Logo Centro Yoga Vento d'Oriente
                     
Home page Vento d'Oriente
Chi siamo
Cosa facciamo
Rubriche
Testi di Yoga, Reiki e Ayurveda
Posizioni Yoga
Links
Orari e costi dei corsi di Yoga
News
Dove siamo
Contatti
                     
                     

glossario yoga

Glossario Yoga
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z

A

A
Prima lettera della sacra sillaba om (Aum); rappresenta la totalità dell’esistenza nel suo stato di manifestazione grossolano.
Abhyasa (m)
Pratica, azione, tecnica; la ripetizione costante di uno sforzo; pratica di un metodo o di una particolare disciplina; la ripetizione vibrante che conduce alla penetrazione coscienziale.
Acarya (m)
Istruttore spirituale; colui che ha compreso l’insegnamento e lo vive; Maestro brahmanico, guru.
Aditi (n)
L’Infinito; la Sconfinata, generatrice delle sette principali Divinità vediche: Veruna, Mitra, Aryaman, Bhaga, Daksa, Amsa, Surya.
Advaita
Non Dualità; Unità assoluta; Insegnamento che tutto è manifestazione della Coscienza.
Agama (m)
“Ciò che è stato tramandato”, “tradizione”. In particolare indica i testi sacri, Sivagama, dello Shivaismo.
Agni (m)
Il fuoco, il Fuoco sacrificale; la Divinità vedica del Fuoco; il Fuoco sacro evocato tramite l’ascesi (tapas) e la disciplina (sadhana).
Ahamkara
L'ego o il senso dell’io.
Ahimsa (f)
Non violenza: una delle virtù essenziali per accedere alla conoscenza (jnana); comportamento di colui che avendo realizzato l’unità della Vita si astiene spontaneamente da ogni atto o pensiero suscettibili di nuocere a un essere vivente; una delle “proibizioni” (yama) del Rajayoga di Patanjali e precetto fondamentale del Buddismo e Jainismo.
Ajapa (pp)
Il pranava (la sacra sillaba Om) interiore, avvertibile per mezzo del japa (la ripetizione di un mantra); il suono interiore dell’Om, il suono primordiale, la vibrazione vitale che permea l’universo, che si fa evidente con la pratica spirituale.
Ajna (a)
Ignorante, privo di conoscenza.
Ajnacakra (n)
Uno dei sette cakra (lett. "cerchio") o centri sottili esprimenti determinati stati della coscienza, e precisamente quello che è rappresentato al centro tra le sopracciglia e ha Om come bijamantra. E’ il centro della percezione divina o visione spirituale. Lo stato di coscienza del jiva che può determinarsi nel mondo della maya (secondo il metodo di interpretazione nirukta: a+ajna) oppure risolversi nella pura Realtà-atman con la realizzazione della Conoscenza (nirukta: a+jna). Rappresenta così la duplice possibilità (loto con due petali) della coscienza del jiva, cioè la determinazione individuale e la dispersione molteplice (gli altri cakra) oppure la dilatazione nell’universale.
Akara (a)
Colui che assume la forma di qualcosa, ciò che si identifica fino a fondersi con qualcosa. Si riferisce generalmente all’intelletto il quale assume la forma dell’oggetto e anche del soggetto della conoscenza.
Akasa (m, n)
Lo "spazio", l’etere universale che pervade l’intero universo; la possibilità di espressione esistenziale; il luminoso; il primo dei cinque elementi (bhuta), la sua caratteristica è sabda (suono).
Aksara (a)
Indissolubile, indistruttibile, imperituro. Questa parola designa la sillaba sacra Om.
Amrita (n)
L’immortalità, il mondo immortale dell’Essere; l’ambrosia degli Dei; il nettare della Conoscenza capace di concedere l’immortalità a colui che se ne nutre.
Anahatacakra (n)
Uno dei sette cakra, quello simbolicamente situato nella regione del cuore. E’ la sede del jivatman nel suo corpo sottile. Costituisce il "centro di simmetria" dei cakra legati al jiva nella sua espressione individuata ed è il "luogo" donde emana la consapevolezza di essere. Anche hrdayacakra.
Ananda (m)
Beatitudine assoluta, pura felicità, gioia senza oggetti; condizione inerente all’essere consapevole della pienezza del proprio Essere. Spesso usato nei nomi monastici.
Anandamaya (a)
Costituito o fatto (maya) di beatitudine (ananda).
Annamaya (a)
Costituito o fatto (maya) di cibo (anna).
Antahkarana (n)
L’organo interno, la “mente” nella sua totale estensione e nelle sue diverse modificazioni (vrtti) o funzioni e cioè: buddhi (intelletto, percezione intuitiva o discernimento immediato), ahamkara (senso dell’io), citta (memoria proiettiva, deposito delle tendenze o predisposizioni subconscie), manas (mente empirica selettiva).
Apana (m)
Uno dei cinque soffi vitali (prana). E’ il soffio discendente che sovrintende la parte che va dal plesso solare ai piedi; presiede alle funzioni escretive e al parto.
Aparigraha (m)
Non possessività, una delle “proibizioni” (yama) dello Yogasutra di Patanjali.
Ara (m)
Raggio di una ruota; le linee di forza che partono dal Principio.
Arjuna (a)
Bianco, puro, immacolato.
Arjuna (m)
Nome del protagonista del dialogo realizzativi esposto nella Bagavadgita e nelle altre Gita e che, simboleggiante il jiva, dialoga con Krsna il quale rappresenta il Sé. Simboleggia anche l’intelletto nella sua funzione di “discepolo” alla Conoscenza-vidya.
Aruna (m)
Il colore rosso; l’aurora; la Divinità del mattino.
Arunacala (m)
La montagna rossa, nome di una sacra montagna associata a Shiva.
Asana (n)
Posizione, positura dell’Hathayoga; terzo passo o mezzo (anga) del Rajayoga di Patanjali. L’asana, di là dall’atteggiamento esteriore e corporeo, sottintende uno stato mentale caratterizzato da equilibrio, stabilità, attenzione: perciò più sottile che fisico.
Asato ma sad gamaya, tamaso ma jyotir gamaya, mrtyor mamrtam gamaya
“Dall’irreale conducimi al Reale; dalle tenebre conducimi alla Luce; dalla morte conducimi all’Immortalità” (Brhadaranyaka Upanisad: I, III, 27).
Asram (n), anche Ashram
Luogo adatto al ritiro e alla meditazione dove, sotto la direzione di un Istruttore , o guru, i discepoli si riuniscono per vivere una disciplina spirituale.
Asrama (m)
Eremo; stadio di vita; i quattro stadi di vita della società tradizionale indù: celibato e studio (brahmacarya), responsabilità familiare e sociale (grhastya), anacoresi (vanaprasthya), rinuncia totale (samnyasa); gli stati di coscienza che determinano le corrispondenti condizioni di esistenza; uno dei dieci ordini monastici (dasanamin) fondati da Sankara.
Astanga (a)
Ottuplice, avente otto parti.
Astangayoga (m)
Gli otto mezzi (anga) o passi dello Yoga.
Asteya (n)
Non appropriazione, una delle proibizioni (yama) nel Rajayoga di Patanjali.
Asura (m)
Geni di ordine inferiore, spiriti delle tenebre assimilabili alla disarmonia; demoni. Si oppongono ai deva, spiriti della luce.
Atman (m)
Il Sé, lo Spirito, la pura Coscienza. L’atman è l’Assoluto in noi, completamente fuori del tempo-spazio-causa e, in quanto tale, è identico al Brahman, Assoluto in sé. Con la sua sola presenza l’atman dà vita a tutto e tutto si riassorbe nell’atman.
Aum (m)
La sacra sillaba Om (omkara) scomposta nei suoi elementi costitutivi: a, u, m; la base di tutti i suoni; la parola universale simbolo di Dio. L'Aum dei Veda divenne l’Hum dei tibetani, l’Amin dei musulmani e l’Amen per gli egizi, i greci, i romani, gli ebrei e i cristiani.
Avastatraya (n)
I tre stati: veglia-grossolano (Virat), sogno-sottile (Hiranyagarbha), sonno profondo-causale (Isvara) sui quali il Vedanta conduce la sua investigazione –discriminazione (viveka) seguita dal distacco (vairagya) o trascendenza onde pervenire allo svelamento della Realtà ultima o Quarto (Turya).
Avatara (n)
La "discesa" del Divino in forma umana, incarnazione di un Principio per ristabilire il Dharma.
Avidya (f)
Non conoscenza, ignoranza metafisica; ignoranza che verte sulla Realtà o noumeno, ovvero sulla natura dell’Essere. E’ l’aspetto individualizzato dell’Ignoranza cosmica universale o maya. E’ l’avidya che genera l’illusione dell’esistenza separata: essa non è dunque opposta bensì sovrapposta alla vidya o conoscenza della Realtà.
Ayur Veda
Scienza medica; è una scienza tradizionale che nella cura delle malattie agli inizi si basava essenzialmente sull’impiego di elementi naturali: acqua, erbe e minerali. L’origine dell’Ayur Veda va ricercata nell’Atharva veda riconosciuto come la base della medicina indù.

torna a inizio pagina

b

Badarayana
Secondo la tradizione è il codificatore del darsana Vedanta e l’autore del Bramasutra o Vedantasutra; sovente è identificato a Vyasa.
Bandha (m)
Appoggio, connessione, legame, relazione; schiavitù dovuta all’ignoranza della propria natura di Essere infinito.
Bhagavadgita
“Il Canto del Beato”. Si ritrova nel sesto libro del Mahabharata, la grande epopea indiana attribuita al leggendario Vyasa. E’ un’opera poetica e filosofica che viene fatta risalire al V secolo a. C.; insieme alle Upanisad classiche e al Brahmasutra costituisce la Triplice Scienza (Prasthanatraya) del Vedanta. La scena in cui si svolgono gli episodi della Bagavadgita è il campo Kuruksetra, il campo di battaglia in cui si svolge l’epilogo della guerra dei Kaurava contro i cugini, i Pandava. L’incidente della guerra è solo un pretesto per offrire a Krsna l’opportunità di prospettare ad Arjuna un dialogo realizzativi e iniziatico basato sull’insegnamento dei Veda. La Bagavadgita contempla la metafisica e l’etica: è Scienza del reale (brahamavidya) e pratica yoga (yogasastra); concilia la conoscenza (jnana) e l’azione (karma), l’insegnamento upanishadico riguardo al Brahman trascendente, la bakti del movimento Bhagavata e la concentrazione logica. Per la sua potenza espressiva e per il suo prodigioso insegnamento viene considerata una Upanisad.
Bhagavan (m, a)
Il Signore, il Beato, il Saggio, termine con il quale si riferisce al Signore; glorioso, illustre; divino, santo, venerabile: Epiteto riferito alle Divinità, ai santi o a personaggi rispettabili.
Bhairava (a, m)
“Il terrifico”, nome di Siva nel suo aspetto di trasformatore e quindi il distruttore della forma.
Bhajana o Bahajan (n)
Adorazione, devozione; omaggio riverente; canto devozionale in lode del Signore.
Bhakti (f)
Devozione ardente, amore per il Divino; fede, costanza e attaccamento alla Divinità sotto qualsiasi condizione; assenza di egotismo; la via dell’amore, della devozione, dell’abbandono, della dedizione alla Divinità.
Bhavana (n)
Venuta all’esistenza; manifestazione.
Bhavani (f)
Colei che dà la vita; altro nome di Parvati.
Bedha (m)
Differenziazione, distinzione, molteplicità. Secondo il Samkhya la pluralità formale della prakriti.
Bhuh bhuvah svah
La triplice formula sacra (vyahrti) indicante consecutivamente la terra, l’atmosfera e il cielo; triplice invocazione pronunciata nel corso dei riti vedici e che si riferisce ai tre mondi: terrestre, intermedio e celeste. Queste tre parole compongono la mahavyahrti.
Bhuta (n)
L’esistente, sostanza componente o costituente, elemento primordiale. Con questo termine si designano gli elementi primi della natura di cui, secondo la concezione vedantica, è costituita la manifestazione universale nel suo aspetto formale sottile e grossolano.
Bija (n)
Seme, germe, causa prima; contenuto coscienziale.
Bijamantra (m)
Suono-seme principiale; mantra, o sillaba mistica, associato a ciascuno dei cakra.
Bindu (n)
Punto, cerchio. E’ simbolo della condizione germinale o principale, quindi dell’unità indifferenziata.
Bodhi (m)
Pensiero illuminato, perfetta illuminazione, integrale risveglio alla coscienza; Conoscenza pura.
Bodhisattva (m)
Lett. "colui la cui natura è pura Conoscenza". Per il Buddhismo è l’essere risvegliato e realizzato che, rinunciando al nirvana, si consacra al risveglio delle anime non liberate.
Brahma (m)
Uno dei tre aspetti della Trimurti indù, ossia della triplice forma con cui si manifesta l’Essere qualificato, Brahman saguna (saguna: con attributi) o Isvara, e corrisponde precisamente all’aspetto creatore, aspetto costruttivo dell’intero mondo dei nomi e delle forme. E’ il principio manifestante dell’Universo, in relazione a quello conservatore (Visnu) e quello trasformatore (Siva).
Brahmacarya (n)
Il primo dei quattro stadi di vita tradizionale, quello del celibato e dello studente; continenza, l’astenersi da qualsiasi godimento sensoriale; padronanza perfetta dei sensi; condotta improntata alla consapevolezza brahmanica; uno degli yama nel Rajayoga di Patanjali.
Brahman o Brahma (n)
La Realtà assoluta, l’Assoluto in sé. L’Uno-senza-secondo. Brahman è l’Essere non qualificato (nirguna), il mondo è lo sviluppo di una delle sue infinite possibilità di qualificazione. In quanto Assoluto, Brahma non differisce dall’atman, che è l’Assoluto nell’essere, sì che la totale e definitiva liberazione può compiersi solo nella piena consapevolezza dell’identità (aikya) tra atman e Brahman.
Brahmarandhra (n)
La fessura di Brahman, sutura sagittale del cranio attraverso cui il jivatman si congiunge con il Brahman, oppure la kundalinisakti si reintegra con Siva. Corrisponde al Sahasraracakra.
Buddha (pp)
Risvegliato, appellativo attribuito a colui che si è "risvegliato" o "illuminato". Secondo la Dottrina buddista vi sono stati e vi saranno dei Buddha; tra questi va menzionato il Gautama, il fondatore storico del Buddhismo.
Buddhi (f)
Intelletto superiore, intuizione, intelligenza; una delle quattro facoltà dell’organo interno (antahkarana), quella dell’intuizione discriminativa; la parte più sottile e pura dell’organo interno.
Buddhimayakosa (m)
Involucro fatto di intelletto; la guaina del Sé che è costituita di pura Intelligenza e avvolge direttamente l’involucro della beatitudine.

torna a inizio pagina

c

Caitanya
Fondatore di una delle quattro principali correnti Vaisnava e grande devoto del Signore. Fu ritenuto un’incarnazione di Krsna.
Cakra (n) o Chakra
Ruota, cerchio, centro, plesso. Nello yoga, i sette centri occulti di vita e coscienza nella spina dorsale e nel cervello, che animano i corpi fisico e astrale dell'uomo. Questi centri sono chiamati chakra ("ruote"), perché l'energia concentrata in ciascuno di essi è quale si irradiano raggi di luce ed energia vitali. L’anatomia e la fisiologia indù riconoscono sette cakra principali situati lungo la colonna vertebrale, dal coccige fino al sommo della testa. Corrispondono a centri di gravità della coscienza e delle sue determinazioni nell’ambito dell’individualità. Lo yogi ne prende coscienza nella sua meditazione e perviene a situarli esattamente. Sono rappresentati sotto forma di loti (padma) che l’ascesa di kundalini colora, anima e dischiude. Ogni cakra è in stretta corrispondenza con certe funzioni fisiche, mentali, vitali e spirituali ed esprime un determinato stato di coscienza. I cakra rappresentano determinazioni della energia-consapevolezza o sakti; questa giace, virtualmente "arrotolata" (kundalini), alla base della colonna vertebrale, nell’ultimo cakra (muladhara), assopita ma pronta a destarsi come un serpente. Lo yoga in generale tende a reintegrare tali determinazioni, di per sé limitanti, nella pura Coscienza (Siva) la quale è priva di limite e di forma, cioè infinita. La conoscenza e la sperimentazione delle funzioni specifiche dei cakra rivestono pertanto un’importanza fondamentale, sempre che siano ottenute sotto una sapiente ed esperta guida.
Candra (a, m)
Risplendente come oro; rilucente; la luna; la sfera della luna.
Citta (a, n)
La sostanza mentale in cui si condensa la pura Coscienza-cit; il pensiero individuale e formale; facoltà che dà "forma" alle idee e le associa tra loro; una delle quattro facoltà dell’organo interno o antahkarana: è il ricettacolo di tutti i ricordi o impressioni (vasana) e di tutte le tendenze o semi mentali (samskara).
Cittavrttinirodhah
“La sospensione delle modificazioni della mente” che Patanjali identifica con lo Yoga stesso.

torna a inizio pagina

d

Darsana (n)
Visione benefica di un Saggio, l’occasione in cui si può contemplare un Saggio. Punto di vista, veduta, prospettiva.Il termine si applica in particolare alle sei scuole ortodosse della filosofia indù: Samkhya, Yoga, Vaisesika, Nyaya, Purva Mimansa e Uttara Mimansa o Vedanta, considerate con come “sistemi” bensì come “punti di vista” su una sola e unica Dottrina contenuta nei Veda. In quanto in accordo con il loro Principio vedico, essi non possono contraddirsi, mentre si completano e si chiariscono a vicenda.
Dasendrya (n)
I dieci sensi, vale a dire i cinque karmendriya (organi di azione ) e i cinque jnanendriya (organi di percezione).
Deva (m)
Colui che risplende; essere angelico, divinità; princìpi funzionali nell’ambito dell’individualità grossolana e sottile.
Devaloka (m)
I mondi degli Dei, sfere superiori di esistenza, e quindi di conoscenza; condizioni superumane acquisite con le azioni virtuose, ma comunque limitate e relative; mondo dei princìpi secondi dell’Essere.
Devavani (f)
La voce divina.
Devi (f)
La Madre divina; una Dea; un termine di rispetto che viene applicato al nome di una signora.
Dhamma (m)
Termine pali equivalente al sanscrito dharma.
Dhammapada
“Il sentiero del Dharma”, titolo di un’opera fondamentale del Buddismo.
Dhanvantari
Nome di un Rsi che per primo si dedicò all’applicazione della scienza medica ed al quale viene attribuita la compilazione dell’Ayur Veda; il medico degli Dei: si dice che sia emerso dal rimestamento dell’Oceano tenendo nelle proprie mani una coppa di amrta, la bevanda che dona l’immortalità.
Dharana (f)
Concentrazione; accentramento dell’attenzione e della consapevolezza su un solo punto od oggetto della mente. E’ il sesto passo del Rajayoga di Patanjali che prelude e prepara alla meditazione (dhyana) vera e propria.
Dharma (m)
Questa parola deriva dalla radice dhr, che significa sostenere, preservare, "indossare", e nel suo significato più generale, designa un "modo di essere"; vale a dire, la natura essenziale di un essere. Dharma corrisponde perciò all’Equilibrio universale, Equilibrio-Armonia, quindi dovere-giustizia. Il Dharma universale comprende quello individuale, e questo è parte integrante di quello. Nel senso metafisico il Dharma rappresenta ciò attraverso cui si manifesta l’Armonia quale espressione dell’Unità dell’Essere. Il Dharma fondamentale dell’uomo è la presa di coscienza pratica della propria Natura divina, che permea tutti gli esseri.
Dathu (m)
La sostanza, l’elemento essenziale, la radice; le sette sostanze secondarie che compongono il corpo: carne, midollo, ossa, pelle, sangue, grasso, sperma; il “seme” o la radice morfologica o concettuale.
Dhyana (n)
Meditazione. E’ il settimo passo del Rajayoga di Patanjali nel quale la concentrazione (dharana), ancora discontinua e superficiale, cede il posto al flusso costante e continuo della consapevolezza verso l’oggetto di meditazione. Dhyana prepara il samadhi o contemplazione nel quale v’è completa fusione con l’oggetto.
Diksa (f)
Iniziazione, consacrazione.
Dosa (m)
Errore, offesa; lo squilibrio dei tre umori del corpo umano (tridosa).
Durga
“Colei che difficilmente si può avvicinare”, altro nome della Sakti o Energia divina di Siva, conosciuta anche come Bhavani, Kali, Parvati, Sati, Uma.

torna a inizio pagina

g

Ganesa
Uno dei due figli di Siva e Uma generato da Uma senza il concorso di Siva. Colui che rimuove gli ostacoli sul cammino spirituale; è la divinità dalla testa di elefante protettrice di ogni impresa e simbolo dell’attività intelligente. Viene invocato all’inizio di ogni rito e pratica religiosa.
Ganga (f)
“Dal rapido corso”; il Gange, il sacro fiume dell’India che nasce dall’Himalaya (dalla Gangotri) a 5000 metri di altezza e scorre a Nord dell’India sfociando nel Golfo del Bengala.
Garuda
Il mitico re degli uccelli. E’ il veicolo di Visnu o Krsna.
Gaudapada
Maestro del Vedanta Advaita di cui è stato il primo codificatore. Maestro spirituale di Sankara.
Gauri (f)
Madre divina, la Splendente; un nome di Parvati.
Gautama o Gotama
Il nome del Buddha.
Gayatri (f)
Nome di un celebre verso del Rg Veda; la Divinità che presiede all’intelletto e all’intuizione.
Gayatrimantra (m)
Il sacro verso del Rg Veda (III, 62, 10) ripetuto dai brahmana nelle loro invocazioni: “Aum Bhuh bhuvah svah tat savitur varenyam bhargo devasya dhimahi dhiyo yo nah pracodayat: meditiamo sullo splendore di quell’Essere divino (origine dei tre mondi). Possa Egli dirigere sul sentiero della Verità i raggi del nostro intelletto”. La Gayatri è divisa in tre parti in cui la prima è costituita dal pranava e dai mahavyahrti (sacre sillabe): aum bhuh bhuvah svah. Il cantore contempla la gloria della Luce che illumina i tre mondi o regioni d’esperienza. La seconda parte rappresenta la Gloria, lo Splendore e la Grazia che emanano da quella Luce: tat savitur varenyam bhargo devasya dhimahi. La terza parte è una preghiera per la liberazione finale per mezzo del risveglio dell’intelligenza innata che come luce pervade l’universo: dhiyo yo nah pracodayat. E’ un’invocazione universale che non richiede misericordia o perdono ma un chiaro intelletto, così che la Verità possa esservi riflessa senza distorsioni o deformazioni.
Gherandasamhita
“La raccolta di Gherandha. E’ un trattato di Hathayoga. Assieme alla Sivasamhita e alla Hathayogapradipika è uno dei più importanti trattati per la conoscenza dell’Hathayoga.
Gita (f)
Canto; nome dato ad alcuni scritti sacri. Si compone di due sillabe, gi e ta, stando la prima per "sacrificio" e la seconda per "spiritualità". Pertanto la Gita insegna tanto il sacrificio quanto la vera natura dell’anima e il modo di realizzare il Divino nell’uomo.
Gopala (m)
Guardiano, protettore, pastore; epiteto di Krsna. E’ anche simbolo dei sensi che vagano nel mondo esterno e Gopala è il Signore che controlla e guida i sensi.
Guna (m)
Filo, corda; qualità costitutiva, attributo, caratteristica. I guna sono alla base della manifestazione, sia nel piano orizzontale degli "effetti" sia nella gerarchia verticale delle cause. I guna sono tre, complementari e correlati reciprocamente: sattva (equilibrio), rajas (attività) e tamas (passività).
Guru (m)
Quando un devoto è pronto a cercare seriamente Dio, il Signore gli manda un Guru. Attraverso la saggezza, l'intelligenza, l'autorealizzazione e gli insegnamenti di un tale Maestro, il discepolo è in grado di esaudire il desiderio della sua anima per la manna della percezione di Dio. Un tale Guru, inaricato da Dio d'aiutare i ricercatori sinceri in risposta al profondo appello della loro anima, non è un comune maestro, ma un veicolo umano di cui Dio usa il corpo, il linguaggio, la mente e la spiritualità come canali attraverso i quali Egli attira e guida le naime sperdute verso il ritorno alla loro casa d'immortalità. Un Guru è una incarnazione vivente della verità delle Scirtture. E' un agente di salvezza mandato da Dio in risposta alla domanda del devoto d'essere liberato dalla shiavitù della materia; Maestro spirituale; precettore colui che elimina l’ignoranza: gu significa oscurità o ignoranza, e ru sta per rimozione; ogni persona venerabile e rispettabile; colui che compie cerimonie purificatrici e istruisce nei Veda.
Guru (a)
Pesante, gravoso; grande; lungo; esteso; importante.
Gurudeva (n)
Titolo onorifico dato a un Maestro spirituale.
Gurupurnima (f)
Il giorno della luna piena del mese di asadha (giugno-luglio) dedicato alla festa del guru. E’ il giorno in cui Narada coi suoi insegnamenti rimosse ogni dubbio dalla mente di Vyasa.
Guruseva (f)
Il servizio disinteressato reso dal discepolo al guru senza alcun movente che l’amore.

torna a inizio pagina

h

Ham
Il suono-seme (bija-mantra) del Visuddhacakra. E’ anche l’abbreviazione di aham (io), che compare in diversi mantra, per esempio: "So ’ham: io sono Quello", mantra di identificazione coscienziale del jiva con il Brahman.
Hamsa (m)
Il Cigno simbolico, veicolo di Brahma, che cova l’Uovo del Mondo. Simboleggia anche i due aspetti dell’inspirazione (ham, l’essere individuato) e dell’espirazione (sa, Quello, l’Essere assoluto) che caratterizzano il ciclo vitale ed esistenziale di ogni ente, ovvero l’emergenza della forma e la sua soluzione nell’Essenza.
Ham-sah
Mantra sacro, altra forma per "So ham".
Hanuman
Uno dei devoti più fedeli, umili e coraggiosi dell’avatara Rama. E’ rappresentato come una scimmia di forza e valore straordinari.
Hara
Nome attribuito a Siva e che significa "colui che porta via"; il Trasformatore.
Hathayoga (m)
Lo yoga che ha per meta l’armonizzazione e il dominio del corpo trasformandolo in tempio dello spirito. L’espressione hathayoga, "yoga violento", si riferisce ad un insieme di posizioni e purificazioni corporee, di tecniche di controllo del soffio vitale e stimolazione delle energie latenti nell’uomo. Lo Hathayoga prende il corpo e le funzioni vitali come strumenti di perfezione di realizzazione.
Hathayogapradipika
"La lucerna dello Hathayoga". E' un trattato che descrive le varie posizioni (asana), le tecniche di controllo del soffio vitale (pranayama) e un'esposizione dei metodi per provocare il risveglio della kundalini.
Himalaya (m)
La dimora delle nevi, nevi perenni; la regione montuosa che si estende lungo i confini settentrionali dell'India. E’ considerata la dimora degli Dei e in essa è situato anche il mitico monte Meru che rappresentava l'axis mundi, l'origine dell'energia della terra. Anche Himagiri.
Hinayana
Il “Piccolo Veicolo”, una delle due maggiori correnti del Buddismo. L’altra scuola è denominata Mahayana o “Grande Veicolo”. Hinayana meglio Theravada è il sentiero degli Anziani aderente alla piena formulazione della Dottrina del Buddha. Mentre il Mhayana è la Dottrina formulata posteriormente e che ha inglobato spunti dottrinari eterogenei, non escluso lo stesso Cristianesimo.
Hindi (f)
La lingua derivata dal sanscrito parlata nella valle del Gange.

torna a inizio pagina

i

Ida (f)
Una delle tre nadi principali, situata sul lato sinistra della susumna. E’ simmetrica alla pingala rispetto alla susumna, cioè quella centrale. E’ la corrente pranica in relazione con la luna mentre pingala lo è col sole.
Indra
Il Potente, il Supremo, il Capo degli Dei vedici. Divinità della folgore e della tempesta.
Istadevata (f)
La Divinità che assorbe la nostra devozione; il Principio immanifesto prescelto per la contemplazione.
Isvara (m)
Personalità divina; rappresenta quello che potremmo definire il Dio-Persona. Isvara è il Signore di maya. E’ Isvara che compendia e sintetizza la Triplice Forma manifestante (Trimurti) nelle sue modalità di creazione (Brahma), conservazione (Visnu) e dissoluzione (Siva) dell’universo come anche di ogni singolo ente o evento.
Isvarapranidhana
L’offerta al Signore del proprio agire, pensare, essere; l’abbandono ad Isvara, uno dei cinque niyama nel Rajayoga di Patanjali.
Itihasa (m)
Lett. “in questo modo (iti) dicono (he) che sia accaduto (hasa): leggenda tradizionale, poemi epici ma non in senso profano. Fanno parte degli Itihasa il Ramayana e il Mahabharata nel quale si trova la Bagavadgita.

torna a inizio pagina

j

Japa (m)
Ripetizione di un bija o mantra; il mormorare un mantra.
Jiva (m)
Essere vivente (jivin), anima individuata. Il jiva è la particola infinitesima di Isvara, ed è solo riconducendosi a Esso che può, infine, risolversi nel Brahman.
Jivanmukta (pp)
Liberato in vita. Colui che è pervenuto alla liberazione (mukyi, moksa) senza abbandonare il corpo grossolano, cioè durante l’esistenza corporea. Colui che, benché dotato di corpo fisico, è riuscito a realizzare la propria identità con l’Assoluto inqualificato.
Jnana (n)
Conoscenza, da jna (conoscere); Conoscenza catartica e liberatrice. Lo jnana è di due tipi: visayajnana, la conoscenza oggettiva del mondo; abhedajnana, la conoscenza integrale dell’identità del Brahaman e del jiva individuale.
Jnanayoga (m)
Lo yoga della Conoscenza. I suoi postulati sono: il discernimento intuitivo (viveka) tra ciò che è reale (Sé-atman) e ciò che non lo è (io empirico, non Sé), e il distacco (vairagya) da ciò che non è reale-costante. La reintegrazione (yoga) nell’Assoluto operata attraverso la Conoscenza –consapevolezza.
Jnanendriya (n)
Organi di conoscenza, facoltà di percezione sensoriale; i cinque sensi.

torna a inizio pagina

k

Kabir
Santo poeta mistico dell’India del Nord. Espresse la sua devozione in poesia e musica.
Kaivalya (n)
Assolutezza, unità assoluta (non dualità); stato di Coscienza priva di dualità. E’ la meta dello Yoga il cui conseguimento coincide con la Realizzazione dell’atman.
Kailasa (m)
Vetta dell’Himalaya; è la montagna sacra per eccellenza dell’Induismo ed è venerata come tale anche dal Buddhismo. Simbolicamente è il vertice supremo dell’essere umano, residenza del Signore.
Kalacakra (n)
La ruota del tempo; ciclo, rivoluzione del tempo.
Kali (f)
Il colore nero o blu scuro; una forma di Durga, la Sakti si Siva, nel suo aspetto trasformatore. Rappresenta il Principio eterno della natura tradizionalmente raffigurata con quattro braccia, eretta sulla forma coricata di Siva.
Kaliyuga (n)
L’era tenebrosa, oscura, chiamata anche l’età del ferro; il quarto dei quattro yuga. L’era attuale il cui inizio è stato determinato dall’avvento dell’avatara Krisna.
Kamala (n)
Il fiore del loto.
Kapha (m)
Uno dei tre umori (tridosa) del corpo, il flemma.
Karma o Karman (n)
Azione, attività, principio di causalità; effetti risultanti da un’azione; rito. Questa parola ha significati diversi; sacrificio, azione rituale, ecc. In special modo significa la serie causale che ci farà raccogliere nel corso delle vite successive il risultato di ciò che abbiamo fatto e pensato. Il karma può considerarsi come "causa ed effetto" dell’azione, tale da coinvolgere e costringere l’essere nel perenne ciclo del divenire (samsara), della trasmigrazione da una condizione di coscienza-esistenza all’altra.
Karmayoga (m)
Lo yoga dell' "azione senza azione", sentiero spirituale che consiste nell’agire in questo mondo senza ricercarne i frutti; il distacco dal godimento del frutto dell’azione. Con il retto e giusto agire e con l’abbandono dei frutti dell’azione l’individuo si trascende.
Karmendriya (n)
Organi di azione, le cinque facoltà che corrispondono alle funzioni esplicate da: voce, mani, piedi, organi di generazione e di escrezione. Sono coordinati dalla mente (manas).
Karuna (f)
Pietà, compassione, una delle virtù da coltivare per la purificazione della mente.
Kevala (a)
Assoluto, incondizionato. Designa l’isolamento della coscienza dalla trasmigrazione, quindi lo stato incondizionato (kaivalya) dell’essere liberato (mukta).
Klesa (m)
Afflizione, sofferenza di carattere esistenziale dovuta all’ignoranza della propria natura di Essere-Coscienza-Beatitudine assoluti (saccidananda). L'avidya è la causa dei klesa.
Kosa (m)
Guscio, involucro, guaina; involucro energetico. Secondo il Vedanta, cinque guaine si sovrappongono al Sé: anandamaya, vijnanamaya o buddhimaya, manomaya, pranamaya, annamaya. I kosa circoscrivono e racchiudono il jivatman ma, nello stesso tempo, sono contenuti e compresi nell’atman sicché ne costituiscono delle modificazioni sovrapposte e come tali ne velano l’essenziale natura di pura Consapevolezza.
Kriya (f)
Azione, attività, atto.
Kriyayoga (m)
Lo yoga dell’azione (karmayoga). Anche preliminari del Rajayoga.
Krsna
Una delle grandi incarnazioni divine; ottavo avatara di Visnu. E’ l’auriga Di Arjuna nella Bagavadgita, rappresenta e simboleggia il Sé impersonale.
Kumbhaka (m)
Lo stato di ritenzione del respiro che può corrispondere ad un arresto (sahitakumbhaka) o a un’estinzione (kevalakumbhaka) del flusso energetico-pranico e di quello delle modificazioni mentali.
Kundalini (f)
Letteralmente "l’arrotolata". Forza serpentina; energia nervosa e psichica posta nel loto alla base della colonna vertebrale e ivi giacente in condizione di virtualità potenziale. Viene risvegliata attraverso lo yoga e portata ad ascendere lungo la susumna sì da attraversare consecutivamente i vari loti-cakra fino a reintegrarsi – in quanto energia-sakti – con il principio purushico che è Siva al sommo del capo. Rappresenta la consapevolezza dell’essere che attraversa i vari stati relativi di coscienza fino a realizzare lo stato supremo o assoluto. Viene eccitata dalla riconduzione al centro delle energie laterali (ida e pingala) alla susumna o dalla reintegrazione delle determinazioni dispersive nel Principio immobile e immutabile.

torna a inizio pagina

l

Laksmi (f)
La Sakti di Siva; la personificazione della prosperità, l'energia di preservazione dell'essere.
Lam
Il suono-seme (bijamantra) del muladharacakra.
Laya (m)
Dissoluzione-trasformazione, fusione, distruzione, assorbimento (pralaya): è correlato all’assorbimento della mente sensoriale o finita nell’infinito.
Layayoga (m)
Lo yoga la cui sadhana consiste nell’assorbimento coscienziale nei singoli centri (padma o cakra), quindi nella loro totale reintegrazione nel Principio di coscienza.
Linga (n)
Il fallo quale simbolo dell’energia creatrice.
Loka (m)
"Mondo", cosmo determinato o sfera di influenza da non considerare in senso strettamente spaziale. Condizione di esistenza determinata dallo stato di coscienza-conoscenza. Vengono normalmente riconosciuti tre mondi (triloka): svarga (il mondo superiore), prthivi (il mondo intermedio) e patala (il mondo inferiore). Un’ulteriore classificazione prevede quattordici mondi, sette superiori (devaloka) e sette inferiori (pataloka).

torna a inizio pagina

m

M
Terza lettera (M-matra) della sacra sillaba Om (Aum); rappresenta la totalità dell’esistenza nello stato immanifesto-causale quale unità di coscienza.
Maha (a)
G rande.
Mahabarata
“La grande India”, antico poema epico (Itihasa) di cui fa parte la Bagavadgita. Il più lungo poema epico della letteratura mondiale composto dal poeta illuminato Vyasa.
Mahabhuta (n)
Elementi primi della natura a livello grossolano o fisico-denso: etere, aria, fuoco, acqua, terra.
Mahadeva (m)
G rande Divinità; appellativo di Siva.
Mahadevi (f)
La grande Dea, la Dea suprema; epiteto di Parvati, Laksmi.
Mahasamadhi (m)
Il grande samadhi, in cui l’anima (jivatman) abbandona definitivamente la forma corporea per immergersi nell’Assoluto (Brahman), nell’Identità suprema.
Mahasivaratri (f)
La grande notte di Siva, festa religiosa in onore di Siva che si tiene nella quattordicesima notte di luna calante del mese di gennaio-febbraio.
Mahatma (m)
Grande anima: appellativo dato a chi ha raggiunto la perfezione morale e spirituale; uno spirito nobile.
Mahayana (n)
Il “Grande veicolo”; nome di una delle due grandi correnti del Buddismo sviluppatesi entrambe dagli insegnamenti fondamentali del Buddha. L’ideale etico del Mahayana è la condizione del Bodhisattva, il conseguimento dell’illuminazione al fine di portare sollievo a tutti gli esseri.
Mala (f)
Ghirlanda, corona; uno dei metodi di recitazione dei mantra delle Upanisad.
Manas (n)
La mente, il senso interno, il mentale in genere; mente individuata ed empirica, dotata di capacità razionale-analitica. Rappresenta il campo di "sperimentazione" dell’ego (aham).
Mandala (n)
Circolo, ruota; disco; orbita; associazione; l’orizzonte visibile; un tipo di diagramma mistico usato per invocare una Divinità; cosmogramma simboleggiante un particolare stato di coscienza e, nello stesso tempo, strumento per conseguirlo mediante la sua continua meditazione e contemplazione; supporto per certi tipi di meditazione.
Manipuracakra (n)
Uno dei sette cakra situato all’altezza del plesso solare; il più alto dei cakra inferiori, ha come bijamantra il suono ram, cioè il mantra del Fuoco. Anche nabhicakra.
Manomayakosa (m)
Il guscio costituito dalla mente empirica; guaina mentale; la mente selettivo-istintuale che opera tramite l’attrazione-repulsione; costituisce lo psichismo inferiore in generale. Questa guaina è carica di impulsi atavici, di ricordi e sospinge le guaine inferiori o periferiche ad agire secondo i suoi interessi particolari. Il suo dinamismo psichico agisce sulla guaina pranica attraverso i cakra che condizionano lo stesso corpo pranico e quello fisico. E’ in essa attivo il senso dell’io (ahamkara).
Mantra (m)
Una sezione dei Veda; inni usati negli atti rituali; formula o parola sacra, versetti espressi o meditati in parole durante la concentrazione e la meditazione; parole o suoni di potere atti a far acquisire e stabilizzare certi stati di coscienza; pensiero vibrante. Un mantra ha due aspetti: il primo è manana, e significa che ciò che si è ascoltato deve penetrare nella mente; il secondo è trana, e vuol dire che qualunque cosa sia penetrata nella mente vi deve essere fermamente stabilita e preservata.
Mantrayoga (m)
Lo yoga basato sulle sacre formule verbali (mantra) al fine di risolvere la mente in Brahman.
Manu (m)
L’Intelligenza cosmica, immagine riflessa di Brahma che si esprime come il Legislatore primordiale e universale. Non è un personaggio né un mito, ma un Principio. E’ il prototipo dell’Uomo. Rappresenta la funzione ordinatrice dell’Intelletto universale.
Marga (m)
Via, sentiero realizzativo.
Mauna (n)
Il silenzio; lo stato del muni; la condizione nella quale l’Unione (yoga) può veramente realizzarsi; il Silenzio onnicomprensivo del Sé; il Silenzio che simboleggia ed esprime la Coscienza dell’Assoluto, cioè la Consapevolezza dell’Identità con Brahman nirguna, il quale si instaura all’estinzione di ogni relatività (nirvana).
Maya (a)
Ignoranza metafisica; fenomeno; il mondo empirico fenomenico; tutto ciò che è modificazione sovrapposta alla pura Coscienza del Sé; ciò che non è né reale né non reale ma che, dal punto di vista della Realtà, semplicemente non è; il mondo del cambiamento e della trasformazione; l’apparenza della Realtà-Brahman; il "sonno-sogno" di Isvara.
Mayasakti (f)
Il potere della maya nella sua duplice funzione velante (avarana) e proiettiva (viksepa). Essa vela la Realtà unica e proietta l’immagine illusoria ma “consistente” della pluralità.
Meru (m)
La mitica montagna d’oro e di gemme dell’Himalaya. Essa rappresenta il punto centrale dell’Universo attorno al quale si dice ruotino tutti i pianeti.
Moksa (m)
Liberazione, emancipazione dal divenire-relativo, affrancamento da maya e dal conseguente divenire trasmigratorio (samsara); liberazione dall’ignoranza, dall’illusione, dalla dualità gioia e dolore, dal ciclo delle nascite e delle morti; riconoscimento della Verità.
Mudra (f)
Gesto, sigillo, simbolo; movimento gestuale simbolico che accompagna la formulazione dei mantra o l’assunzione di determinate "posizioni" (asana); atteggiamento esteriore che simboleggia e indica un preciso stato interiore di consapevolezza o, per analogia, di ausilio per raggiungerlo; gesto simbolico di determinati stati di coscienza e quindi di Conoscenza che, assieme ai mantra, ecc., può suggellare il particolare rito con cui il guru conferisce l’iniziazione al discepolo qualificato.
Muka (m)
Uno dei tre tipi di suono, il suono del silenzio; suono prodotto dal primordiale movimento che provocò l’emergere dalla maya da Brahman: l’Aum.
Mukta (pp)
Liberato, emancipato dai vincoli di maya e del samsara.
Muladharacakra (n)
Uno dei sette cakra o loti (padma), situato alla base (adhara) della colonna vertebrale, nel quale è raccolta kundalini (l’arrotolata). Il suo bijamantra è il suono lam. E’ in stretta connessione con il principio individuale dell’essere. E’ il cakra dove, per analogia, la coscienza è condensata nello stato più grossolano, massivo, inerziale.
Mulaprakrti (f)
La natura primordiale; la natura contenente le indefinite modalità di sviluppo manifesto nell’unità indifferenziata.
Muni (m)
Asceta che pratica il silenzio; colui che conosce il valore del Silenzio (mauna); lo stato di coscienza di colui che ha realizzato l’Assoluto non qualificato, il Sé come Silenzio onnipervadente in quanto Coscienza pura.
Murti (f)
"Forma", manifestazione formale, incarnazione.

torna a inizio pagina

n

Nabhicakra (n)
" Il cakra che sta nel fulcro". Altro nome per il manipuracakra in quanto centro della coscienza individuale. E' il più alto dei cakra inferiori, ed è sito all'altezza del plesso solare, quindi al di sotto del cakra in cui simbolicamente risiede il jivatman (anahata). E' il perno su cui ruotano le indefinite determinazioni della coscienza individualizzata esprimentisi nel modo e nella tensione "focali" del desiderio-avversione, attrazione-repulsione, ecc. Il bijamantra è ram.
Nada (m)
Tono, energia vibratoria che si manifesta come suono.
Nadabrahma (m)
Il suono di Brama, l’aspetto creatore della Trimurti.
Nadi (f)
Canali di natura sottile. Sono conduttori di prana in senso lato. Rappresentano le possibilità di determinazione della coscienza e costituiscono quindi la "struttura" sottile dell'essere individuato, ovvero la struttura luminosa-energetica. Le nadi principali sono: ida, pingala e susumna lungo la cui direttrice sono disposti i vari loti o cakra.
Namas (n)
Saluto reverenziale,inchino, adorazione, rispettosa obbedienza; l’inchino a mani giunte dedicando, con l’unione delle dieci dita, i dieci sensi alla Divinità. E’ l’espressione esteriore dell’abbandono interiore.
Namaskara (m)
Il prostrarsi davanti alla Divinità; la prostrazione resa con le otto parti del corpo (ginocchia, piedi, mani, petto, intelligenza, fronte, parola, vista).
Nanak
Il primo guru e fondatore della religione dei Sikh.
Narayana
Uno dei nomi di Visnu, considerato come il Signore dell’universo.
Nataraja (m)
“Il Signore della danza”; appellativo di Siva danzante. Tale danza rappresenta la manifestazione. E’ il simbolo dell’incessante creazione, conservazione e trasformazione dell’universo, e segno del perfetto equilibrio tra vita e morte.
Neti neti
“Non questo, non quello”. Formula di negazione mediante la quale il jnanayogin scarta successivamente tutto ciò che è apparenza per arrivare finalmente alla sola Realtà, Brahman. La formula opposta è “iti iti” (“è questo, è quello) mediante la quale il jananyogin ingloba a poco a poco tutto ciò che percepisce nella Realtà dell’Unico. L’insieme delle due formule “neti neti“ e “iti iti” costituisce perciò l’essenza della sadhana dello janayoga.
Nidra (f)
Il sonno, il sonno della mente; il torpore mentale; l’equivalente dell’ignoranza connaturata al jiva (avidya) fino a che questi non ha realizzato l’ultima Verità.
Nirbijasamadhi (m)
Samadhi “senza seme”, consegue al sabija o samadhi “con seme”. Corrisponde al nirvikalpasamadhi, in cui la distinzione “conoscente-conoscenza-conosciuto” è stat riassorbita nell’unità assoluta della pura Coscienza, la quale è priva di oggetti, modificazioni, dualità.
Nirguna (a)
Senza attributi, non qualificato, assoluto. Si applica al Brahman supremo. Lo stato di nirguna non è uno stato negativo, in quanto la negazione, in questo caso, equivale all’infinita affermazione; non rappresenta un "vuoto" bensì un’infinita Pienezza (purna).
Nirvana (n)
Estinzione, spegnimento, soluzione. Anche nirvrtti. Stato supremo nel quale l’aspetto individuale (separato) dell’essere è scomparso per far posto alla coscienza della Realtà Una. Estinzione dell’impulso karmico che determina l’esistenza e il movimento espressivo della coscienza individuata (jiva), cioè del riflesso di coscienza atmica, e conseguente soluzione e assorbimento del jiva stesso nell’atman non duale.
Nirvikalpasamadhi (m)
Il samadhi senza differenziazione che conduce alla realizzazione metafisica del Brahman nirguna o Assoluto inqualificato.
Nirvrtti (a)
Esente da modificazioni (vrtti). E’ anche sinomino di nirvana.
Niyama (m)
Osservanze. Il secondo passo del Rajayoga di Patanjali.

torna a inizio pagina

o

Ojas
E’ la capacità potenziale dell’essere.
Om
La sillaba sacra fra tutte, la sillaba imperitura (aksara). E’ il simbolo dell’assoluto-Brahman, dell’Infinito e anche di tutte le concezioni che l’uomo può farsi del Supremo, del Divino. Questa sillaba fa parte di quasi tutti i mantra. Il simbolo grafico che la rappresenta in sanscrito è ugualmente considerato in tutta l’India come particolarmente sacro. E’ il simbolo della Totalità e, nello stesso tempo, dell’Unità assoluta (Non-dualità) che la trascende. La sillaba Om (omkara) è un importantissimo "seme" di meditazione in quanto gli elementi che la compongono, cioè i suoni-lettere A, U, M, stanno a indicare precisi stati di coscienza-consapevolezza. Essi esprimono rispettivamente il piano grossolano (A), quello sottile (U) e quello causale (M) e tutte le loro rispettive modalità di conoscenza, a livello individuale e universale, nonché i corrispondenti stati di coscienza.
Omkara (m)
La sillaba Om. La sillaba Om è il simbolo onnicomprensivo di tutti i suoni e dello stesso silenzio (mauna) quale Coscienza atmica onnipervadente (vedi pranava).
Om tat sat
Quello è la Realtà. Il triplice simbolo di Brahman.

torna a inizio pagina

p

Pada (m, n)
" Piede", nel senso di paragrafo, parte, divisione, capitolo, condizione; "misura", piede ritmico poetico; luogo o stato; "quarto" della sillaba Om (la sillaba Om ha quattro parti o pada indicati dalle lettere a, u, m che la compongono e dal suo suono silenzioso).
Padma (m, n)
Il loto, il fiore del loto. Designa anche i cakra, i quali sono rappresentati da loti con petali.
Pancakosa (m)
I cinque differenti "involucri" o guaine (kosa) che racchiudono l’atman e costituiscono la struttura umana.
Pandit o Pandita (m)
Studioso degli Sastra; sapiente, erudito della Scienza sacra; dotto.
Panduranga (m)
Altro nome di Krsna. Krsna è anche la guida (ranga) dei Pandava e perciò viene anche chiamato panduranga. Epiteto di Visnu. Pandu significa “bianco” e ranga significa “colore” quindi panduranga significa bianco immacolato.
Parabrahman (n)
Il Brahman supremo; il Brahman senza attributi (nirguna), l’Assoluto metafisico. Comprende l’aparabrahman, il Brahman con attributi (saguna) e lo trascende.
Paramguru (m)
Il guru supremo; anche il Maestro del Maestro. Anche paraguru.
Paramahansa (m)
“Cigno trascendente”; il supremo ordine ascetico dei samnyasin; un Saggio realizzato; un conoscitore che ha raggiunto la Verità; asceta di rango molto elevato.
Paramartha (m)
La Realtà suprema, assoluta, incondizionata.
Paramatman (n)
Il Sé supremo che è identico al Brahman; Spirito supremo.
Parampara (f)
La catena dei Maestri nella trasmissione della Dottrina tradizionale.
Paranirvana (n)
Il nirvana supremo, la definitiva estinzione dell’individualità nel Sé assoluto e impersonale.
Parvati (f)
Sakti di Siva. Questo nome indica che è figlia della montagna (Himalaya). Rappresenta la forza, le corrisponde l’attributo di mauna. Altri suoi nomi sono Bhavani, Durga, Gauri, Kali, Sati, Uma ognuno dei quali indica un aspetto diverso dello stesso Principio.
Patanjali
Codificatore del darsana Yoga. Nella sua opera Yogasutra ha esposto gli aspetti filosofici e pratici del Rajayoga o Yoga regale.
Pingala (f)
Una delle tre nadi principali, situata sul lato destro della susumna. E' simmetrica alla ida rispetto alla susumna, cioè quella centrale. E' la corrente pranica in relazione col sole, mentre ida lo è con la luna.
Pitta (f)
La bile, uno dei tre umori del corpo (tridosa).
Prakrti (f)
“Natura”. Per il Vedanta è l’equivalente di maya.
Pralaya (m)
Dissoluzione. Corrisponde allo stato di sonno profondo.
Prana (m)
Soffio vitale, il respiro cosmico, energia vitale. Il flusso superiore, che controlla la parte superiore del corpo. Il termine prana sottende diversi significati. In primo luogo, si designa prana il soffio vitale, cioè il flusso energetico che è proprio della struttura sottile dell'essere individuato; prana appartiene perciò allo stato sottile della manifestazione, sebbene si manifesti esteriormente anche a livello grossolano, ad esempio il prana nell'uomo si manifesta nella funzione respiratoria, ma il prana non è la respirazione. In un altro livello il prana è in relazione con il funzionamento mentale, il flusso del pensiero che si riflette nel ritmo armonico respiratorio. A livello ancora superiore, il prana rappresenta la totalità delle energie universali per cui esso esiste a tutti i livelli della manifestazione.
Pranamayakosa (m)
Guaina dell’energia vitale. Involucro costituito di prana. E’ la penultima guaina che riveste il jivatman prima del corpo fisico. E’ costituito dall’insieme delle energie sottili cosiddette praniche, le quali mantengono in vita ed in attività il corpo grossolano. E’ sede dei sette cakra.
Pranava (m)
" Ciò che si pronuncia", la sacra sillaba Om.
Pranayama (m)
La respirazione pranica, il controllo del prana (energia vitale) attraverso l'uso del respiro. Come il prana ha diversi significati, così anche il pranayama è suscettibile di varia interpretazione a partire dal semplice esercizio di respirazione ritmata e armonizzata per finire con l’entrare in sintonia con l’Essere universale, attraverso l’equilibrata armonizzazione e sintesi del flusso energetico-respiratorio e di quello mentale-coscienziale.
Prasthanatraya (n)
La Triplice Testimonianza, la Triplice Scienza del Vedanta costituita dalle Upanisad classiche, dal Brahmasutra e dalla Bagavadgita.
Pratyahara (m)
Astrazione; ritiramento della consapevolezza dall’identificazione con le attività sensorie, energetiche, percettive, mentali inferiori. E’ il quinto passo del Rajayoga di Patanjali. Porta a raggiungere l’introspezione, in cui la mente si distacca dalla suggestione delle impressioni esterne e si rivolge su di sé.
Prema (m, n)
Amore unitivo o comprensivo. E' di due tipi: amore innato (per cui ci si aspetta qualcosa in cambio) o amore divino (espresso nel servizio amorevole e disinteressato).
Puja (f)
Offerta, culto dedicato a una Divinità; cerimonia, rito.
Puraka (m)
La fase dell’inspirazione nel pranayama.
Purana (n)
" Raccolta mitologica". Testi sacri molto popolari in India. Il loro scopo è di allargare e sviluppare il significato e il contenuto dei Veda.
Purusa (m)
Uomo, persona, essere; l'Uomo universale.

torna a inizio pagina

r

Raga (m)
Passione, avidità, attrazione; attaccamento. E' la forza di attrazione verso oggetti, stati, ecc. , intorno cui gravita e da cui è condizionata la coscienza egoica.
Rajas (n)
Uno dei tre guna, quello che corrisponde all'attività, all'energia, al fuoco, al calore, al desiderio, alla passione.
Rajayoga (m)
Lo yoga regale. Si occupa della mente con le sue diverse qualificazioni, soprattutto dell'aspetto volitivo e, realizzando un centro di coscienza stabile come leva, inizia un processo di coordinazione, integrazione, dominio, trasmutazione e trascendenza delle energie psichiche imprigionanti sì da bruciare tutti gli ostacoli che impediscono kaivalya, la realizzazione del Sé. Il Rajayoga che Patanjali ha codificato nei suoi Yogasutra si compone di otto passi (astangayoga).
Ram
Il bijamantra del manipuracakra, il suono-seme del Fuoco.
Rama
Il settimo avatara di Visnu, venne chiamato "incarnazione del Dharma".
Ramakrsna
Saggio e santo indiano vissuto nel XIX. I suoi discepoli lo considerano un’incarnazione di Visnu come Rama e come Krsna per cui gli diedero il nome di Ramakrsna che egli accettò. Ebbe molti discepoli illustri, tra i quali Brahmananda e Vivekananada che hanno diffuso il suo insegnamento.
Ramana Maharsi
Uno tra gli ultimi grandi Saggi (Maha-rsi) dell’India moderna.
Ramayana
Il poema epico (Itihasa)che narra gli episodi della vita di Rama quale avatara di Visnu.
Recaka (m)
Espirazione.
Rishi (m)
Saggio, Veggente; colui che ha realizzato la Conoscenza; i grandi Saggi che hanno "udito" la Tradizione e l’hanno tramandata attraverso i Veda e le Upanisad in particolare.
Rudra
Il “Fiammeggiante”, aspetto terrifico di Siva in quanto trasformatore del mondo.

torna a inizio pagina

s

Sabda (m)
Il suono; l’aspetto qualificato di Brahma, attraverso il suo simbolo Om; il suono che è la caratteristica dell’elemento akasa-spazio. Ci sono tre tipi di suono: samanya, il suono associato con il mondo; varna, il suono della parola pronunciata; muka, il suono del silenzio: tale è l’Aum o pranasabda.
Saccidananda (m)
La formula “Esistenza (sat), Coscienza (cit), Beatitudine (ananda) assolute” con la quale si identifica Brahman o l’atman.
Sadhaka (m)
Colui che si dedica con ogni sforzo alla via scelta; colui che percorre un sentiero realizzativi (sadhana).
Sadhana (f)
Nome dato a ogni disciplina seguita con ardore e perseveranza per progredire nella vita spirituale; disciplina spirituale; ascesi (tapas) o sforzo spirituale al quale si sottopone il discepolo per procedere alla purificazione. Anche realizzazione perfetta.
Sadhu (m)
Saggio, colui che ha compiuto la perfetta realizzazione.
Sahaja (a)
Spontaneo, naturale, congenito, innato.
Sahasraracakra (n)
Uno dei sette cakra, il loto dai mille petali. E’ situato sulla "corona" del capo. E’ simbolicamente la dimora di Siva, cui si unisce la Sakti (kundalini) al compimento dell’ascesa lungo la susumna. E’ simmetrico del muladharacakra rispetto all’anahata e corrisponde alla coscienza nella sua universalità. Lo stato di coscienza che esprime è quello dell’Unità (jiva-Isvara) autoconsapevole e illimitata. E’ il "centro" di attrazione della coscienza durante la sadhana e il "punto" di qualificazione-riflessione del jiva (stato causale) in seno alla Coscienza atmica infinita e non duale. E’ il padma (loto) che si dischiude al passaggio della coscienza jivaica liberando e risolvendo il punto di riflessione nell’infinita spazialità del Sé, ove l’unità scompare nella Non-dualità. E’ il cakra che compendia e sintetizza gli altri, li emana e riassorbe, riassorbendosi a sua volta nella coscienza senza vibrazioni-onde.
Sakti (f)
Energia; energia dinamica "indotta" dalla presenza del polo di equilibrio statico (Siva); potenza virtuale della maya, l’energia della manifestazione; volontà produttrice, corrispondente alla illimitata "capacità", insita nella pura Coscienza infinita, di assumere qualificazione e determinazione, quindi di "prodursi" in diversi stati, oggetti, universi: la reintegrazione di Sakti (polo negativo mobile) in Siva (polo positivo immobile) è il riassorbimento della determinazione nel Principio e quindi la "depolarizzazione" della pura coscienzialità. Nome della Madre divina considerata come la divina energia primordiale; Dea suprema del Tantrismo.
Sama (m)
Calma mentale; tranquillità della mente che non aderisce più agli oggetti esterni o interni; "apatia" in opposizione a "simpatia", quindi la "non-risonanza" oggettuale della e nella mente; dominio che dirige la mente-attenzione interiormente, impedendole ogni esteriorizzazione dispersiva.
Samadhi (m)
Etimologicamente significa identità trascendente, cioè autoidentità essenziale la quale trascende l’apparente distinzione formale. Poiché tale essenza è comune a tutto, può tradursi anche come unità coscienziale. Samadhi allora vuol dire "identità reale", e svela l’essenza di tutte le cose, essenza una-senza-secondo, in quanto l’ente stesso ne è partecipe quale Essere. Contemplazione, contemplazione trascendentale; contemplazione in cui si raggiunge un perfetto stato di identità essenziale e quindi coscienziale.
Samana (m)
Uno dei cinque soffi vitali (prana). La sua attività si estende dal cuore al plesso solare, riguarda il nutrimento e la sua assimilazione equilibrata ed è in special modo collegato con la funzione digestiva e con il manipuracakra.
Samdhi (m)
Combinazione, coalescenza eufonica per cui si modificano i suoni per assimilazione e mutazione; fenomeno fonetico tipico del sanscrito (es. cit + sakti = cic-chakti).
Samkhya (n)
“Enumerazione”, nome di uno dei più antichi darsena brahmanici, codificato dal saggio Kapila. Dottrina di carattere cosmologico in cui la totalità o manifestazione universale viene riassunta in venticinque principi o tattva.
Samnyasin (m)
Asceta rinunciatario; colui che avendo compreso ha rinunciato a tutto.
Samsara (m)
Ciclo perenne del divenire; divenire trasmigratorio quale passaggio continuo per diverse condizioni di coscienza e quindi di esistenza; trasmigrazione; corso dell’indefinita successione di nascita-vita-morte-rinascita al quale pone fine la liberazione (moksa). Corrisponde all’ininterrotta catena di causa-effetto, per cui il karma vincola l’essere individuato al divenire; rappresenta così la sovrapposizione illusoria ma consistente di maya al puro Brahman incausato. Nel Buddhismo corrisponde alla "Ruota dell’Esistenza", nella quale si alternano gli stati di vita e di morte con le loro relative "esperienze".
Samskara (m)
Questo termine ha un duplice significato: 1) riti preparatori di purificazione; 2) semi causali dell’azione ingenerati dalle tendenze o impressioni presenti nella sostanza mentale (citta) e derivanti da esperienze, azioni, pensieri prodotti nell’esistenza attuale come anche nelle indefinite esistenze anteriori. In questo senso costituiscono delle vere e proprie predisposizioni prodotte dal karma accumulato e tali da produrre altro karma.
Samtosa (m)
Il contentarsi, uno dei cinque niyama nel Rajayoga di Patanjali.
Samyama (m)
Disciplina superiore, autocontrollo, concentrazione mentale. Con questo termine si indicano gli ultimi tre passi del Rajayoga di Patanjali.
Sanatana (a)
Antico, eterno; primordiale, che non ha principio, imperituro.
Sanatanadharma (m)
L’eterno Ordine cosmico, la Lex perennis, emanata da Manu. Armonia universale, la direzione (dharma) costante (sanatana) che permea e sottostà all’intera manifestazione.
Sankara
Codificatore del Vedanta Advaita, darsana metafisico.
Santi (f)
Pace, pace profonda; pacificazione, acquietamento scaturiente dalla comprensione e dalla trascendenza. Beatitudine nirvanica.
Sarasvati
La Sakti di Brahma, ha come attributo la Saggezza; la Dea del linguaggio e dell’insegnamento.
Sastra
Codice, insegnamento, testo sacro; indica generalmente tutte le Scritture sacre.
Sat (n)
L’Essere, il puro Essere; esistenza assoluta e reale, contrario di asat: ciò che non ha esistenza.
Sat-cit-ananda
Esistenza (sat), Coscienza (cit) e Beatitudine (ananda) assolute. I tre principi consustanziali al Brahman, quindi all’atman.
Satkarma (n)
Azione retta e virtuosa, compiuta senza fini egoistici.
Satsangha (m)
Luogo di ritiro, eremitaggio.
Sattva (n)
Essere, esistenza in sé; essenza; saggezza, intelligenza, intelletto, "luce intellettuale"; uno dei guna, quello che corrisponde all’equilibrio, all’armonia, alla luce, alla purezza.
Satya (n)
La Verità, la Realtà ovvero “ciò che è” (sat), la Realtà assoluta (paramartha); non falsità, uno degli yama nello Yogasutra di Patanjali.
Sauca (n, m)
Purezza di corpo, azione, espressione e pensiero; la purezza interna che riguarda soprattutto la mente; uno dei cinque niyama di Patanjali.
Savitr (m)
Il sole; il Dio-Persona identificato simbolicamente al sole in quanto illuminatore, stimolatore e vivificatore dell’esistenza terrena; un epiteto di Surya considerato come il principio di vita e di luce e l’antitesi dell’oscurità e dunque metaforicamente il principio della luce della conoscenza e il dissipatore dell’ignoranza.
Seva (f)
Servizio; servizio al prossimo reso come offerta alla Divinità.
Siddha (pp)
Perfetto, compiuto, realizzato; perfetto nello yoga, colui che ha realizzato la perfezione yogica; colui che ha realizzato l’Unione, la reintegrazione di sé nell’Assoluto.
Siddhi (f)
Compimento, perfezione yogica; poteri psichici ottenuti durante la pratica yoga; Realizzazione.
Siva (m)
Benefico, benigno, fausto; uno dei tre aspetti della Trimurti, il Divino considerato particolarmente sotto il suo aspetto (murti) trasformatore e risolutore ma che, in unione con la sua Sakti (Parvati) assume la funzione di costruttore, di creatore: come tale ha per simbolo il linga; lo Shivaismo diversifica la funzione dissolutrice da quella creatrice e conservatrice, per cui tanto gli aspetti di Siva quanto le relative Sakti sono differenziati ma, nello stesso tempo, considera Siva come il Principio unico e assoluto in seno a cui il relativo, mondo dei nomi e delle forme, ossia il divenire, può emergere solo in modo apparente. Tanto Siva quanto Sakti si suddividono l’uno nelle "persone" della Trimurti e l’altra nelle corrispondenti "energie" (Sarasvati, Laksmi, Parvati). Il principio Siva si trova in ogni aspetto dell’esistenza e costituisce ciò che per il Vedanta è il sempre e ovunque presente Uno-senza-secondo, ossia Brahman. Siva è anche il grande Yogi (mahayogin). E’ chiamato Pasupati, "Signore degli esseri"; rappresenta il principio di astrazione-soluzione, quindi l’atto di "consapevolezza" che lo esprime e in cui si verifica; infine la Coscienza pura onnipervadente senza modificazioni.
Sivalinga (n)
Linga di Siva; Siva adorato in forma di fallo; simbolo del Divino nell’atto di manifestarsi.
Sivamantra (m)
Il mantra di Siva : “Om namah sivaya: M’inchino a te o Siva, incarnazione dell’Om”
Sivaratri (f)
La notte di Siva, festa religiosa in onore di Siva.
Smrti (f)
Memoria; tradizione rammentata, tradizione “mediata” opera della memoria degli uomini e non dell’ispirazione diretta (sruti). Col termine Smrti si indicano tutti i testi che non siano i Veda.
So ’ham
" Io sono Quello"; "Io sono Lui". E’ un mantra che proclama l’identità dell’ente con il Divino. Inspirando si pronuncia so (Quello) ed espirando si emette ham (io).
Soma (m)
Succo; nome di una tipica bevanda indiana, simbolo delle acque della vita; il succo di tale pianta, il più importante elemento nelle offerte sacrificali.
Sri (f)
Radianza, luce, gloria; prosperità, fortuna; sacro, santo; benedetto: appellativo dato ai Maestri; termine usato come titolo onorifico ai nomi di Divinità, ai titoli dei testi sacri e ai nomi illustri.
Sruti (f)
Audizione, la Tradizione "udita"; sacra Conoscenza in quanto "immediatamente" rivelata (Veda), diversa dalla Smriti, o tradizione rammentata, indiretta, "mediata"; ciò che è stato ascoltato dagli antichi Veggenti (Rsi) come suono divino; uno dei nomi con cui vengono indicati i Veda.
Sunya (a)
Il vuoto, la vacuità; tale termine non esprime un carattere negativo o di annichilimento in quanto nel vuoto di determinazioni e qualificazioni v’è infinita pienezza (purna) di possibilità.
Surya (m)
Il sole, il Sole quale Divinità.
Susumna (f)
La nadi centrale rispetto a ida e pingala, le tre principali; arteria "sottile"; carotide; canale centrale, attraverso cui sale kundalini, che passa lungo il midollo spinale e attraversa la regione della testa fino al brahmarandhra. Lungo la susumna sono disposti i sette cakra.
Sutra (n)
Filo, corda; aforisma, verso; il "filo" che collega diverse cose tra loro: per traslato è l’atman che collega tutti gli stati esistenziali; trattato, testo che codifica i princìpi fondamentali dei darsana filosofici.
Svadhisthanacakra (n)
Uno dei sette cakra; il secondo cakra lungo la susumna, quello relativo alla funzione della procreazione, quindi alla conservazione della specie. Ha come bijamantra il suono vam ed è, ordinariamente, il centro di attrazione dell’energia scaturiente dal muladhara, ciò che ne impedisce, quando è enfatizzato, l’ulteriore ascesa. Corrisponde all’elemento acqua (ap).
Svadhyaya (m)
Studio di sé e delle sacre Scritture: uno dei cinque niyama di Patanjali.
Svami (m)
Monaco di una determinata confraternita, anche Maestro.

torna a inizio pagina

t

Tamas (n)
Uno dei tre guna, quello che corrisponde all’oscurità, all’inerzia, alla passivitià, alla staticità inerte. Corrisponde all’elemento terra. Rappresenta la tendenza inerziale, oscurante, condensata, solidificata, quindi rivolta in basso. Equivale all’ignoranza (avidya), quindi obnubilamento che essa induce nella coscienza.
Tanmatra (m)
Lett. "la misura di ciò", l’estensione o delimitazione di qualcosa, quindi determinazione, qualità sostanziale e, per estensione, anche sensazione. Il termine tanmatra indica la qualità sostanziale di un dato oggetto e degli elementi che lo compongono. Tanmatra corrisponde dunque alla sensazione ingenera nell’organo sensoriale e per mezzo di cui l’oggetto è conosciuto e sperimentato.
Tantra (n)
"Trama di un tessuto"; dottrina, testo dottrinale. Il nome tantra (tendere) è in rapporto con il simbolismo della tessitura e lo si trova applicato anche ai Libri sacri. Con questo termine si designa generalmente un insieme di Scritture la cui essenza è costituita dal culto della Sakti, intesa quale energia manifestante, rappresentata dalla Grande Madre detta "Dea" (Devi, Durga).
Tantrayoga (m)
Lo yoga dell’esperienza diretta con il risveglio della kundalini.
Tapas (n)
Calore, calore ascetico, austerità; calore o fuoco della volontà che si sviluppa con l’ascesi; ardente aspirazione, no dei cinque niyama nel Rajayoga di Patanjali.
Tapasya (n)
Ascesi; purificazione; austerità; dominio del mentale e dei sensi.
Tattva (n)
Verità, principio; categoria, principio elementare; i venticinque principi enumerati dal darsana Samkhya (o i ventisei del darsana Yoga). Nel significato di "verità" si oppone a mata (verità soggettiva, opinione personale, credenza individuale) in quanto esprime una "verità oggettiva", inconfutabile, di carattere universale.
Theravada (m)
La “via degli anziani”, una tra le principali correnti del Buddismo.
Tridosa (m)
Lo squilibrio dei tre umori del corpo. Essi sono: il flemma (kapha), la bile (pitta) e l’aria emessa dal corpo (vata).
Triguna (n)
I tre modi della Natura-prakriti: tamas, rajas, sattva.
Trimurti (f)
Il triplice aspetto, la triplice manifestazione: è costituita dalla triade composta dalle "persone" Brahma-Visnu-Siva nelle loro funzioni di creazione-conservazione-dissoluzione, riferite tanto al singolo ente, oggetto, essere individuato nella sua espressività, quanti agli interi universi. Le tre "persone" della Trimurti costituiscono i tre aspetti (murti) in cui si manifesta Isvara (Essere principiale o qualificato), attraverso cui si portano al completo sviluppo le qualità insite nella sua stessa natura.
Turiya (a, n)
Il “Quarto”, il “Quarto stato”. Turiya è Brahman nirguna o semplicemente Brahman e rappresenta l’Assoluto, l’Infinito, lo Zero metafisico.

torna a inizio pagina

u

U
Seconda lettera (U-matra) della sacra sillaba Om (Aum); rappresenta la totalità dell’esistenza nello stato sottile della manifestazione. Corrisponde allo stato di sogno o al piano sottile universale.
Upadesa (m)
Istruzione spirituale, iniziazione; l’insegnamento per un sentiero spirituale; l’iniziazione, la comunicazione di una formula o mantra iniziatorio.
Upanisad (n)
"Sessioni o insegnamenti esoterici". Il vocabolo upanisad nella sua accezione etimologica indica l’atto del "sedersi accanto a qualcuno" in atteggiamento reverenziale, riferito in particolare al discepolo seduto ai piedi del Maestro per riceverne un insegnamento esoterico, in forma dialogica, per via di simboli, analogie e formulazioni di equivalenze o connessioni segrete. Le Upanisad sono parte integrante dei Veda, rappresentano la Tradizione primordiale e costituiscono il Vedanta stesso nella sua essenza. Il Vedanta etimologicamente significa "fine dei Veda" e tale espressione deve essere intesa nel doppio significato di "conclusione", essendo le Upanisad l’ultima parte dei testi vedici, e di "scopo" perché quanto vi è insegnato è lo scopo ultimo dell’intera Conoscenza tradizionale.

torna a inizio pagina

v

Vairagya (n)
Distacco, rinuncia; non attaccamento.
Vam
Il bijamantra dello svadhisthanacakra.
Vasana (f)
"Impressioni" mentali subcoscienti indotte dall’esperienza, dall’azione, dal pensiero, o provenienti da epoche indefinite del passato attraverso il karma accumulato.
Veda (m)
Conoscenza, lett. "ciò che è stato visto, realizzato dai Saggi (Rsi)"; Conoscenza suprema, Scienza sacra. Più particolarmente le quattro grandi raccolte che contengono l’esposizione di quella Scienza sacra e tradizionale per eccellenza che formano la Sruti o Tradizione "non-umana".
Vedanta (m)
Il compimento dei Veda. Uno dei sei darsana.
Vedanta Advaita (m)
Il Vedanta non dualista codificato da Gaudapada e Sankara.
Vibhuti (f)
Incarnazione di un aspetto energetico del Divino; manifestazione della divina energia.
Vicara (m)
Discernimento, investigazione spirituale.
Vid
Radice verbale da cui derivano veda e vidya, significa nello stesso tempo "vedere" e "conoscere".
Vidya (f)
La conoscenza, conoscenza della Realtà, meditazione coscienziale che conduce alla Realizzazione. Può essere classificata come apara (inferiore) e para (superiore).
Virya (n)
Energia, atteggiamento virile; condizione di "solarità" del discepolo avanzato.
Visnu (m) o Vishnu
Uno dei tre aspetti della Trimurti indù, il Divino considerato particolarmente sotto l’aspetto di conservatore della creazione. Spesso è chiamato Narottama, cioè "l’Uomo supremo". Visnu viene considerato anche il sostrato dell’esistenza, e quindi nello stesso tempo ne è sostegno e sostanza in quanto Onnipervadente (da vis: pervadere).
Visuddha (pp)
Perfettamente purificato.
Visuddhacakra (n)
Uno dei sette cakra, situato all’altezza del plesso oro-faringeo, il cui bijamantra è il suono ham. Quando kundalini vi perviene, la purezza pervade l’espressione dell’essere.
Viveka (m)
Discriminazione, discernimento intuitivo. Viveka e vairagya costituiscono i mezzi dello jnanayoga.
Vrtti (f)
Modificazione, onda, vibrazione, fluttuazione; vortice nella sostanza mentale (cittavrtti); attività mentale in genere.
Vyasa
Un grande Saggio. Gli vengono attribuiti la composizione del Mahabharata, dei Purana, del Brahmasutra e delle Samhita.

torna a inizio pagina

y

Yam (m)
Il suono-seme (bijamantra) dell’anahatacakra.
Yama (m)
Nome del Dio della morte; proibizioni, il primo passo del Rajayoga di Patanjali.
Yantra (n)
Supporto; figura simbolica, tracciata o immaginata, che serve da supporto alla meditazione.
Yoga (m)
Unione, reintegrazione, fusione completa. Genericamente la reintegrazione dell'individuale nell'universale, del relativo (jiva) nell’Assoluto (atman): quindi esprime uno stato in cui sparisce ogni nozione di dualismo e di differenza. Designa anche i mezzi, o sadhana, idonei a realizzare l'unione col Divino. Uno dei sei darsana.
Yogananda (m)
La gioia data dallo yoga.
Yogas citta vrtti nirodhah
"Lo yoga è la sospensione delle modificazioni della mente". Con questo sutra (I, 2) Patanjali sintetizza la dottrina dello Yoga.
Yogasutra
Il principale trattato sullo yoga, codificato da Patanjali. La principale fonte del darsana Yoga. Prescrive otto mezzi (anga) nella pratica della disciplina per realizzare l'Unità (kaivalya). Si divide in quattro capitoli (pada): Samadhi, Sadhana, Vibhuti, Kaivalya.
Yogavasistha
Opera di filosofia Vedanta anteriore a Sankara che comprende i dialoghi tra Rama e il suo precettore Vasistha. Viene chiamato anche Ramagita.
Yogesvara (m)
Il Signore degli yogi, epiteto di Siva; maestro di yoga.
Yogi o Yogin (m) o Yogini (f)
Colui o colei che pratica lo yoga; colui che è già pervenuto a un punto molto avanzato nello yoga; colui che ha realizzato l'Unione, ovvero si è reintegrato nel Sé.
Yoni (m)
Matrice o radice primordiale.
Yuga (n)
Era o periodo di tempo del mondo; epoca, età, ciclo, tempo. Gli yuga sono quattro: krta o satya, l'età dell’oro; treta, l'età dell’argento; dvapara, l'età del bronzo; kali, l'attuale età del ferro. Formano complessivamente un manvantara o mahayuga.
Yukta (pp)
Unito, congiunto, correlato.

torna a inizio pagina

Abbreviazioni:
a = aggettivo
f = sostantivo femminile
m = sostantivo maschile
n = neutro
pp = participio passato
Bibliografia: "Glossario Sanscrito". Roma : Edizioni Asram Vidya, 1998.
Vento d'Oriente, Centro Yoga Roma
 
e-mail: sirived@libero.it