tutti).

Le Upanishad racchiudono l’essenza di tutti i Veda e costituiscono la base di tutte le scuole ortodosse successive (i 6 Darshana filosofici indiani).

Gli Upaveda, i 4 Veda secondari integrano i 4 Veda principali con applicazioni più specifiche: Ayurveda, le arti curative; DhanurVeda, le arti marziali; Sthapatya Veda, l’architettura, la scultura e la geomanzia; Gandharva Veda, la musica, la poesia e la danza.

E i 6 Vedanga li interpretano: Jyotish, l’astrologia vedica; Kalpa, le regole per i rituali; Shiksha, la pronuncia; Vyakarana, la grammatica; Nirukta, l’etimologia; Chhandas, la metrica. Gli ultimi 4 trattano del linguaggio e sono la base della lingua sanscrita.

In senso più ampio tutta la conoscenza può essere compresa in due grandi categorie: “sruti” e “smriti”: la tradizione “ascoltata” dai veggenti (rishi) in stati meditativi e la tradizione orale “bisbigliata” da Maestro a discepolo.

Della tradizione sruti fanno parte tutti i Veda. Le smriti sono tutti gli scritti successivi ai Veda compilati nel Periodo Epico (i poemi epici o Ithihasa come il Mahabharata, il Ramayana, i Purana), dei Sutra (gli aforismi dello Yoga Sutra di Patanjali) e Scolastico (i commentari delle Scuole filosofiche o Darshana).

La Bhagavad Gita, parte centrale del Mahabharata, è considerato uno dei testi indiani più importanti e singolari perché riunisce in sé tutte le scritture indiane precedenti dai Veda in poi. Essa ha la peculiarità di appartenere sia quindi alla tradizione smriti rappresentandone l’essenza che alla tradizione sruti essendo rivelata da Krishna ad Arjuna in un dialogo simbolico tra i due, tra l’Assoluto (Krishna) e l’anima individuale (Arjuna).

Le Scuole Ortodosse

Dai Veda (in particolare dalle Upanishad) nascono sei Scuole Filosofiche (Darshana) che, riconoscendosi nei Veda, sono definite ortodosse: Nyaya, Vaisheshika, Mimamsa, Sankhya, Yoga e Vedanta.

NYAYA, la scuola della logica di Gautama, adotta un metodo critico e scientifico.
VAISHESHIKA, la scuola atomica di Kannada, analizza i particolari.
PURVA MIMANSA, la scuola dei rituali di Jaimini, menziona il protocollo liturgico fatto di riti, precetti, sacramenti.. da seguire per raggiungere la liberazione.

SANKHYA, la scuola dei tattva (principi cosmici) di Kapila, partendo dal concetto dell’identità assoluta tra il macrocosmo (universo) e il microcosmo (uomo), spiega questi alla luce di 25 principi: Purusha (l’Assoluto), Prakriti (la Creazione), Buddhi (l’Intelligenza cosmica), Ahamkara (il Senso dell’Io), Tanmatra (gli Elementi sottili, i 5 Sensi: udito, tatto, vista, gusto, olfatto), Manas (la Mente razionale), Jnanendrya (i 5 Organi di conoscenza: orecchie, pelle, occhi, lingua, naso), Karmendrya (i 5 Organi di azione: bocca, mani, piedi, apparato genito-urinario, ano), Mahabhuta (gli Elementi grossolani, i 5 Elementi: etere, aria, fuoco, acqua, terra).
Alle origini dell’universo e dell’uomo troviamo 2 principi fondamentali: Purusha e Prakriti, Coscienza ed Energia (o Materia). Purusha è lo Spirito Assoluto immanifesto, privo di attributi. Prakriti è la Natura Primordiale, la manifestazione della Creazione caratterizzata dai tre guna o qualità energetiche (tamas, rajas e sattva rispettivamente energia cupa, aggressiva e armoniosa) in equilibrio tra loro. Il processo di evoluzione umana ha inizio dalla rottura di questo equilibrio (rajas o tamas predominanti). Dalla Prakriti si ramificano tutti gli altri 23 principi. Prima nasce Mahat o Buddhi, l'intelligenza cosmica, l’intelletto intuitivo. Poi il riferimento di questo ad un soggetto fa nascere Ahamkara, il senso dell’io, l'ego. E l’ego accelera l’azione dei tre guna verso una sempre maggiore condensazione dell’energia, dagli elementi sottili si arriva fino agli più elementi grossolani.

Le scuole filosofiche più diffuse in occidente sono lo Yoga ed il Vedanta.

YOGA, la scuola dello yoga di Hiranyagarbha si rifà ai 25 principi del Sankhya ma pone al di sopra di Purusha e Prakriti un 26esimo principio: Iswara, il dio personale sommo regolatore dell’Esistenza. Diversamente dal Sankhya, incentrato sul discernimento (viveka) attraverso l’uso della mente discriminante, lo Yoga propone una disciplina più ascetica: gli otto passi di Patanjali e le sue ramificazioni.

Gli Yoga Sutra di Patanjali rappresentano il testo base sullo Yoga. Risalgono ad un periodo compreso tra il 200 a.C. e il 200 d.C. e costituiscono lo Yoga Integrale, anche definito Ashtanga Yoga (lo yoga degli otto passi: yama, niyama, asana, pranayama, pratyahara, dharana, dhyana e samadhi) o Raja Yoga (lo yoga regale, lo yoga superiore meditativo che corrisponde agli ultimi 4 passi e postula i 4 passi precedenti dell’Hatha Yoga). Si compongono di 195 aforismi (sutra) divisi in 4 capitoli (pada): Samadhi (Coscienza cosmica), Sadhana (Pratica spirituale), Vibhuti (Poteri soprannaturali), Kaivalya (Liberazione finale).
[leggi...Gli Yoga Sutra di Patanjali]


Lo Yoga codificato da Patanjali riunisce in sé i principali sentieri yoga, che si sono venuti a delineare in base alle naturali inclinazioni degli individui:
- Jnana yoga (yoga della conoscenza), particolarmente indicato per i tipi mentali, adotta come metodo principale l’autoindagine (atma-vichara) ove si risale all’origine dei pensieri fino al pensiero dell’Io che nasce dal cuore come radice di tutti i pensieri ed altri metodi di discriminazione come l’uso di mantra particolari “Aham Brahmasmi”, “Io sono Dio”. Ma è una via ardua, indicata solo per pochi eletti di livello superiore che richiede una completa rinuncia e una straordinaria austerità.
- Bhakti yoga (yoga della devozione), particolarmente indicato per i tipi emotivo-sentimentali, è la ricerca dell’unione con il divino all’interno del proprio cuore. La devozione può rivolgersi ad una Divinità (Ishtadevata come Shiva, Visnu..) o ad una Incarnazione divina (Avatar come Rama, Krishna, Buddha..) o ad un Maestro (Guru come simbolo del maestro divino). Può praticarsi attraverso rituali (puja), canti devozionali (kirtan), ripetizione dei nomi di Dio (japa), meditazione su una forma del divino (upasana) oppure attraverso semplici atteggiamenti o sentimenti di adorazione divina. E’ la via migliore per risanare il cuore e le emozioni da ferite.
- Karma yoga (yoga del servizio), particolarmente indicato per i tipi attivi, è lo yoga del servizio disinteressato (seva). E’ l’agire in gioia e pace interiore come strumento di Dio senza aspettativa sui frutti delle proprie azioni.
- Kriya yoga (yoga delle tecniche), particolarmente indicato per i tipi che vivono tutti e tre gli aspetti precedenti (pensiero, sentimento e azione), è lo yoga dell’azione interna che prepara al samadhi. Esso comprende tecniche sul corpo, sul respiro e sulla mente per la meditazione profonda. Consiste nell’autodisciplina (tapas), nello studio del Sé (svadhyaya) e nella resa al divino (Isvara-pranidhana). Il Kriya yoga a sua volta comprende: l’Hatha Yoga, il Mantra yoga e il Tantra yoga.
- Hatha yoga (yoga dello sforzo o della forza) è lo yoga dell’equilibrio interiore (“ha” richiama l’aspetto dinamico e “tha” l’aspetto statico). Usa potenti metodi di purificazione interiore (shatkriya), asana (posture fisiche), pranayama (controllo dell’energia), mudra (sigilli delle mani e del corpo) e bandha (chiusure del corpo). Si dice che l’hatha yoga (yoga fisico) porti al raja yoga (yoga mentale). I testi base sull’hatha yoga sono: la Gheranda Samhita, l’Hatha Yoga Pradipika e lo Shiva Samhita.
- Mantra yoga (anche Japa Yoga o yoga del suono) include preghiere e recitazioni dei nomi di Dio. In India invocare una divinità significa richiamare la qualità che essa rappresenta come la compassione, la conoscenza, il coraggio, la forza, la protezione… La recitazione costante di un Mantra consente la realizzazione dell’Aspetto divino invocato. I mantra sono tratti dagli antichi testi indiani quindi sono sacri e particolarmente potenti ed efficaci. Tutti i sentieri Yoga usano i mantra.
- Tantra yoga è l’unione tra il dio Shiva e la dea Shakti, il principio maschile e femminile alla base di ogni principio duale, la Coscienza trascendente fissa ed immobile che risiede in sahasrara chakra (il chakra situato sulla sommità della testa) e la forza creatrice primordiale dormiente in muladhara chakra (il chakra radice situato alla base della spina dorsale). Include mantra, yantra, visualizzazioni, culti devozionali.. Si divide nelle due correnti: la via della mano sinistra (Vama Marga) e la via della mano destra (Dakshina Marga). La prima, solo per pochi, s’incentra sulla pratica del maithuna, l’accoppiamento sessuale attraverso la ritenzione del seme che consente il risveglio dell’energia primordiale Kundalini dormiente alla base della spina dorsale (in muladhara chakra) ed il suo innalzamento nella zona del cuore (in anahata chakra). La seconda, quella più largamente diffusa, è seguita nelle Scuole di Yoga, principalmente l’Hatha yoga, che s’incentrano su pratiche yoga più ascetiche per la sublimazione dell’energia Kundalini nei centri superiori del cervello (in sahasrara chakra).

VEDANTA (o Uttara Mimansa), la scuola teologica o metafisica di Badarayana è considerata il fior fiore di tutte le scuole filosofiche vediche, la fine ed il fine di tutti i Veda in quanto racchiude gli insegnamenti di tutte le scuole precedenti arrivando al nucleo centrale dell’insegnamento vedico. Essa comprende varie scuole: Advaita (non duale) Vedanta di Shankara è la scuola più importante che pone l’enfasi sul jnana yoga reso popolare dal saggio moderno Ramana Maharshi e poi diffuso dai primi insegnanti Yoga giunti in occidente come Swami Vivekananda, Rama Tirtha, Paramahansa Yogananda, Swami Rama, Swami Shivavanda..; Dvaita (duale) di Madhava pone l’enfasi sul bhakti yoga diffuso da molti Vaishnava (devoti di Visnu) tra cui gli Hare Krishna di Prabhupada; Visishtadvaita (non duale) di Ramanuja, scuola intermedia diffusa da Krishnamacharya di Madras.

Il Vedanta trova le sue basi in tre testi indiani (Prasthana Trayana) fondamentali:
- le Upanishad costituiscono la parte conclusiva dei Veda. In tutto 108, 12 sono considerate le più importanti (denominate Upanisad vediche perché si rifanno alle Samhita vediche). Nelle Upanishad viene affermato che: l’universo origina dal nulla; il macrocosmo (universo) e microcosmo (l’essere umano) coincidono come il Brahman assoluto e l’atman individuale; in ogni uomo è presente una scintilla dell’assoluto; per definire il Brahman di natura indefinibile si usa l’espressione indiana negativa neti neti (né questo né quello); la liberazione (moksha) può ottenersi solo uscendo dal ciclo di nascita e morte (samsara) e la legge del karma determina la necessità di reincarnarsi; dei 4 stati di coscienza descritti dalla Mandukya Upanishad (vaicvanara, stato di veglia; taijasa, stato onirico; prajnà, stato del sonno profondo; turiya, stato indefinibile), quest’ultimo realizza la perfetta coincidenza tra il Brahman e l’Atman.
- i Bramasutra (o Vedantasutra) sono un compendio dell’insegnamento Vedanta. Attribuito a Badarayana sono una raccolta di 555 aforismi (sûtra), divisi in 4 capitoli (libri) che trattano del Brahman, il Principio assoluto da cui ha origine il mondo. Lo stile criptico ha dato vita a numerosi commenti, il più antico e autorevole è quello di Shankara della tradizione Advaita Vedânta.
- la Bhagavad Gita (=Canto del Beato) costituisce l’essenza di tutte le scritture indiane (dei testi vedici e dei testi successivi). Parte centrale di uno dei maggiori poemi epici, il Mahabharata, comprende 700 versi (sloka), divisi in 18 canti. Ricca di simbolismi e analogie con le battaglie interiori dell’essere umano, narra la guerra di Kurukshtra dove il virtuoso guerriero Arjuna (uno dei fratelli Pandava) si trova a fronteggiare e combattere contro i membri della sua stessa famiglia della fazione dei malvagi Kaurava, usurpatori del trono di Hastnapura. Krishna (incarnazione divina) indica ad Arjuna la via per affrontare la battaglia ed ottenere la vittoria finale, la propria liberazione (moksha) dal ciclo delle nascite e morti (samsara).
[leggi...La Bhagavad Gita]


L'Induismo

Definito Sanatana Dharma (la Legge Eterna) l’induismo comprende tutti gli insegnamenti vedici. E’ la religione più antica. Considerata impropriamente come religione, è una filosofia di vita realizzativa-esperenziale.

L’Induismo crede in un solo Dio (il Brahman Assoluto impersonale ed indifferenziato) che può assumere innumerevoli forme a seconda del livello di comprensione umana. Dal Brahman assoluto (o Parabrahman o Brahman nirguna-senza attributi, originato dal suono primordiale dell’OM) discende la figura del Dio personale (Iswara o Brahman saguna-con attributi) e delle sue molteplici manifestazioni divine: le Divinità (qualità coscienziali di un'unica Realtà Divina: il Dio compassionevole, il Dio misericordioso..), le Incarnazioni storiche (gli Avatar come il Cristo, il Buddha, Krishna..) e i Guru o Maestri spirituali.

Nel pantheon induista incentrato nella Trimurti (Brahma, Vishnu e Shiva) si trovano riuniti i tre aspetti della realtà (i principi della creazione, conservazione e distruzione).

La Cosmogonia Induista

Secondo la tradizione cosmogonica induista che si rifà al Tirukkanda Panchanga, il calendario usato dai Brahmini, la vita di un mondo corrisponde ad 1 kalpa. Al termine l’universo si disgrega per poi ricrearsi. 1 Kalpa corrisponde ad 1 Giorno di Brahma, a 14 Periodi di Manu (il personaggio storico che ha dato origine all’attuale umanità) e a 1000 Maha Yuga (Grandi Ere). 1 Maha Yuga corrisponde a 4 Yuga (Periodi). Ogni periodo viene indicato con il nome di un metallo, via via sempre meno prezioso, ad indicare simbolicamente il decadimento spirituale dell'umanità nel corso della storia. Satya Yuga, l’età dell’oro della durata di 1.728.000 anni e caratterizzata dall’armonia, dalla pace e dalla conoscenza; Tetra Yuga, l’età del’argento della durata di 1.296.000 e caratterizzata dalla violenza, egoismo e possesso; Dvapara Yuga, l’età del bronzo della durata di 846.000 anni ove regnano incertezza, dubbio e indecisione nel cuore degli uomini; Kali Yuga, l’età del ferro della durata di 432.000 anni caratterizzato dall’ignoranza e dalla decadenza. Secondo i Purana attualmente l'uomo si troverebbe nel Kali Yuga, alla fine del quale si avrà una nuova Età dell'Oro. Kalki sarà il prossimo avatar di Vishnu, l'instauratore della nuova dell'Età dell'oro.

Una diversa teoria, è data da Sri Yukteswar, Maestro di Paramahansa Yogananda ed è esposta nel suo libro “La Scienza sacra”, un testo che lui ebbe l’incarico di scrivere per l’umanità dal Grande Avatar Babaji. Secondo questa teoria 1 Giorno di Brahma corrisponde a 24.000 anni: 12.000 anni discendenti dove il sistema solare si allontana dal centro della nostra galassia (la via lattea) e 12.000 anni ascendenti dove il sistema solare si riavvicina. La massima lontananza o vicinanza al centro della galassia segna l’ignoranza più totale o la Conoscenza più grande. 1 Giorno di Brahma corrisponde a 4 Grandi Ere: Satya Yuga della durata di 4.800 anni segna la massima vicinanza al centro galattico; Tetra Yuga (discendente) della durata di 3.600 anni; Dvapara Yuga (discendente) della durata di 1.200 anni; Kali Yuga (discendente) della durata di 1.200 anni segna la massima distanza dal centro galattico. Al termine si ascende di nuovo fino al Satya Yuga, cominciando con il Kali Yuga (ascendente) sempre della durata di 1.200 anni e così via. Secondo questa teoria noi siamo usciti dal Kali Yuga nel 1.600 e ci troviamo nel Dvapara Yuga ascendente.

La Trimurti

Trimurti

Nei 18 Purana maggiori sono indicate le gesta, i simbolismi riguardanti le maggiori divinità indiane: Brahma, Vishnu e Shiva.

Brahma
Brahma è la prima manifestazione del Brahman, è il primo ad essere creato all’inizio di ogni ciclo cosmico (kalpa), per questo è considerato il creatore dell’universo anche se non occupa una posizione centrale nella triade. La sua rappresentazione iconografica lo mostra con: 4 braccia (in una mano tiene un vassoio colmo d’acqua, l’acqua da cui ogni forma di vita deriva sottolinea il suo ruolo di creatore; in un’altra mano tiene il rosario delle preghiere composto dalle perle del tempo cui ogni vivente è sottoposto; con le altre due mani fa i gesti della promessa di protezione e dell’esaudimento dei desideri) e 4 teste (che simboleggiano i 4 Veda, le 4 direzioni verso cui guarda stanno ad indicare la sua onniscienza), la capigliatura acconciata in forma di corona, vestito con una pelle nera d’antilope, in piedi o seduto su un loto (che simboleggia l’inizio della creazione), viene trasportato da un’oca selvaggia (hamsa) che riesce a separare il latte dall’acqua. Sua consorte è Saraswati, la dea della musica e della poesia (anche venerata con i nomi di Savitri, Gayatri e Brahmani), è la Madre dei Veda il cui attributo è il sithar medioevale (vina).

Saraswati Secondo la visione cosmologica indiana tradizionale l’evoluzione dell’universo è ciclica. Un ciclo cosmico (kalpa o giorno di Brahma) dura 432 miliardi di anni ed è suddiviso nelle 4 ere (yuga): satya, tetra, dvapara e kali yuga. Alla fine di ogni giorno di Brahma sovviene una notte di Brahma della stessa durata del giorno (1 kalpa) dove avviene una parziale distruzione del mondo (pralaya) per opera del fuoco, acqua e vento. Dopo ogni 100 anni di Brahma (mahakalpa) Brahma muore e avviene una distruzione totale dell’universo (mahapralaya) che dura quanto è la durata di Brahma (100 anni di Brahma). Dopo questo periodo Brahma rinasce e si ripete nuovamente il ciclo.

Vishnu
Vishnu è il conservatore dell’universo, è colui che s’incarna sulla terra ogni volta iniziano a prevalere forze negative per ristabilire i principi dharmici di rettitudine, è colui che salva l’umanità dalle forze che tendono a distruggerla e mantiene la vita dopo la dissoluzione dell’universo per consentirne la rinascita (una nuova creazione). Per questo ricopre una posizione rilevante nell’ambito della triade. La sua rappresentazione iconografica lo mostra: per lo più come giovanetto, con 4 mani nelle quali tiene 4 attributi (la conchiglia che rappresenta i 5 elementi e l’origine della vita, la ruota che simboleggia la mutevolezza continua dell’esistenza, la clava simboleggia la sapienza originaria e l’esistenza individuale, il loto o l’arco indica la forza da cui sorse l’universo), nel gesto della protezione, con la corona regale e un cordone sacrificale diviso in tre strisce (che simboleggiano le lettere del sacro mantra AUM) e gli orecchini Makara (sapienza e conoscenza intuitiva), sul cui petto risplende la pietra preziosa Kaustubha, riposa sul serpente del mondo che nuota nell’oceano o a cavallo del suo animale (Garuda). Sua consorte è Lakshmi: sorta dal vortice del mare di latte quale incarnazione della sovrabbondanza, è considerata la madre primordiale di ogni forma di vita.

Sita Tra le sue 10 reincarnazione, le più significative: Rama (settima), Krishna (ottava) e Buddha (nona).

Rama La leggenda del principe
Rama (settima incarnazione del Dio Vishnu) e della consorte Sita è nota soprattutto nel poema epico Ramayana. L’epopea narra come Dasharatha, re di Kosala, si accingesse ad investire il figlio maggiore Rama come principe della corona quando gli intrighi di palazzo condotti da Kaikeyi, una delle quattro mogli del re, lo costrinsero ad una condanna all’esilio nella foresta per 14 anni. Rama partì con la moglie Sita ed il fratellino Lakshman. Un giorno, mentre era assente, il demone Ravana, re di Lanka, rapì Sita. Con l’aiuto del re scimmia Sugriva e del suo esercito condotto da Hanuman, Rama assediò Lanka, uccise Ravana e salvò Sita. Al termine dell’esilio fu incoronato.
Nello Yoga Vasishtha, un antico e importante testo sanscrito sul Vedanta, Vasishtha (un grande Rishi) impartiva la conoscenza suprema al principe Rama, suo discepolo servendosi di antiche e bellissime storie.


Krishna Il Signore
Krishna (ottava incarnazione di Vishnu) è in origine il dio delle tribù pastorali delle foreste in riva allo Yamuna. Nella leggenda è un erede al trono allevato dal pastore Nanda assieme al fratellino Balarama. Nella Gita Govinda si cantano le sue avventure con le Gopi (pastorelle) e con la compagna Rada.

Krishna e Arjuna

Ma è nella Bagavad Gita che si rivela come l’Assoluto nel ruolo simbolico di saggio consigliere dei Pandavas e conduttore del carro di Arjuna nella battaglia di Kuruksetra.







Buddha


Il
Buddha (nona incarnazione) è rappresentato seduto su una base di loto o in meditazione, i lobi delle orecchie sono lunghi e senza gioielli, la testa è ricoperta da un corto cappello, le mani mostrano il gesto della promessa e dell’esaudimento del desiderio.

 

 

Shiva

Shiva è la figura più importante nell’ambito della Trimurti, in lui vivono tendenze opposte, è conosciuto sia come il Distruttore che come il Creatore, personifica al contempo la fine di tutte le cose e la nuova vita che risorge dopo la distruzione. A differenza di Vishnu che "scende" nel mondo attraverso i suoi avatar, Shiva è nel mondo, nella natura, negli animali, nella sete stessa di vita propria di ogni essere vivente.Shiva Nilkantha

 

In quanto signore della natura e degli animali, è un guaritore, anzi, il guaritore supremo (Nilkantha): la sua gola è blu poiché egli ha ingerito il veleno che rappresenta la volontà di morte di tutte le creature. E’ la divinità più ricca di sfaccettature ed il più antico degli dèi. Ha 1008 nomi.

 

Shiva Nataraja

 

Come Nataraja, il danzatore cosmico simboleggia la distruzione del mondo e la liberazione delle anime. Rappresentato con 4 braccia, i suoi attributi caratteristici sono il tamburo e il fuoco (il tamburo simbolo dell’inizio della parola e della creazione e il fuoco simbolo della distruzione), la mano sinistra compie il gesto dell’elefante mentre la destra esprime il gesto della promessa di protezione, con un piede calpesta il demone nano liberando l’umanità dall’ignoranza e dai legami dell’esistenza, mentre l’altra gamba è sollevata per indicare la salvezza, il dinamismo della danza è sottolineato dai capelli agitati nella danza e dal fazzoletto fluttuante che egli ha sul fianco, dalla base del loto fuoriesce un arco di fuoco che corrisponde alla sacra sillaba AUM della creazione.

 


Ma la raffigurazione più diffusa di Shiva è quella di un asceta (Mahayogin) vestito solo con un piccolo panno di pelle di elefante e con al collo di colore azzurro scuro una catena di teschi umani, il corpo è imbrattato di cenere e i capelli intrecciati alla maniera del penitente, attorno al collo un cobra sulle cui cinque teste vi è una falce di luna a mò di corona (diversamente da Visnu che porta una corona regale e da Brama la cui corona non reca alcun emblema), attraverso i suoi capelli scorre il Gange e sulla fronte brilla il terzo occhio, siede su una pelle di tigre in meditazione. Lui, il fondatore dello yoga è l’espressione dell’asceta o del mendicante.

Shiva Mahayogin

Shiva e Parvati

 

Ma è anche il grande dio della procreazione, lui e la sua sposa Parvati si fondono in un amplesso d’amore in un corpo unico, finalizzato non alla procreazione ma all’estasi. Egli viene venerato sotto il simbolo del fallo (Linga) mentre la sua consorte è simboleggiata dalla vulva (Yoni). Gli attributi caratteristici di Shiva del nord dell’India sono il tridente e il cobra, mentre quelli di Shiva del sud sono l’ascia e l’antilope. Le mani di quasi tutte le raffigurazioni di Shiva, che non reggono attributi, mostrano i gesti della promessa di protezione o dell’esaudimento del desiderio.

 


Figure femminili associate a Shiva sono: Parvati, Durga e Kali.

Parvati

 

Parvati è al figura benevola, moglie di Shiva, sta al suo fianco o è seduta sulle sue ginocchia. Raffigurata per lo più con due braccia, in una mano tiene il fiore di loto o esprime il gesto del fiore di loto e l’altro braccio in lola-hasta pende sciolto lungo il fianco senza toccarlo, in piedi su una base di loto o seduta sulla pedana in postura giocosa.

 

 

Durga

 

Durga è “la poco accessibile”, la più potente delle dee che raccoglie in sé le forze di tutti i veleni e protegge gli uomini dalle aggressioni dei demoni. Fra i principali attributi: il disco e la conchiglia del dio Vishnu oltre le molte armi fornitele da Shiva, porta le decorazioni di Shiva e la stessa corona e sovente è rappresentata con tre occhi, il suo animale è il leone.

 

 

Kali

 

Kali “la nera”, personifica il tempo ed è la distruttrice del tempo (kala). Con sguardo selvaggio, armata di spada e cappio, adorna di una catena di teschi, nuda e smagrita, di bruttezza estrema, con una bocca spalancata e con la lingua di fuori, con occhi rossi, riempì il mondo con il suo urlo e fece tremare i demoni.

 


Il mito popolare considera due divinità figlie di Shiva, il dio Ganesha dalla testa di elefante e Skanda, il dio della guerra. Ganesha o Ganapati è la più popolare fra tutte le divinità, è il dio della saggezza che rimuove ogni genere di ostacoli. Lo si riconosce dal ratto e dal leone che lo accompagnano, di solito ha quattro braccia, i suoi attributi sono il cappio e il bastone a punta. Skanda è il più giovane figlio di Shiva, suo attributo è il gallo.

GaneshaSkanda

L’induismo, pur mantenendo un’unità originaria, si è frammentato in varie sette o scuole che si indirizzano verso l’adorazione di una divinità piuttosto che di un’altra: gli Shivaiti devoti di Shiva, i Vaishnava fedeli di Visnu, i Krishnaiti adoratori di Krishna, i Ganapa del dio Ganesha, gli Shakta della dea Shakti…

Il Tantrismo

ll Tantrismo con i Tantra (testi redatti nel VI sec. d.C.) s’inserisce nel pensiero filosofico indiano come protesta popolare da una parte contro il rigido dogmatismo dei sacerdoti brahmanici e dall’altra contro l’eccessiva speculazione teorica-filosofica dei testi upanishadici. E’ la rivalutazione del corpo che dà luogo ad una disciplina non più elitaria ma destinata a tutti. Il mondo materiale non viene più visto come impedimento all’evoluzione spirituale ma integrato nella realtà fenomenica. I PanchaMakara o 5 M o 5 azioni espresse in metafora (madya-vino, mamsa-carne, matsya-pesce, mudra-cereali tostati, maithuna-pratiche sessuali) che per i vedanti rappresentano la caduta dell’uomo, per i tantrici ne costituiscono la liberazione. Il tantrismo esalta gli istinti primari e l’energia sessuale che è la più potente in natura (la quale se portata in alto può trasformarsi in forza spirituale), rivaluta la figura femminile con il culto della Grande Madre e si propone come scopo di risvegliare la Kundalini (la forza evolutiva dormiente presente in ogni essere umano) attraverso le due correnti: la via della mano sinistra (Vamana Marga) e la via della mano destra (Dakshina Marga). La prima, solo per pochi, s’incentra sulla pratica del maithuna, l’accoppiamento sessuale attraverso la ritenzione del seme che consente il risveglio dell’energia kundalini dormiente alla base della spina dorsale in muladhara chakra ed il suo innalzamento nella zona del cuore in anahata chakra. La seconda, quella più largamente diffusa, è seguita nelle Scuole di Yoga, principalmente l’Hatha yoga, che s’incentrano su pratiche yoga più ascetiche che consentono la sublimazione dell’energia kundalini nei centri superiori del cervello in sahasrara chakra.

Le Scuole Eterodosse

Le Scuole Filosofiche Eterodosse, diversamente dalle Scuole filosofiche ortodosse (i 6 Darshana vedici), non riconoscono l’autorità dei Veda. Sono le due correnti del Jainismo e Buddhismo.

Il
Jainismo è basato sugli insegnamenti di Mahavira (559-527 a. C.), contemporaneo di Siddhartha Gautama il Buddha; come lui figlio di un raja, decise di ritirarsi per meditare sulla natura dell’anima, raggiungendo il Nirvana, pare, con vent’anni di anticipo sul Buddha. Il Jainismo s’incentra sul principio della non-violenza (ahimsa) nel rispetto assoluto di ogni essere vivente. Arriva a seguire una forma estrema di vegetarianismo che esclude anche molti vegetali e persino l'acqua viene filtrata al fine di non ingerire involontariamente piccoli organismi che ancorerebbero l’anima ancora ai vincoli della materia. “Vivi e lascia vivere. Ama tutti. Servi tutti” questa è la proposizione dottrinale jainista più importante.

 

Il Buddhismo, basato sugli insegnamenti di Gautama il Buddha “il Risvegliato, l’Illuminato” (563-486 a. C.), si suddivide nelle tre grandi scuole: Hinayana, Mahayana e Vajrayana.
Hinayana significa “piccolo veicolo”. Il canone buddhistico hinayanico è il tre pitaka (tre canestri): vinaya pitaka (canestro della disciplina monastica), sutta pitaka (canestro dei discorsi), abhidhamma pitaka (canestro dei dogmi). Qui sono contenute le basi del buddismo, in larga parte valide anche per il Mahayana e per il Tantrismo. L’ideale di vita è esclusivamente monastico. Arhat è la figura del santo perfetto che tende al completo distacco dal mondo e dagli altri per immergersi nel nirvana (liberazione).
Mahayana significa “grande veicolo”. Corrente del buddhismo staccatasi dalla hinayana intorno al I a.C. Tra i grandi Maestri del Mahayana spiccano Nagarjuna, Vasu Bandhu. Il movimento laico del Mahayana prese le mosse dalla necessità di riformulare le verità per adeguarli ad una realtà sociale di un’India che si stava evolvendo. Al modello di vita di Arhat hinayana monastico costituito dalla figura del monaco si sostituisce l’ideale del bodhisattva, l’illuminato in vita. E’ un laico questo che ha raggiunto la pienezza della vita con passione ed è persino disposto a rimandare la propria conquista per amore degli altri. Il suo sforzo rivolto alla vera natura della realtà, che è pura coscienza, lo fa passare alla conquista delle 10 perfezioni (palamita): generosità, moralità, capacità di sopportazione, energia spirituale, meditazione, saggezza, devozione, potere sulle cose, conoscenza.. Con il Mahayana anche la fede nel divino acquista più peso tanto che si divinizzano le figure di tutti i buddha, di cui lo stesso Buddha storico è considerato l’incarnazione principale.
Vajrayana “significa “veicolo del diamante”. Da questa scuola nascono testi stupendi: il Libro tibetano dei morti, Il mistero del fiore d’oro, il Tantra (sia nella versione tibeto-buddhista sia nella versione induista). Il Vajrayana o Buddhismo tantrico detto anche Mantrayana (veicolo delle formule rituali) o Tantrayana (veicolo dei libri antichi) si è sviluppato in epoca molto posteriore, al sec. VII d. C. si estese ancor fuori dell’India. Contrariamente al buddhismo hinayana dei monaci, a quello mahayana aperto a tutti, il tantrismo era delle sette segrete, esoterico, ristretto a poche cerchia di iniziati guidati da maestri spirituali. Essi praticavano il culto del Buddha concepito metafisicamente come colui che si manifesta nei vari buddha, nei bodhisattva, nelle divinità e nelle forze del cosmo, ma venerarono altresì figure femminile come la prajnaparamita ed altre. Con tali divinità si introdusse nel buddhismo la mistica erotica come mezzo per raggiungere la perfezione.

Vento d'Oriente, Centro Yoga Roma
 
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