 |
| |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
| |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
| |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
| |
|
| |
A
Prima lettera della sacra sillaba
om (Aum); rappresenta la totalità dell’esistenza
nel suo stato di manifestazione grossolano.
Abhyasa (m)
Pratica, azione, tecnica; la ripetizione
costante di uno sforzo; pratica di un metodo o di una
particolare disciplina; la ripetizione vibrante che conduce
alla penetrazione coscienziale.
Acarya (m)
Istruttore spirituale; colui che ha
compreso l’insegnamento e lo vive; Maestro brahmanico,
guru.
Aditi (n)
L’Infinito; la Sconfinata, generatrice
delle sette principali Divinità vediche: Veruna,
Mitra, Aryaman, Bhaga, Daksa, Amsa, Surya.
Advaita
Non Dualità; Unità assoluta;
Insegnamento che tutto è manifestazione della Coscienza.
Agama (m)
“Ciò che è stato
tramandato”, “tradizione”. In particolare
indica i testi sacri, Sivagama, dello Shivaismo.
Agni (m)
Il fuoco, il Fuoco sacrificale; la
Divinità vedica del Fuoco; il Fuoco sacro evocato
tramite l’ascesi (tapas) e la disciplina (sadhana).
Ahamkara
L'ego o il senso dell’io.
Ahimsa (f)
Non violenza: una delle virtù
essenziali per accedere alla conoscenza (jnana); comportamento
di colui che avendo realizzato l’unità della
Vita si astiene spontaneamente da ogni atto o pensiero
suscettibili di nuocere a un essere vivente; una delle
“proibizioni” (yama) del Rajayoga di Patanjali
e precetto fondamentale del Buddismo e Jainismo.
Ajapa (pp)
Il pranava (la sacra sillaba Om) interiore,
avvertibile per mezzo del japa (la ripetizione di un mantra);
il suono interiore dell’Om, il suono primordiale,
la vibrazione vitale che permea l’universo, che
si fa evidente con la pratica spirituale.
Ajna (a)
Ignorante, privo di conoscenza.
Ajnacakra (n)
Uno dei sette cakra (lett. "cerchio")
o centri sottili esprimenti determinati stati della coscienza,
e precisamente quello che è rappresentato al centro
tra le sopracciglia e ha Om come bijamantra. E’
il centro della percezione divina o visione spirituale.
Lo stato di coscienza del jiva che può determinarsi
nel mondo della maya (secondo il metodo di interpretazione
nirukta: a+ajna) oppure risolversi nella pura Realtà-atman
con la realizzazione della Conoscenza (nirukta: a+jna).
Rappresenta così la duplice possibilità
(loto con due petali) della coscienza del jiva, cioè
la determinazione individuale e la dispersione molteplice
(gli altri cakra) oppure la dilatazione nell’universale.
Akara (a)
Colui che assume la forma di qualcosa,
ciò che si identifica fino a fondersi con qualcosa.
Si riferisce generalmente all’intelletto il quale
assume la forma dell’oggetto e anche del soggetto
della conoscenza.
Akasa (m,
n)
Lo "spazio", l’etere
universale che pervade l’intero universo; la possibilità
di espressione esistenziale; il luminoso; il primo dei
cinque elementi (bhuta), la sua caratteristica è
sabda (suono).
Aksara (a)
Indissolubile, indistruttibile, imperituro.
Questa parola designa la sillaba sacra Om.
Amrita (n)
L’immortalità, il mondo
immortale dell’Essere; l’ambrosia degli Dei;
il nettare della Conoscenza capace di concedere l’immortalità
a colui che se ne nutre.
Anahatacakra (n)
Uno dei sette cakra, quello simbolicamente
situato nella regione del cuore. E’ la sede del
jivatman nel suo corpo sottile. Costituisce il "centro
di simmetria" dei cakra legati al jiva nella sua
espressione individuata ed è il "luogo"
donde emana la consapevolezza di essere. Anche hrdayacakra.
Ananda (m)
Beatitudine assoluta, pura felicità,
gioia senza oggetti; condizione inerente all’essere
consapevole della pienezza del proprio Essere. Spesso
usato nei nomi monastici.
Anandamaya (a)
Costituito o fatto (maya) di beatitudine
(ananda).
Annamaya (a)
Costituito o fatto (maya) di cibo
(anna).
Antahkarana (n)
L’organo interno, la “mente”
nella sua totale estensione e nelle sue diverse modificazioni
(vrtti) o funzioni e cioè: buddhi (intelletto,
percezione intuitiva o discernimento immediato), ahamkara
(senso dell’io), citta (memoria proiettiva, deposito
delle tendenze o predisposizioni subconscie), manas (mente
empirica selettiva).
Apana (m)
Uno dei cinque soffi vitali (prana).
E’ il soffio discendente che sovrintende la parte
che va dal plesso solare ai piedi; presiede alle funzioni
escretive e al parto.
Aparigraha (m)
Non possessività, una delle
“proibizioni” (yama) dello Yogasutra di Patanjali.
Ara (m)
Raggio di una ruota; le linee di forza
che partono dal Principio.
Arjuna (a)
Bianco, puro, immacolato.
Arjuna (m)
Nome del protagonista del dialogo
realizzativi esposto nella Bagavadgita e nelle altre Gita
e che, simboleggiante il jiva, dialoga con Krsna il quale
rappresenta il Sé. Simboleggia anche l’intelletto
nella sua funzione di “discepolo” alla Conoscenza-vidya.
Aruna (m)
Il colore rosso; l’aurora; la
Divinità del mattino.
Arunacala (m)
La montagna rossa, nome di una sacra
montagna associata a Shiva.
Asana (n)
Posizione, positura dell’Hathayoga;
terzo passo o mezzo (anga) del Rajayoga di Patanjali.
L’asana, di là dall’atteggiamento esteriore
e corporeo, sottintende uno stato mentale caratterizzato
da equilibrio, stabilità, attenzione: perciò
più sottile che fisico.
Asato ma sad gamaya, tamaso
ma jyotir gamaya, mrtyor mamrtam gamaya
“Dall’irreale conducimi
al Reale; dalle tenebre conducimi alla Luce; dalla morte
conducimi all’Immortalità” (Brhadaranyaka
Upanisad: I, III, 27).
Asram (n),
anche Ashram
Luogo adatto al ritiro e alla meditazione
dove, sotto la direzione di un Istruttore , o guru, i
discepoli si riuniscono per vivere una disciplina spirituale.
Asrama (m)
Eremo; stadio di vita; i quattro stadi
di vita della società tradizionale indù:
celibato e studio (brahmacarya), responsabilità
familiare e sociale (grhastya), anacoresi (vanaprasthya),
rinuncia totale (samnyasa); gli stati di coscienza che
determinano le corrispondenti condizioni di esistenza;
uno dei dieci ordini monastici (dasanamin) fondati da
Sankara.
Astanga (a)
Ottuplice, avente otto parti.
Astangayoga (m)
Gli otto mezzi (anga) o passi dello
Yoga.
Asteya (n)
Non appropriazione, una delle proibizioni
(yama) nel Rajayoga di Patanjali.
Asura (m)
Geni di ordine inferiore, spiriti
delle tenebre assimilabili alla disarmonia; demoni. Si
oppongono ai deva, spiriti della luce.
Atman (m)
Il Sé, lo Spirito, la pura
Coscienza. L’atman è l’Assoluto in
noi, completamente fuori del tempo-spazio-causa e, in
quanto tale, è identico al Brahman, Assoluto in
sé. Con la sua sola presenza l’atman dà
vita a tutto e tutto si riassorbe nell’atman.
Aum (m)
La sacra sillaba Om (omkara) scomposta
nei suoi elementi costitutivi: a, u, m; la base di tutti
i suoni; la parola universale simbolo di Dio. L'Aum dei
Veda divenne l’Hum dei tibetani, l’Amin dei
musulmani e l’Amen per gli egizi, i greci, i romani,
gli ebrei e i cristiani.
Avastatraya (n)
I tre stati: veglia-grossolano (Virat),
sogno-sottile (Hiranyagarbha), sonno profondo-causale
(Isvara) sui quali il Vedanta conduce la sua investigazione
–discriminazione (viveka) seguita dal distacco (vairagya)
o trascendenza onde pervenire allo svelamento della Realtà
ultima o Quarto (Turya).
Avatara (n)
La "discesa" del Divino
in forma umana, incarnazione di un Principio per ristabilire
il Dharma.
Avidya (f)
Non conoscenza, ignoranza metafisica;
ignoranza che verte sulla Realtà o noumeno, ovvero
sulla natura dell’Essere. E’ l’aspetto
individualizzato dell’Ignoranza cosmica universale
o maya. E’ l’avidya che genera l’illusione
dell’esistenza separata: essa non è dunque
opposta bensì sovrapposta alla vidya o conoscenza
della Realtà.
Ayur Veda
Scienza medica; è una scienza
tradizionale che nella cura delle malattie agli inizi
si basava essenzialmente sull’impiego di elementi
naturali: acqua, erbe e minerali. L’origine dell’Ayur
Veda va ricercata nell’Atharva veda riconosciuto
come la base della medicina indù.
torna
a inizio pagina
|
Badarayana
Secondo la tradizione è il codificatore
del darsana Vedanta e l’autore del Bramasutra o Vedantasutra;
sovente è identificato a Vyasa.
Bandha (m)
Appoggio, connessione, legame, relazione;
schiavitù dovuta all’ignoranza della propria
natura di Essere infinito.
Bhagavadgita
“Il Canto del Beato”. Si
ritrova nel sesto libro del Mahabharata, la grande epopea
indiana attribuita al leggendario Vyasa. E’ un’opera
poetica e filosofica che viene fatta risalire al V secolo
a. C.; insieme alle Upanisad classiche e al Brahmasutra
costituisce la Triplice Scienza (Prasthanatraya) del Vedanta.
La scena in cui si svolgono gli episodi della Bagavadgita
è il campo Kuruksetra, il campo di battaglia in cui
si svolge l’epilogo della guerra dei Kaurava contro
i cugini, i Pandava. L’incidente della guerra è
solo un pretesto per offrire a Krsna l’opportunità
di prospettare ad Arjuna un dialogo realizzativi e iniziatico
basato sull’insegnamento dei Veda. La Bagavadgita
contempla la metafisica e l’etica: è Scienza
del reale (brahamavidya) e pratica yoga (yogasastra); concilia
la conoscenza (jnana) e l’azione (karma), l’insegnamento
upanishadico riguardo al Brahman trascendente, la bakti
del movimento Bhagavata e la concentrazione logica. Per
la sua potenza espressiva e per il suo prodigioso insegnamento
viene considerata una Upanisad.
Bhagavan (m,
a)
Il Signore, il Beato, il Saggio, termine
con il quale si riferisce al Signore; glorioso, illustre;
divino, santo, venerabile: Epiteto riferito alle Divinità,
ai santi o a personaggi rispettabili.
Bhairava (a, m)
“Il terrifico”, nome di
Siva nel suo aspetto di trasformatore e quindi il distruttore
della forma.
Bhajana o Bahajan (n)
Adorazione, devozione; omaggio riverente;
canto devozionale in lode del Signore.
Bhakti (f)
Devozione ardente, amore per il Divino;
fede, costanza e attaccamento alla Divinità sotto
qualsiasi condizione; assenza di egotismo; la via dell’amore,
della devozione, dell’abbandono, della dedizione alla
Divinità.
Bhavana (n)
Venuta all’esistenza; manifestazione.
Bhavani (f)
Colei che dà la vita; altro nome
di Parvati.
Bedha (m)
Differenziazione, distinzione, molteplicità.
Secondo il Samkhya la pluralità formale della prakriti.
Bhuh bhuvah svah
La triplice formula sacra (vyahrti)
indicante consecutivamente la terra, l’atmosfera e
il cielo; triplice invocazione pronunciata nel corso dei
riti vedici e che si riferisce ai tre mondi: terrestre,
intermedio e celeste. Queste tre parole compongono la mahavyahrti.
Bhuta (n)
L’esistente, sostanza componente
o costituente, elemento primordiale. Con questo termine
si designano gli elementi primi della natura di cui, secondo
la concezione vedantica, è costituita la manifestazione
universale nel suo aspetto formale sottile e grossolano.
Bija (n)
Seme, germe, causa prima; contenuto
coscienziale.
Bijamantra (m)
Suono-seme principiale; mantra, o sillaba
mistica, associato a ciascuno dei cakra.
Bindu (n)
Punto, cerchio. E’ simbolo della
condizione germinale o principale, quindi dell’unità
indifferenziata.
Bodhi (m)
Pensiero illuminato, perfetta illuminazione,
integrale risveglio alla coscienza; Conoscenza pura.
Bodhisattva (m)
Lett. "colui la cui natura è
pura Conoscenza". Per il Buddhismo è l’essere
risvegliato e realizzato che, rinunciando al nirvana, si
consacra al risveglio delle anime non liberate.
Brahma (m)
Uno dei tre aspetti della Trimurti indù,
ossia della triplice forma con cui si manifesta l’Essere
qualificato, Brahman saguna (saguna: con attributi) o Isvara,
e corrisponde precisamente all’aspetto creatore, aspetto
costruttivo dell’intero mondo dei nomi e delle forme.
E’ il principio manifestante dell’Universo,
in relazione a quello conservatore (Visnu) e quello trasformatore
(Siva).
Brahmacarya (n)
Il primo dei quattro stadi di vita tradizionale,
quello del celibato e dello studente; continenza, l’astenersi
da qualsiasi godimento sensoriale; padronanza perfetta dei
sensi; condotta improntata alla consapevolezza brahmanica;
uno degli yama nel Rajayoga di Patanjali.
Brahman o Brahma (n)
La Realtà assoluta, l’Assoluto
in sé. L’Uno-senza-secondo. Brahman è
l’Essere non qualificato (nirguna), il mondo è
lo sviluppo di una delle sue infinite possibilità
di qualificazione. In quanto Assoluto, Brahma non differisce
dall’atman, che è l’Assoluto nell’essere,
sì che la totale e definitiva liberazione può
compiersi solo nella piena consapevolezza dell’identità
(aikya) tra atman e Brahman.
Brahmarandhra (n)
La fessura di Brahman, sutura sagittale
del cranio attraverso cui il jivatman si congiunge con il
Brahman, oppure la kundalinisakti si reintegra con Siva.
Corrisponde al Sahasraracakra.
Buddha (pp)
Risvegliato, appellativo attribuito
a colui che si è "risvegliato" o "illuminato".
Secondo la Dottrina buddista vi sono stati e vi saranno
dei Buddha; tra questi va menzionato il Gautama, il fondatore
storico del Buddhismo.
Buddhi (f)
Intelletto superiore, intuizione, intelligenza;
una delle quattro facoltà dell’organo interno
(antahkarana), quella dell’intuizione discriminativa;
la parte più sottile e pura dell’organo interno.
Buddhimayakosa (m)
Involucro fatto di intelletto; la guaina
del Sé che è costituita di pura Intelligenza
e avvolge direttamente l’involucro della beatitudine.
torna
a inizio pagina
|
Caitanya
Fondatore di una delle quattro principali
correnti Vaisnava e grande devoto del Signore. Fu ritenuto
un’incarnazione di Krsna.
Cakra (n)
o Chakra
Ruota, cerchio, centro, plesso. Nello
yoga, i sette centri occulti di vita e coscienza nella spina
dorsale e nel cervello, che animano i corpi fisico e astrale
dell'uomo. Questi centri sono chiamati chakra ("ruote"),
perché l'energia concentrata in ciascuno di essi
è quale si irradiano raggi di luce ed energia vitali.
L’anatomia e la fisiologia indù riconoscono
sette cakra principali situati lungo la colonna vertebrale,
dal coccige fino al sommo della testa. Corrispondono a centri
di gravità della coscienza e delle sue determinazioni
nell’ambito dell’individualità. Lo yogi
ne prende coscienza nella sua meditazione e perviene a situarli
esattamente. Sono rappresentati sotto forma di loti (padma)
che l’ascesa di kundalini colora, anima e dischiude.
Ogni cakra è in stretta corrispondenza con certe
funzioni fisiche, mentali, vitali e spirituali ed esprime
un determinato stato di coscienza. I cakra rappresentano
determinazioni della energia-consapevolezza o sakti; questa
giace, virtualmente "arrotolata" (kundalini),
alla base della colonna vertebrale, nell’ultimo cakra
(muladhara), assopita ma pronta a destarsi come un serpente.
Lo yoga in generale tende a reintegrare tali determinazioni,
di per sé limitanti, nella pura Coscienza (Siva)
la quale è priva di limite e di forma, cioè
infinita. La conoscenza e la sperimentazione delle funzioni
specifiche dei cakra rivestono pertanto un’importanza
fondamentale, sempre che siano ottenute sotto una sapiente
ed esperta guida.
Candra (a,
m)
Risplendente come oro; rilucente; la
luna; la sfera della luna.
Citta (a,
n)
La sostanza mentale in cui si condensa
la pura Coscienza-cit; il pensiero individuale e formale;
facoltà che dà "forma" alle idee
e le associa tra loro; una delle quattro facoltà
dell’organo interno o antahkarana: è il ricettacolo
di tutti i ricordi o impressioni (vasana) e di tutte le
tendenze o semi mentali (samskara).
Cittavrttinirodhah
“La sospensione delle modificazioni
della mente” che Patanjali identifica con lo Yoga
stesso.
torna
a inizio pagina
|
d
Darsana (n)
Visione benefica di un Saggio, l’occasione
in cui si può contemplare un Saggio. Punto di vista,
veduta, prospettiva.Il termine si applica in particolare
alle sei scuole ortodosse della filosofia indù: Samkhya,
Yoga, Vaisesika, Nyaya, Purva Mimansa e Uttara Mimansa o
Vedanta, considerate con come “sistemi” bensì
come “punti di vista” su una sola e unica Dottrina
contenuta nei Veda. In quanto in accordo con il loro Principio
vedico, essi non possono contraddirsi, mentre si completano
e si chiariscono a vicenda.
Dasendrya (n)
I dieci sensi, vale a dire i cinque
karmendriya (organi di azione ) e i cinque jnanendriya (organi
di percezione).
Deva (m)
Colui che risplende; essere angelico,
divinità; princìpi funzionali nell’ambito
dell’individualità grossolana e sottile.
Devaloka (m)
I mondi degli Dei, sfere superiori di
esistenza, e quindi di conoscenza; condizioni superumane
acquisite con le azioni virtuose, ma comunque limitate e
relative; mondo dei princìpi secondi dell’Essere.
Devavani (f)
La voce divina.
Devi (f)
La Madre divina; una Dea; un termine
di rispetto che viene applicato al nome di una signora.
Dhamma (m)
Termine pali equivalente al sanscrito
dharma.
Dhammapada
“Il sentiero del Dharma”,
titolo di un’opera fondamentale del Buddismo.
Dhanvantari
Nome di un Rsi che per primo si dedicò
all’applicazione della scienza medica ed al quale
viene attribuita la compilazione dell’Ayur Veda; il
medico degli Dei: si dice che sia emerso dal rimestamento
dell’Oceano tenendo nelle proprie mani una coppa di
amrta, la bevanda che dona l’immortalità.
Dharana (f)
Concentrazione; accentramento dell’attenzione
e della consapevolezza su un solo punto od oggetto della
mente. E’ il sesto passo del Rajayoga di Patanjali
che prelude e prepara alla meditazione (dhyana) vera e propria.
Dharma (m)
Questa parola deriva dalla radice dhr,
che significa sostenere, preservare, "indossare",
e nel suo significato più generale, designa un "modo
di essere"; vale a dire, la natura essenziale di un
essere. Dharma corrisponde perciò all’Equilibrio
universale, Equilibrio-Armonia, quindi dovere-giustizia.
Il Dharma universale comprende quello individuale, e questo
è parte integrante di quello. Nel senso metafisico
il Dharma rappresenta ciò attraverso cui si manifesta
l’Armonia quale espressione dell’Unità
dell’Essere. Il Dharma fondamentale dell’uomo
è la presa di coscienza pratica della propria Natura
divina, che permea tutti gli esseri.
Dathu (m)
La sostanza, l’elemento essenziale,
la radice; le sette sostanze secondarie che compongono il
corpo: carne, midollo, ossa, pelle, sangue, grasso, sperma;
il “seme” o la radice morfologica o concettuale.
Dhyana (n)
Meditazione. E’ il settimo passo
del Rajayoga di Patanjali nel quale la concentrazione (dharana),
ancora discontinua e superficiale, cede il posto al flusso
costante e continuo della consapevolezza verso l’oggetto
di meditazione. Dhyana prepara il samadhi o contemplazione
nel quale v’è completa fusione con l’oggetto.
Diksa (f)
Iniziazione, consacrazione.
Dosa (m)
Errore, offesa; lo squilibrio dei tre
umori del corpo umano (tridosa).
Durga
“Colei che difficilmente si può
avvicinare”, altro nome della Sakti o Energia divina
di Siva, conosciuta anche come Bhavani, Kali, Parvati, Sati,
Uma.
torna
a inizio pagina
|
Ganesa
Uno dei due figli di Siva e Uma generato
da Uma senza il concorso di Siva. Colui che rimuove gli
ostacoli sul cammino spirituale; è la divinità
dalla testa di elefante protettrice di ogni impresa e
simbolo dell’attività intelligente. Viene
invocato all’inizio di ogni rito e pratica religiosa.
Ganga (f)
“Dal rapido corso”; il
Gange, il sacro fiume dell’India che nasce dall’Himalaya
(dalla Gangotri) a 5000 metri di altezza e scorre a Nord
dell’India sfociando nel Golfo del Bengala.
Garuda
Il mitico re degli uccelli. E’
il veicolo di Visnu o Krsna.
Gaudapada
Maestro del Vedanta Advaita di cui
è stato il primo codificatore. Maestro spirituale
di Sankara.
Gauri (f)
Madre divina, la Splendente; un nome
di Parvati.
Gautama o Gotama
Il nome del Buddha.
Gayatri (f)
Nome di un celebre verso del Rg Veda;
la Divinità che presiede all’intelletto e
all’intuizione.
Gayatrimantra (m)
Il sacro verso del Rg Veda (III, 62,
10) ripetuto dai brahmana nelle loro invocazioni: “Aum
Bhuh bhuvah svah tat savitur varenyam bhargo devasya dhimahi
dhiyo yo nah pracodayat: meditiamo sullo splendore di
quell’Essere divino (origine dei tre mondi). Possa
Egli dirigere sul sentiero della Verità i raggi
del nostro intelletto”. La Gayatri è divisa
in tre parti in cui la prima è costituita dal pranava
e dai mahavyahrti (sacre sillabe): aum bhuh bhuvah svah.
Il cantore contempla la gloria della Luce che illumina
i tre mondi o regioni d’esperienza. La seconda parte
rappresenta la Gloria, lo Splendore e la Grazia che emanano
da quella Luce: tat savitur varenyam bhargo devasya dhimahi.
La terza parte è una preghiera per la liberazione
finale per mezzo del risveglio dell’intelligenza
innata che come luce pervade l’universo: dhiyo yo
nah pracodayat. E’ un’invocazione universale
che non richiede misericordia o perdono ma un chiaro intelletto,
così che la Verità possa esservi riflessa
senza distorsioni o deformazioni.
Gherandasamhita
“La raccolta di Gherandha. E’
un trattato di Hathayoga. Assieme alla Sivasamhita e alla
Hathayogapradipika è uno dei più importanti
trattati per la conoscenza dell’Hathayoga.
Gita (f)
Canto; nome dato ad alcuni scritti
sacri. Si compone di due sillabe, gi e ta, stando la prima
per "sacrificio" e la seconda per "spiritualità".
Pertanto la Gita insegna tanto il sacrificio quanto la
vera natura dell’anima e il modo di realizzare il
Divino nell’uomo.
Gopala (m)
Guardiano, protettore, pastore; epiteto
di Krsna. E’ anche simbolo dei sensi che vagano
nel mondo esterno e Gopala è il Signore che controlla
e guida i sensi.
Guna (m)
Filo, corda; qualità costitutiva,
attributo, caratteristica. I guna sono alla base della
manifestazione, sia nel piano orizzontale degli "effetti"
sia nella gerarchia verticale delle cause. I guna sono
tre, complementari e correlati reciprocamente: sattva
(equilibrio), rajas (attività) e tamas (passività).
Guru (m)
Quando un devoto è pronto a
cercare seriamente Dio, il Signore gli manda un Guru.
Attraverso la saggezza, l'intelligenza, l'autorealizzazione
e gli insegnamenti di un tale Maestro, il discepolo è
in grado di esaudire il desiderio della sua anima per
la manna della percezione di Dio. Un tale Guru, inaricato
da Dio d'aiutare i ricercatori sinceri in risposta al
profondo appello della loro anima, non è un comune
maestro, ma un veicolo umano di cui Dio usa il corpo,
il linguaggio, la mente e la spiritualità come
canali attraverso i quali Egli attira e guida le naime
sperdute verso il ritorno alla loro casa d'immortalità.
Un Guru è una incarnazione vivente della verità
delle Scirtture. E' un agente di salvezza mandato da Dio
in risposta alla domanda del devoto d'essere liberato
dalla shiavitù della materia; Maestro spirituale;
precettore colui che elimina l’ignoranza: gu significa
oscurità o ignoranza, e ru sta per rimozione; ogni
persona venerabile e rispettabile; colui che compie cerimonie
purificatrici e istruisce nei Veda.
Guru (a)
Pesante, gravoso; grande; lungo; esteso;
importante.
Gurudeva (n)
Titolo onorifico dato a un Maestro
spirituale.
Gurupurnima (f)
Il giorno della luna piena del mese
di asadha (giugno-luglio) dedicato alla festa del guru.
E’ il giorno in cui Narada coi suoi insegnamenti
rimosse ogni dubbio dalla mente di Vyasa.
Guruseva (f)
Il servizio disinteressato reso dal
discepolo al guru senza alcun movente che l’amore.
torna
a inizio pagina
|
Ham
Il suono-seme (bija-mantra) del Visuddhacakra.
E’ anche l’abbreviazione di aham (io), che compare
in diversi mantra, per esempio: "So ’ham: io
sono Quello", mantra di identificazione coscienziale
del jiva con il Brahman.
Hamsa (m)
Il Cigno simbolico, veicolo di Brahma,
che cova l’Uovo del Mondo. Simboleggia anche i due
aspetti dell’inspirazione (ham, l’essere individuato)
e dell’espirazione (sa, Quello, l’Essere assoluto)
che caratterizzano il ciclo vitale ed esistenziale di ogni
ente, ovvero l’emergenza della forma e la sua soluzione
nell’Essenza.
Ham-sah
Mantra sacro, altra forma per "So
ham".
Hanuman
Uno dei devoti più fedeli, umili
e coraggiosi dell’avatara Rama. E’ rappresentato
come una scimmia di forza e valore straordinari.
Hara
Nome attribuito a Siva e che significa
"colui che porta via"; il Trasformatore.
Hathayoga (m)
Lo yoga che ha per meta l’armonizzazione
e il dominio del corpo trasformandolo in tempio dello spirito.
L’espressione hathayoga, "yoga violento",
si riferisce ad un insieme di posizioni e purificazioni
corporee, di tecniche di controllo del soffio vitale e stimolazione
delle energie latenti nell’uomo. Lo Hathayoga prende
il corpo e le funzioni vitali come strumenti di perfezione
di realizzazione.
Hathayogapradipika
"La lucerna dello Hathayoga".
E' un trattato che descrive le varie posizioni (asana),
le tecniche di controllo del soffio vitale (pranayama) e
un'esposizione dei metodi per provocare il risveglio della
kundalini.
Himalaya (m)
La dimora delle nevi, nevi perenni;
la regione montuosa che si estende lungo i confini settentrionali
dell'India. E’ considerata la dimora degli Dei e in
essa è situato anche il mitico monte Meru che rappresentava
l'axis mundi, l'origine dell'energia della terra. Anche
Himagiri.
Hinayana
Il “Piccolo Veicolo”, una
delle due maggiori correnti del Buddismo. L’altra
scuola è denominata Mahayana o “Grande Veicolo”.
Hinayana meglio Theravada è il sentiero degli Anziani
aderente alla piena formulazione della Dottrina del Buddha.
Mentre il Mhayana è la Dottrina formulata posteriormente
e che ha inglobato spunti dottrinari eterogenei, non escluso
lo stesso Cristianesimo.
Hindi (f)
La lingua derivata dal sanscrito parlata
nella valle del Gange.
torna
a inizio pagina
|
Ida (f)
Una delle tre nadi principali, situata
sul lato sinistra della susumna. E’ simmetrica alla
pingala rispetto alla susumna, cioè quella centrale.
E’ la corrente pranica in relazione con la luna mentre
pingala lo è col sole.
Indra
Il Potente, il Supremo, il Capo degli
Dei vedici. Divinità della folgore e della tempesta.
Istadevata (f)
La Divinità che assorbe la nostra
devozione; il Principio immanifesto prescelto per la contemplazione.
Isvara (m)
Personalità divina; rappresenta
quello che potremmo definire il Dio-Persona. Isvara è
il Signore di maya. E’ Isvara che compendia e sintetizza
la Triplice Forma manifestante (Trimurti) nelle sue modalità
di creazione (Brahma), conservazione (Visnu) e dissoluzione
(Siva) dell’universo come anche di ogni singolo ente
o evento.
Isvarapranidhana
L’offerta al Signore del proprio
agire, pensare, essere; l’abbandono ad Isvara, uno
dei cinque niyama nel Rajayoga di Patanjali.
Itihasa (m)
Lett. “in questo modo (iti) dicono
(he) che sia accaduto (hasa): leggenda tradizionale, poemi
epici ma non in senso profano. Fanno parte degli Itihasa
il Ramayana e il Mahabharata nel quale si trova la Bagavadgita.
torna
a inizio pagina
|
j
Japa (m)
Ripetizione di un bija o mantra; il
mormorare un mantra.
Jiva (m)
Essere vivente (jivin), anima individuata.
Il jiva è la particola infinitesima di Isvara, ed
è solo riconducendosi a Esso che può, infine,
risolversi nel Brahman.
Jivanmukta (pp)
Liberato in vita. Colui che è
pervenuto alla liberazione (mukyi, moksa) senza abbandonare
il corpo grossolano, cioè durante l’esistenza
corporea. Colui che, benché dotato di corpo fisico,
è riuscito a realizzare la propria identità
con l’Assoluto inqualificato.
Jnana (n)
Conoscenza, da jna (conoscere); Conoscenza
catartica e liberatrice. Lo jnana è di due tipi:
visayajnana, la conoscenza oggettiva del mondo; abhedajnana,
la conoscenza integrale dell’identità del Brahaman
e del jiva individuale.
Jnanayoga (m)
Lo yoga della Conoscenza. I suoi postulati
sono: il discernimento intuitivo (viveka) tra ciò
che è reale (Sé-atman) e ciò che non
lo è (io empirico, non Sé), e il distacco
(vairagya) da ciò che non è reale-costante.
La reintegrazione (yoga) nell’Assoluto operata attraverso
la Conoscenza –consapevolezza.
Jnanendriya (n)
Organi di conoscenza, facoltà
di percezione sensoriale; i cinque sensi.
torna
a inizio pagina
|
Kabir
Santo poeta mistico dell’India
del Nord. Espresse la sua devozione in poesia e musica.
Kaivalya (n)
Assolutezza, unità assoluta
(non dualità); stato di Coscienza priva di dualità.
E’ la meta dello Yoga il cui conseguimento coincide
con la Realizzazione dell’atman.
Kailasa (m)
Vetta dell’Himalaya; è
la montagna sacra per eccellenza dell’Induismo ed
è venerata come tale anche dal Buddhismo. Simbolicamente
è il vertice supremo dell’essere umano, residenza
del Signore.
Kalacakra (n)
La ruota del tempo; ciclo, rivoluzione
del tempo.
Kali (f)
Il colore nero o blu scuro; una forma
di Durga, la Sakti si Siva, nel suo aspetto trasformatore.
Rappresenta il Principio eterno della natura tradizionalmente
raffigurata con quattro braccia, eretta sulla forma coricata
di Siva.
Kaliyuga (n)
L’era tenebrosa, oscura, chiamata
anche l’età del ferro; il quarto dei quattro
yuga. L’era attuale il cui inizio è stato determinato
dall’avvento dell’avatara Krisna.
Kamala (n)
Il fiore del loto.
Kapha (m)
Uno dei tre umori (tridosa) del corpo,
il flemma.
Karma o Karman (n)
Azione, attività, principio di
causalità; effetti risultanti da un’azione;
rito. Questa parola ha significati diversi; sacrificio,
azione rituale, ecc. In special modo significa la serie
causale che ci farà raccogliere nel corso delle vite
successive il risultato di ciò che abbiamo fatto
e pensato. Il karma può considerarsi come "causa
ed effetto" dell’azione, tale da coinvolgere
e costringere l’essere nel perenne ciclo del divenire
(samsara), della trasmigrazione da una condizione di coscienza-esistenza
all’altra.
Karmayoga (m)
Lo yoga dell' "azione senza azione",
sentiero spirituale che consiste nell’agire in questo
mondo senza ricercarne i frutti; il distacco dal godimento
del frutto dell’azione. Con il retto e giusto agire
e con l’abbandono dei frutti dell’azione l’individuo
si trascende.
Karmendriya (n)
Organi di azione, le cinque facoltà
che corrispondono alle funzioni esplicate da: voce, mani,
piedi, organi di generazione e di escrezione. Sono coordinati
dalla mente (manas).
Karuna (f)
Pietà, compassione, una delle
virtù da coltivare per la purificazione della mente.
Kevala (a)
Assoluto, incondizionato. Designa l’isolamento
della coscienza dalla trasmigrazione, quindi lo stato incondizionato
(kaivalya) dell’essere liberato (mukta).
Klesa (m)
Afflizione, sofferenza di carattere
esistenziale dovuta all’ignoranza della propria natura
di Essere-Coscienza-Beatitudine assoluti (saccidananda).
L'avidya è la causa dei klesa.
Kosa (m)
Guscio, involucro, guaina; involucro
energetico. Secondo il Vedanta, cinque guaine si sovrappongono
al Sé: anandamaya, vijnanamaya o buddhimaya, manomaya,
pranamaya, annamaya. I kosa circoscrivono e racchiudono
il jivatman ma, nello stesso tempo, sono contenuti e compresi
nell’atman sicché ne costituiscono delle modificazioni
sovrapposte e come tali ne velano l’essenziale natura
di pura Consapevolezza.
Kriya (f)
Azione, attività, atto.
Kriyayoga (m)
Lo yoga dell’azione (karmayoga).
Anche preliminari del Rajayoga.
Krsna
Una delle grandi incarnazioni divine;
ottavo avatara di Visnu. E’ l’auriga Di Arjuna
nella Bagavadgita, rappresenta e simboleggia il Sé
impersonale.
Kumbhaka (m)
Lo stato di ritenzione del respiro che
può corrispondere ad un arresto (sahitakumbhaka)
o a un’estinzione (kevalakumbhaka) del flusso energetico-pranico
e di quello delle modificazioni mentali.
Kundalini (f)
Letteralmente "l’arrotolata".
Forza serpentina; energia nervosa e psichica posta nel loto
alla base della colonna vertebrale e ivi giacente in condizione
di virtualità potenziale. Viene risvegliata attraverso
lo yoga e portata ad ascendere lungo la susumna sì
da attraversare consecutivamente i vari loti-cakra fino
a reintegrarsi – in quanto energia-sakti – con
il principio purushico che è Siva al sommo del capo.
Rappresenta la consapevolezza dell’essere che attraversa
i vari stati relativi di coscienza fino a realizzare lo
stato supremo o assoluto. Viene eccitata dalla riconduzione
al centro delle energie laterali (ida e pingala) alla susumna
o dalla reintegrazione delle determinazioni dispersive nel
Principio immobile e immutabile.
torna
a inizio pagina
|
Laksmi (f)
La Sakti di Siva; la personificazione
della prosperità, l'energia di preservazione dell'essere.
Lam
Il suono-seme (bijamantra) del muladharacakra.
Laya (m)
Dissoluzione-trasformazione, fusione,
distruzione, assorbimento (pralaya): è correlato
all’assorbimento della mente sensoriale o finita nell’infinito.
Layayoga (m)
Lo yoga la cui sadhana consiste nell’assorbimento
coscienziale nei singoli centri (padma o cakra), quindi
nella loro totale reintegrazione nel Principio di coscienza.
Linga (n)
Il fallo quale simbolo dell’energia
creatrice.
Loka (m)
"Mondo", cosmo determinato
o sfera di influenza da non considerare in senso strettamente
spaziale. Condizione di esistenza determinata dallo stato
di coscienza-conoscenza. Vengono normalmente riconosciuti
tre mondi (triloka): svarga (il mondo superiore), prthivi
(il mondo intermedio) e patala (il mondo inferiore). Un’ulteriore
classificazione prevede quattordici mondi, sette superiori
(devaloka) e sette inferiori (pataloka).
torna
a inizio pagina
|
m
M
Terza lettera (M-matra) della sacra
sillaba Om (Aum); rappresenta la totalità dell’esistenza
nello stato immanifesto-causale quale unità di coscienza.
Maha (a)
G rande.
Mahabarata
“La grande India”, antico
poema epico (Itihasa) di cui fa parte la Bagavadgita. Il
più lungo poema epico della letteratura mondiale
composto dal poeta illuminato Vyasa.
Mahabhuta (n)
Elementi primi della natura a livello
grossolano o fisico-denso: etere, aria, fuoco, acqua, terra.
Mahadeva (m)
G rande Divinità; appellativo
di Siva.
Mahadevi (f)
La grande Dea, la Dea suprema; epiteto
di Parvati, Laksmi.
Mahasamadhi (m)
Il grande samadhi, in cui l’anima
(jivatman) abbandona definitivamente la forma corporea per
immergersi nell’Assoluto (Brahman), nell’Identità
suprema.
Mahasivaratri (f)
La grande notte di Siva, festa religiosa
in onore di Siva che si tiene nella quattordicesima notte
di luna calante del mese di gennaio-febbraio.
Mahatma (m)
Grande anima: appellativo dato a chi
ha raggiunto la perfezione morale e spirituale; uno spirito
nobile.
Mahayana (n)
Il “Grande veicolo”; nome
di una delle due grandi correnti del Buddismo sviluppatesi
entrambe dagli insegnamenti fondamentali del Buddha. L’ideale
etico del Mahayana è la condizione del Bodhisattva,
il conseguimento dell’illuminazione al fine di portare
sollievo a tutti gli esseri.
Mala (f)
Ghirlanda, corona; uno dei metodi di
recitazione dei mantra delle Upanisad.
Manas (n)
La mente, il senso interno, il mentale
in genere; mente individuata ed empirica, dotata di capacità
razionale-analitica. Rappresenta il campo di "sperimentazione"
dell’ego (aham).
Mandala (n)
Circolo, ruota; disco; orbita; associazione;
l’orizzonte visibile; un tipo di diagramma mistico
usato per invocare una Divinità; cosmogramma simboleggiante
un particolare stato di coscienza e, nello stesso tempo,
strumento per conseguirlo mediante la sua continua meditazione
e contemplazione; supporto per certi tipi di meditazione.
Manipuracakra (n)
Uno dei sette cakra situato all’altezza
del plesso solare; il più alto dei cakra inferiori,
ha come bijamantra il suono ram, cioè il mantra del
Fuoco. Anche nabhicakra.
Manomayakosa (m)
Il guscio costituito dalla mente empirica;
guaina mentale; la mente selettivo-istintuale che opera
tramite l’attrazione-repulsione; costituisce lo psichismo
inferiore in generale. Questa guaina è carica di
impulsi atavici, di ricordi e sospinge le guaine inferiori
o periferiche ad agire secondo i suoi interessi particolari.
Il suo dinamismo psichico agisce sulla guaina pranica attraverso
i cakra che condizionano lo stesso corpo pranico e quello
fisico. E’ in essa attivo il senso dell’io (ahamkara).
Mantra (m)
Una sezione dei Veda; inni usati negli
atti rituali; formula o parola sacra, versetti espressi
o meditati in parole durante la concentrazione e la meditazione;
parole o suoni di potere atti a far acquisire e stabilizzare
certi stati di coscienza; pensiero vibrante. Un mantra ha
due aspetti: il primo è manana, e significa che ciò
che si è ascoltato deve penetrare nella mente; il
secondo è trana, e vuol dire che qualunque cosa sia
penetrata nella mente vi deve essere fermamente stabilita
e preservata.
Mantrayoga (m)
Lo yoga basato sulle sacre formule verbali
(mantra) al fine di risolvere la mente in Brahman.
Manu (m)
L’Intelligenza cosmica, immagine
riflessa di Brahma che si esprime come il Legislatore primordiale
e universale. Non è un personaggio né un mito,
ma un Principio. E’ il prototipo dell’Uomo.
Rappresenta la funzione ordinatrice dell’Intelletto
universale.
Marga (m)
Via, sentiero realizzativo.
Mauna (n)
Il silenzio; lo stato del muni; la condizione
nella quale l’Unione (yoga) può veramente realizzarsi;
il Silenzio onnicomprensivo del Sé; il Silenzio che
simboleggia ed esprime la Coscienza dell’Assoluto,
cioè la Consapevolezza dell’Identità
con Brahman nirguna, il quale si instaura all’estinzione
di ogni relatività (nirvana).
Maya (a)
Ignoranza metafisica; fenomeno; il mondo
empirico fenomenico; tutto ciò che è modificazione
sovrapposta alla pura Coscienza del Sé; ciò
che non è né reale né non reale ma
che, dal punto di vista della Realtà, semplicemente
non è; il mondo del cambiamento e della trasformazione;
l’apparenza della Realtà-Brahman; il "sonno-sogno"
di Isvara.
Mayasakti (f)
Il potere della maya nella sua duplice
funzione velante (avarana) e proiettiva (viksepa). Essa
vela la Realtà unica e proietta l’immagine
illusoria ma “consistente” della pluralità.
Meru (m)
La mitica montagna d’oro e di
gemme dell’Himalaya. Essa rappresenta il punto centrale
dell’Universo attorno al quale si dice ruotino tutti
i pianeti.
Moksa (m)
Liberazione, emancipazione dal divenire-relativo,
affrancamento da maya e dal conseguente divenire trasmigratorio
(samsara); liberazione dall’ignoranza, dall’illusione,
dalla dualità gioia e dolore, dal ciclo delle nascite
e delle morti; riconoscimento della Verità.
Mudra (f)
Gesto, sigillo, simbolo; movimento gestuale
simbolico che accompagna la formulazione dei mantra o l’assunzione
di determinate "posizioni" (asana); atteggiamento
esteriore che simboleggia e indica un preciso stato interiore
di consapevolezza o, per analogia, di ausilio per raggiungerlo;
gesto simbolico di determinati stati di coscienza e quindi
di Conoscenza che, assieme ai mantra, ecc., può suggellare
il particolare rito con cui il guru conferisce l’iniziazione
al discepolo qualificato.
Muka (m)
Uno dei tre tipi di suono, il suono
del silenzio; suono prodotto dal primordiale movimento che
provocò l’emergere dalla maya da Brahman: l’Aum.
Mukta (pp)
Liberato, emancipato dai vincoli di
maya e del samsara.
Muladharacakra (n)
Uno dei sette cakra o loti (padma),
situato alla base (adhara) della colonna vertebrale, nel
quale è raccolta kundalini (l’arrotolata).
Il suo bijamantra è il suono lam. E’ in stretta
connessione con il principio individuale dell’essere.
E’ il cakra dove, per analogia, la coscienza è
condensata nello stato più grossolano, massivo, inerziale.
Mulaprakrti (f)
La natura primordiale; la natura contenente
le indefinite modalità di sviluppo manifesto nell’unità
indifferenziata.
Muni (m)
Asceta che pratica il silenzio; colui
che conosce il valore del Silenzio (mauna); lo stato di
coscienza di colui che ha realizzato l’Assoluto non
qualificato, il Sé come Silenzio onnipervadente in
quanto Coscienza pura.
Murti (f)
"Forma", manifestazione formale,
incarnazione.
torna
a inizio pagina
|
Nabhicakra
(n)
" Il cakra che sta nel fulcro".
Altro nome per il manipuracakra in quanto centro della coscienza
individuale. E' il più alto dei cakra inferiori,
ed è sito all'altezza del plesso solare, quindi al
di sotto del cakra in cui simbolicamente risiede il jivatman
(anahata). E' il perno su cui ruotano le indefinite determinazioni
della coscienza individualizzata esprimentisi nel modo e
nella tensione "focali" del desiderio-avversione,
attrazione-repulsione, ecc. Il bijamantra è ram.
Nada (m)
Tono, energia vibratoria che si manifesta
come suono.
Nadabrahma (m)
Il suono di Brama, l’aspetto creatore
della Trimurti.
Nadi (f)
Canali di natura sottile. Sono conduttori
di prana in senso lato. Rappresentano le possibilità
di determinazione della coscienza e costituiscono quindi
la "struttura" sottile dell'essere individuato,
ovvero la struttura luminosa-energetica. Le nadi principali
sono: ida, pingala e susumna lungo la cui direttrice sono
disposti i vari loti o cakra.
Namas (n)
Saluto reverenziale,inchino, adorazione,
rispettosa obbedienza; l’inchino a mani giunte dedicando,
con l’unione delle dieci dita, i dieci sensi alla
Divinità. E’ l’espressione esteriore
dell’abbandono interiore.
Namaskara (m)
Il prostrarsi davanti alla Divinità;
la prostrazione resa con le otto parti del corpo (ginocchia,
piedi, mani, petto, intelligenza, fronte, parola, vista).
Nanak
Il primo guru e fondatore della religione
dei Sikh.
Narayana
Uno dei nomi di Visnu, considerato come
il Signore dell’universo.
Nataraja (m)
“Il Signore della danza”;
appellativo di Siva danzante. Tale danza rappresenta la
manifestazione. E’ il simbolo dell’incessante
creazione, conservazione e trasformazione dell’universo,
e segno del perfetto equilibrio tra vita e morte.
Neti neti
“Non questo, non quello”.
Formula di negazione mediante la quale il jnanayogin scarta
successivamente tutto ciò che è apparenza
per arrivare finalmente alla sola Realtà, Brahman.
La formula opposta è “iti iti” (“è
questo, è quello) mediante la quale il jananyogin
ingloba a poco a poco tutto ciò che percepisce nella
Realtà dell’Unico. L’insieme delle due
formule “neti neti“ e “iti iti”
costituisce perciò l’essenza della sadhana
dello janayoga.
Nidra (f)
Il sonno, il sonno della mente; il torpore
mentale; l’equivalente dell’ignoranza connaturata
al jiva (avidya) fino a che questi non ha realizzato l’ultima
Verità.
Nirbijasamadhi (m)
Samadhi “senza seme”, consegue
al sabija o samadhi “con seme”. Corrisponde
al nirvikalpasamadhi, in cui la distinzione “conoscente-conoscenza-conosciuto”
è stat riassorbita nell’unità assoluta
della pura Coscienza, la quale è priva di oggetti,
modificazioni, dualità.
Nirguna (a)
Senza attributi, non qualificato, assoluto.
Si applica al Brahman supremo. Lo stato di nirguna non è
uno stato negativo, in quanto la negazione, in questo caso,
equivale all’infinita affermazione; non rappresenta
un "vuoto" bensì un’infinita Pienezza
(purna).
Nirvana (n)
Estinzione, spegnimento, soluzione.
Anche nirvrtti. Stato supremo nel quale l’aspetto
individuale (separato) dell’essere è scomparso
per far posto alla coscienza della Realtà Una. Estinzione
dell’impulso karmico che determina l’esistenza
e il movimento espressivo della coscienza individuata (jiva),
cioè del riflesso di coscienza atmica, e conseguente
soluzione e assorbimento del jiva stesso nell’atman
non duale.
Nirvikalpasamadhi (m)
Il samadhi senza differenziazione che
conduce alla realizzazione metafisica del Brahman nirguna
o Assoluto inqualificato.
Nirvrtti (a)
Esente da modificazioni (vrtti). E’
anche sinomino di nirvana.
Niyama (m)
Osservanze. Il secondo passo del Rajayoga
di Patanjali.
torna
a inizio pagina
|
Ojas
E’ la capacità potenziale
dell’essere.
Om
La sillaba sacra fra tutte, la sillaba
imperitura (aksara). E’ il simbolo dell’assoluto-Brahman,
dell’Infinito e anche di tutte le concezioni che l’uomo
può farsi del Supremo, del Divino. Questa sillaba
fa parte di quasi tutti i mantra. Il simbolo grafico che
la rappresenta in sanscrito è ugualmente considerato
in tutta l’India come particolarmente sacro. E’
il simbolo della Totalità e, nello stesso tempo,
dell’Unità assoluta (Non-dualità) che
la trascende. La sillaba Om (omkara) è un importantissimo
"seme" di meditazione in quanto gli elementi che
la compongono, cioè i suoni-lettere A, U, M, stanno
a indicare precisi stati di coscienza-consapevolezza. Essi
esprimono rispettivamente il piano grossolano (A), quello
sottile (U) e quello causale (M) e tutte le loro rispettive
modalità di conoscenza, a livello individuale e universale,
nonché i corrispondenti stati di coscienza.
Omkara (m)
La sillaba Om. La sillaba Om è
il simbolo onnicomprensivo di tutti i suoni e dello stesso
silenzio (mauna) quale Coscienza atmica onnipervadente (vedi
pranava).
Om tat sat
Quello è la Realtà. Il
triplice simbolo di Brahman.
torna
a inizio pagina
|
p
Pada (m,
n)
" Piede", nel senso di paragrafo,
parte, divisione, capitolo, condizione; "misura",
piede ritmico poetico; luogo o stato; "quarto"
della sillaba Om (la sillaba Om ha quattro parti o pada
indicati dalle lettere a, u, m che la compongono e dal suo
suono silenzioso).
Padma (m,
n)
Il loto, il fiore del loto. Designa
anche i cakra, i quali sono rappresentati da loti con petali.
Pancakosa (m)
I cinque differenti "involucri"
o guaine (kosa) che racchiudono l’atman e costituiscono
la struttura umana.
Pandit o Pandita (m)
Studioso degli Sastra; sapiente, erudito
della Scienza sacra; dotto.
Panduranga (m)
Altro nome di Krsna. Krsna è
anche la guida (ranga) dei Pandava e perciò viene
anche chiamato panduranga. Epiteto di Visnu. Pandu significa
“bianco” e ranga significa “colore”
quindi panduranga significa bianco immacolato.
Parabrahman (n)
Il Brahman supremo; il Brahman senza
attributi (nirguna), l’Assoluto metafisico. Comprende
l’aparabrahman, il Brahman con attributi (saguna)
e lo trascende.
Paramguru (m)
Il guru supremo; anche il Maestro del
Maestro. Anche paraguru.
Paramahansa (m)
“Cigno trascendente”; il
supremo ordine ascetico dei samnyasin; un Saggio realizzato;
un conoscitore che ha raggiunto la Verità; asceta
di rango molto elevato.
Paramartha (m)
La Realtà suprema, assoluta,
incondizionata.
Paramatman (n)
Il Sé supremo che è identico
al Brahman; Spirito supremo.
Parampara (f)
La catena dei Maestri nella trasmissione
della Dottrina tradizionale.
Paranirvana (n)
Il nirvana supremo, la definitiva estinzione
dell’individualità nel Sé assoluto e
impersonale.
Parvati (f)
Sakti di Siva. Questo nome indica che
è figlia della montagna (Himalaya). Rappresenta la
forza, le corrisponde l’attributo di mauna. Altri
suoi nomi sono Bhavani, Durga, Gauri, Kali, Sati, Uma ognuno
dei quali indica un aspetto diverso dello stesso Principio.
Patanjali
Codificatore del darsana Yoga. Nella
sua opera Yogasutra ha esposto gli aspetti filosofici e
pratici del Rajayoga o Yoga regale.
Pingala (f)
Una delle tre nadi principali, situata
sul lato destro della susumna. E' simmetrica alla ida rispetto
alla susumna, cioè quella centrale. E' la corrente
pranica in relazione col sole, mentre ida lo è con
la luna.
Pitta (f)
La bile, uno dei tre umori del corpo
(tridosa).
Prakrti (f)
“Natura”. Per il Vedanta
è l’equivalente di maya.
Pralaya (m)
Dissoluzione. Corrisponde allo stato
di sonno profondo.
Prana (m)
Soffio vitale, il respiro cosmico, energia
vitale. Il flusso superiore, che controlla la parte superiore
del corpo. Il termine prana sottende diversi significati.
In primo luogo, si designa prana il soffio vitale, cioè
il flusso energetico che è proprio della struttura
sottile dell'essere individuato; prana appartiene perciò
allo stato sottile della manifestazione, sebbene si manifesti
esteriormente anche a livello grossolano, ad esempio il
prana nell'uomo si manifesta nella funzione respiratoria,
ma il prana non è la respirazione. In un altro livello
il prana è in relazione con il funzionamento mentale,
il flusso del pensiero che si riflette nel ritmo armonico
respiratorio. A livello ancora superiore, il prana rappresenta
la totalità delle energie universali per cui esso
esiste a tutti i livelli della manifestazione.
Pranamayakosa (m)
Guaina dell’energia vitale. Involucro
costituito di prana. E’ la penultima guaina che riveste
il jivatman prima del corpo fisico. E’ costituito
dall’insieme delle energie sottili cosiddette praniche,
le quali mantengono in vita ed in attività il corpo
grossolano. E’ sede dei sette cakra.
Pranava (m)
" Ciò che si pronuncia",
la sacra sillaba Om.
Pranayama (m)
La respirazione pranica, il controllo
del prana (energia vitale) attraverso l'uso del respiro.
Come il prana ha diversi significati, così anche
il pranayama è suscettibile di varia interpretazione
a partire dal semplice esercizio di respirazione ritmata
e armonizzata per finire con l’entrare in sintonia
con l’Essere universale, attraverso l’equilibrata
armonizzazione e sintesi del flusso energetico-respiratorio
e di quello mentale-coscienziale.
Prasthanatraya (n)
La Triplice Testimonianza, la Triplice
Scienza del Vedanta costituita dalle Upanisad classiche,
dal Brahmasutra e dalla Bagavadgita.
Pratyahara (m)
Astrazione; ritiramento della consapevolezza
dall’identificazione con le attività sensorie,
energetiche, percettive, mentali inferiori. E’ il
quinto passo del Rajayoga di Patanjali. Porta a raggiungere
l’introspezione, in cui la mente si distacca dalla
suggestione delle impressioni esterne e si rivolge su di
sé.
Prema (m,
n)
Amore unitivo o comprensivo. E' di due
tipi: amore innato (per cui ci si aspetta qualcosa in cambio)
o amore divino (espresso nel servizio amorevole e disinteressato).
Puja (f)
Offerta, culto dedicato a una Divinità;
cerimonia, rito.
Puraka (m)
La fase dell’inspirazione nel
pranayama.
Purana (n)
" Raccolta mitologica". Testi
sacri molto popolari in India. Il loro scopo è di
allargare e sviluppare il significato e il contenuto dei
Veda.
Purusa (m)
Uomo, persona, essere; l'Uomo universale.
torna
a inizio pagina
|
Raga (m)
Passione, avidità, attrazione;
attaccamento. E' la forza di attrazione verso oggetti, stati,
ecc. , intorno cui gravita e da cui è condizionata
la coscienza egoica.
Rajas (n)
Uno dei tre guna, quello che corrisponde
all'attività, all'energia, al fuoco, al calore, al
desiderio, alla passione.
Rajayoga (m)
Lo yoga regale. Si occupa della mente
con le sue diverse qualificazioni, soprattutto dell'aspetto
volitivo e, realizzando un centro di coscienza stabile come
leva, inizia un processo di coordinazione, integrazione,
dominio, trasmutazione e trascendenza delle energie psichiche
imprigionanti sì da bruciare tutti gli ostacoli che
impediscono kaivalya, la realizzazione del Sé. Il
Rajayoga che Patanjali ha codificato nei suoi Yogasutra
si compone di otto passi (astangayoga).
Ram
Il bijamantra del manipuracakra, il
suono-seme del Fuoco.
Rama
Il settimo avatara di Visnu, venne chiamato
"incarnazione del Dharma".
Ramakrsna
Saggio e santo indiano vissuto nel XIX.
I suoi discepoli lo considerano un’incarnazione di
Visnu come Rama e come Krsna per cui gli diedero il nome
di Ramakrsna che egli accettò. Ebbe molti discepoli
illustri, tra i quali Brahmananda e Vivekananada che hanno
diffuso il suo insegnamento.
Ramana Maharsi
Uno tra gli ultimi grandi Saggi (Maha-rsi)
dell’India moderna.
Ramayana
Il poema epico (Itihasa)che narra gli
episodi della vita di Rama quale avatara di Visnu.
Recaka (m)
Espirazione.
Rishi (m)
Saggio, Veggente; colui che ha realizzato
la Conoscenza; i grandi Saggi che hanno "udito"
la Tradizione e l’hanno tramandata attraverso i Veda
e le Upanisad in particolare.
Rudra
Il “Fiammeggiante”, aspetto
terrifico di Siva in quanto trasformatore del mondo.
torna
a inizio pagina
|
Sabda (m)
Il suono; l’aspetto qualificato
di Brahma, attraverso il suo simbolo Om; il suono che è
la caratteristica dell’elemento akasa-spazio. Ci sono
tre tipi di suono: samanya, il suono associato con il mondo;
varna, il suono della parola pronunciata; muka, il suono
del silenzio: tale è l’Aum o pranasabda.
Saccidananda (m)
La formula “Esistenza (sat), Coscienza
(cit), Beatitudine (ananda) assolute” con la quale
si identifica Brahman o l’atman.
Sadhaka (m)
Colui che si dedica con ogni sforzo
alla via scelta; colui che percorre un sentiero realizzativi
(sadhana).
Sadhana (f)
Nome dato a ogni disciplina seguita
con ardore e perseveranza per progredire nella vita spirituale;
disciplina spirituale; ascesi (tapas) o sforzo spirituale
al quale si sottopone il discepolo per procedere alla purificazione.
Anche realizzazione perfetta.
Sadhu (m)
Saggio, colui che ha compiuto la perfetta
realizzazione.
Sahaja (a)
Spontaneo, naturale, congenito, innato.
Sahasraracakra (n)
Uno dei sette cakra, il loto dai mille
petali. E’ situato sulla "corona" del capo.
E’ simbolicamente la dimora di Siva, cui si unisce
la Sakti (kundalini) al compimento dell’ascesa lungo
la susumna. E’ simmetrico del muladharacakra rispetto
all’anahata e corrisponde alla coscienza nella sua
universalità. Lo stato di coscienza che esprime è
quello dell’Unità (jiva-Isvara) autoconsapevole
e illimitata. E’ il "centro" di attrazione
della coscienza durante la sadhana e il "punto"
di qualificazione-riflessione del jiva (stato causale) in
seno alla Coscienza atmica infinita e non duale. E’
il padma (loto) che si dischiude al passaggio della coscienza
jivaica liberando e risolvendo il punto di riflessione nell’infinita
spazialità del Sé, ove l’unità
scompare nella Non-dualità. E’ il cakra che
compendia e sintetizza gli altri, li emana e riassorbe,
riassorbendosi a sua volta nella coscienza senza vibrazioni-onde.
Sakti (f)
Energia; energia dinamica "indotta"
dalla presenza del polo di equilibrio statico (Siva); potenza
virtuale della maya, l’energia della manifestazione;
volontà produttrice, corrispondente alla illimitata
"capacità", insita nella pura Coscienza
infinita, di assumere qualificazione e determinazione, quindi
di "prodursi" in diversi stati, oggetti, universi:
la reintegrazione di Sakti (polo negativo mobile) in Siva
(polo positivo immobile) è il riassorbimento della
determinazione nel Principio e quindi la "depolarizzazione"
della pura coscienzialità. Nome della Madre divina
considerata come la divina energia primordiale; Dea suprema
del Tantrismo.
Sama (m)
Calma mentale; tranquillità della
mente che non aderisce più agli oggetti esterni o
interni; "apatia" in opposizione a "simpatia",
quindi la "non-risonanza" oggettuale della e nella
mente; dominio che dirige la mente-attenzione interiormente,
impedendole ogni esteriorizzazione dispersiva.
Samadhi (m)
Etimologicamente significa identità
trascendente, cioè autoidentità essenziale
la quale trascende l’apparente distinzione formale.
Poiché tale essenza è comune a tutto, può
tradursi anche come unità coscienziale. Samadhi allora
vuol dire "identità reale", e svela l’essenza
di tutte le cose, essenza una-senza-secondo, in quanto l’ente
stesso ne è partecipe quale Essere. Contemplazione,
contemplazione trascendentale; contemplazione in cui si
raggiunge un perfetto stato di identità essenziale
e quindi coscienziale.
Samana (m)
Uno dei cinque soffi vitali (prana).
La sua attività si estende dal cuore al plesso solare,
riguarda il nutrimento e la sua assimilazione equilibrata
ed è in special modo collegato con la funzione digestiva
e con il manipuracakra.
Samdhi (m)
Combinazione, coalescenza eufonica per
cui si modificano i suoni per assimilazione e mutazione;
fenomeno fonetico tipico del sanscrito (es. cit + sakti
= cic-chakti).
Samkhya (n)
“Enumerazione”, nome di
uno dei più antichi darsena brahmanici, codificato
dal saggio Kapila. Dottrina di carattere cosmologico in
cui la totalità o manifestazione universale viene
riassunta in venticinque principi o tattva.
Samnyasin (m)
Asceta rinunciatario; colui che avendo
compreso ha rinunciato a tutto.
Samsara (m)
Ciclo perenne del divenire; divenire
trasmigratorio quale passaggio continuo per diverse condizioni
di coscienza e quindi di esistenza; trasmigrazione; corso
dell’indefinita successione di nascita-vita-morte-rinascita
al quale pone fine la liberazione (moksa). Corrisponde all’ininterrotta
catena di causa-effetto, per cui il karma vincola l’essere
individuato al divenire; rappresenta così la sovrapposizione
illusoria ma consistente di maya al puro Brahman incausato.
Nel Buddhismo corrisponde alla "Ruota dell’Esistenza",
nella quale si alternano gli stati di vita e di morte con
le loro relative "esperienze".
Samskara (m)
Questo termine ha un duplice significato:
1) riti preparatori di purificazione; 2) semi causali dell’azione
ingenerati dalle tendenze o impressioni presenti nella sostanza
mentale (citta) e derivanti da esperienze, azioni, pensieri
prodotti nell’esistenza attuale come anche nelle indefinite
esistenze anteriori. In questo senso costituiscono delle
vere e proprie predisposizioni prodotte dal karma accumulato
e tali da produrre altro karma.
Samtosa (m)
Il contentarsi, uno dei cinque niyama
nel Rajayoga di Patanjali.
Samyama (m)
Disciplina superiore, autocontrollo,
concentrazione mentale. Con questo termine si indicano gli
ultimi tre passi del Rajayoga di Patanjali.
Sanatana (a)
Antico, eterno; primordiale, che non
ha principio, imperituro.
Sanatanadharma (m)
L’eterno Ordine cosmico, la Lex
perennis, emanata da Manu. Armonia universale, la direzione
(dharma) costante (sanatana) che permea e sottostà
all’intera manifestazione.
Sankara
Codificatore del Vedanta Advaita, darsana
metafisico.
Santi (f)
Pace, pace profonda; pacificazione,
acquietamento scaturiente dalla comprensione e dalla trascendenza.
Beatitudine nirvanica.
Sarasvati
La Sakti di Brahma, ha come attributo
la Saggezza; la Dea del linguaggio e dell’insegnamento.
Sastra
Codice, insegnamento, testo sacro; indica
generalmente tutte le Scritture sacre.
Sat (n)
L’Essere, il puro Essere; esistenza
assoluta e reale, contrario di asat: ciò che non
ha esistenza.
Sat-cit-ananda
Esistenza (sat), Coscienza (cit) e Beatitudine
(ananda) assolute. I tre principi consustanziali al Brahman,
quindi all’atman.
Satkarma (n)
Azione retta e virtuosa, compiuta senza
fini egoistici.
Satsangha (m)
Luogo di ritiro, eremitaggio.
Sattva (n)
Essere, esistenza in sé; essenza;
saggezza, intelligenza, intelletto, "luce intellettuale";
uno dei guna, quello che corrisponde all’equilibrio,
all’armonia, alla luce, alla purezza.
Satya (n)
La Verità, la Realtà ovvero
“ciò che è” (sat), la Realtà
assoluta (paramartha); non falsità, uno degli yama
nello Yogasutra di Patanjali.
Sauca (n,
m)
Purezza di corpo, azione, espressione
e pensiero; la purezza interna che riguarda soprattutto
la mente; uno dei cinque niyama di Patanjali.
Savitr (m)
Il sole; il Dio-Persona identificato
simbolicamente al sole in quanto illuminatore, stimolatore
e vivificatore dell’esistenza terrena; un epiteto
di Surya considerato come il principio di vita e di luce
e l’antitesi dell’oscurità e dunque metaforicamente
il principio della luce della conoscenza e il dissipatore
dell’ignoranza.
Seva (f)
Servizio; servizio al prossimo reso
come offerta alla Divinità.
Siddha (pp)
Perfetto, compiuto, realizzato; perfetto
nello yoga, colui che ha realizzato la perfezione yogica;
colui che ha realizzato l’Unione, la reintegrazione
di sé nell’Assoluto.
Siddhi (f)
Compimento, perfezione yogica; poteri
psichici ottenuti durante la pratica yoga; Realizzazione.
Siva (m)
Benefico, benigno, fausto; uno dei tre
aspetti della Trimurti, il Divino considerato particolarmente
sotto il suo aspetto (murti) trasformatore e risolutore
ma che, in unione con la sua Sakti (Parvati) assume la funzione
di costruttore, di creatore: come tale ha per simbolo il
linga; lo Shivaismo diversifica la funzione dissolutrice
da quella creatrice e conservatrice, per cui tanto gli aspetti
di Siva quanto le relative Sakti sono differenziati ma,
nello stesso tempo, considera Siva come il Principio unico
e assoluto in seno a cui il relativo, mondo dei nomi e delle
forme, ossia il divenire, può emergere solo in modo
apparente. Tanto Siva quanto Sakti si suddividono l’uno
nelle "persone" della Trimurti e l’altra
nelle corrispondenti "energie" (Sarasvati, Laksmi,
Parvati). Il principio Siva si trova in ogni aspetto dell’esistenza
e costituisce ciò che per il Vedanta è il
sempre e ovunque presente Uno-senza-secondo, ossia Brahman.
Siva è anche il grande Yogi (mahayogin). E’
chiamato Pasupati, "Signore degli esseri"; rappresenta
il principio di astrazione-soluzione, quindi l’atto
di "consapevolezza" che lo esprime e in cui si
verifica; infine la Coscienza pura onnipervadente senza
modificazioni.
Sivalinga (n)
Linga di Siva; Siva adorato in forma
di fallo; simbolo del Divino nell’atto di manifestarsi.
Sivamantra (m)
Il mantra di Siva : “Om namah
sivaya: M’inchino a te o Siva, incarnazione dell’Om”
Sivaratri (f)
La notte di Siva, festa religiosa in
onore di Siva.
Smrti (f)
Memoria; tradizione rammentata, tradizione
“mediata” opera della memoria degli uomini e
non dell’ispirazione diretta (sruti). Col termine
Smrti si indicano tutti i testi che non siano i Veda.
So ’ham
" Io sono Quello"; "Io
sono Lui". E’ un mantra che proclama l’identità
dell’ente con il Divino. Inspirando si pronuncia so
(Quello) ed espirando si emette ham (io).
Soma (m)
Succo; nome di una tipica bevanda indiana,
simbolo delle acque della vita; il succo di tale pianta,
il più importante elemento nelle offerte sacrificali.
Sri (f)
Radianza, luce, gloria; prosperità,
fortuna; sacro, santo; benedetto: appellativo dato ai Maestri;
termine usato come titolo onorifico ai nomi di Divinità,
ai titoli dei testi sacri e ai nomi illustri.
Sruti (f)
Audizione, la Tradizione "udita";
sacra Conoscenza in quanto "immediatamente" rivelata
(Veda), diversa dalla Smriti, o tradizione rammentata, indiretta,
"mediata"; ciò che è stato ascoltato
dagli antichi Veggenti (Rsi) come suono divino; uno dei
nomi con cui vengono indicati i Veda.
Sunya (a)
Il vuoto, la vacuità; tale termine
non esprime un carattere negativo o di annichilimento in
quanto nel vuoto di determinazioni e qualificazioni v’è
infinita pienezza (purna) di possibilità.
Surya (m)
Il sole, il Sole quale Divinità.
Susumna (f)
La nadi centrale rispetto a ida e pingala,
le tre principali; arteria "sottile"; carotide;
canale centrale, attraverso cui sale kundalini, che passa
lungo il midollo spinale e attraversa la regione della testa
fino al brahmarandhra. Lungo la susumna sono disposti i
sette cakra.
Sutra (n)
Filo, corda; aforisma, verso; il "filo"
che collega diverse cose tra loro: per traslato è
l’atman che collega tutti gli stati esistenziali;
trattato, testo che codifica i princìpi fondamentali
dei darsana filosofici.
Svadhisthanacakra (n)
Uno dei sette cakra; il secondo cakra
lungo la susumna, quello relativo alla funzione della procreazione,
quindi alla conservazione della specie. Ha come bijamantra
il suono vam ed è, ordinariamente, il centro di attrazione
dell’energia scaturiente dal muladhara, ciò
che ne impedisce, quando è enfatizzato, l’ulteriore
ascesa. Corrisponde all’elemento acqua (ap).
Svadhyaya (m)
Studio di sé e delle sacre Scritture:
uno dei cinque niyama di Patanjali.
Svami (m)
Monaco di una determinata confraternita,
anche Maestro.
torna
a inizio pagina
|
t
Tamas (n)
Uno dei tre guna, quello che corrisponde
all’oscurità, all’inerzia, alla passivitià,
alla staticità inerte. Corrisponde all’elemento
terra. Rappresenta la tendenza inerziale, oscurante, condensata,
solidificata, quindi rivolta in basso. Equivale all’ignoranza
(avidya), quindi obnubilamento che essa induce nella coscienza.
Tanmatra (m)
Lett. "la misura di ciò",
l’estensione o delimitazione di qualcosa, quindi determinazione,
qualità sostanziale e, per estensione, anche sensazione.
Il termine tanmatra indica la qualità sostanziale
di un dato oggetto e degli elementi che lo compongono. Tanmatra
corrisponde dunque alla sensazione ingenera nell’organo
sensoriale e per mezzo di cui l’oggetto è conosciuto
e sperimentato.
Tantra (n)
"Trama di un tessuto"; dottrina,
testo dottrinale. Il nome tantra (tendere) è in rapporto
con il simbolismo della tessitura e lo si trova applicato
anche ai Libri sacri. Con questo termine si designa generalmente
un insieme di Scritture la cui essenza è costituita
dal culto della Sakti, intesa quale energia manifestante,
rappresentata dalla Grande Madre detta "Dea" (Devi,
Durga).
Tantrayoga (m)
Lo yoga dell’esperienza diretta
con il risveglio della kundalini.
Tapas (n)
Calore, calore ascetico, austerità;
calore o fuoco della volontà che si sviluppa con
l’ascesi; ardente aspirazione, no dei cinque niyama
nel Rajayoga di Patanjali.
Tapasya (n)
Ascesi; purificazione; austerità;
dominio del mentale e dei sensi.
Tattva (n)
Verità, principio; categoria,
principio elementare; i venticinque principi enumerati dal
darsana Samkhya (o i ventisei del darsana Yoga). Nel significato
di "verità" si oppone a mata (verità
soggettiva, opinione personale, credenza individuale) in
quanto esprime una "verità oggettiva",
inconfutabile, di carattere universale.
Theravada (m)
La “via degli anziani”,
una tra le principali correnti del Buddismo.
Tridosa (m)
Lo squilibrio dei tre umori del corpo.
Essi sono: il flemma (kapha), la bile (pitta) e l’aria
emessa dal corpo (vata).
Triguna (n)
I tre modi della Natura-prakriti: tamas,
rajas, sattva.
Trimurti (f)
Il triplice aspetto, la triplice manifestazione:
è costituita dalla triade composta dalle "persone"
Brahma-Visnu-Siva nelle loro funzioni di creazione-conservazione-dissoluzione,
riferite tanto al singolo ente, oggetto, essere individuato
nella sua espressività, quanti agli interi universi.
Le tre "persone" della Trimurti costituiscono
i tre aspetti (murti) in cui si manifesta Isvara (Essere
principiale o qualificato), attraverso cui si portano al
completo sviluppo le qualità insite nella sua stessa
natura.
Turiya (a,
n)
Il “Quarto”, il “Quarto
stato”. Turiya è Brahman nirguna o semplicemente
Brahman e rappresenta l’Assoluto, l’Infinito,
lo Zero metafisico.
torna
a inizio pagina
|
U
Seconda lettera (U-matra) della sacra
sillaba Om (Aum); rappresenta la totalità dell’esistenza
nello stato sottile della manifestazione. Corrisponde allo
stato di sogno o al piano sottile universale.
Upadesa (m)
Istruzione spirituale, iniziazione;
l’insegnamento per un sentiero spirituale; l’iniziazione,
la comunicazione di una formula o mantra iniziatorio.
Upanisad (n)
"Sessioni o insegnamenti esoterici".
Il vocabolo upanisad nella sua accezione etimologica indica
l’atto del "sedersi accanto a qualcuno"
in atteggiamento reverenziale, riferito in particolare al
discepolo seduto ai piedi del Maestro per riceverne un insegnamento
esoterico, in forma dialogica, per via di simboli, analogie
e formulazioni di equivalenze o connessioni segrete. Le
Upanisad sono parte integrante dei Veda, rappresentano la
Tradizione primordiale e costituiscono il Vedanta stesso
nella sua essenza. Il Vedanta etimologicamente significa
"fine dei Veda" e tale espressione deve essere
intesa nel doppio significato di "conclusione",
essendo le Upanisad l’ultima parte dei testi vedici,
e di "scopo" perché quanto vi è
insegnato è lo scopo ultimo dell’intera Conoscenza
tradizionale.
torna
a inizio pagina
|
Vairagya (n)
Distacco, rinuncia; non attaccamento.
Vam
Il bijamantra dello svadhisthanacakra.
Vasana (f)
"Impressioni" mentali subcoscienti
indotte dall’esperienza, dall’azione, dal pensiero,
o provenienti da epoche indefinite del passato attraverso
il karma accumulato.
Veda (m)
Conoscenza, lett. "ciò che
è stato visto, realizzato dai Saggi (Rsi)";
Conoscenza suprema, Scienza sacra. Più particolarmente
le quattro grandi raccolte che contengono l’esposizione
di quella Scienza sacra e tradizionale per eccellenza che
formano la Sruti o Tradizione "non-umana".
Vedanta (m)
Il compimento dei Veda. Uno dei sei
darsana.
Vedanta Advaita (m)
Il Vedanta non dualista codificato da
Gaudapada e Sankara.
Vibhuti (f)
Incarnazione di un aspetto energetico
del Divino; manifestazione della divina energia.
Vicara (m)
Discernimento, investigazione spirituale.
Vid
Radice verbale da cui derivano veda
e vidya, significa nello stesso tempo "vedere"
e "conoscere".
Vidya (f)
La conoscenza, conoscenza della Realtà,
meditazione coscienziale che conduce alla Realizzazione.
Può essere classificata come apara (inferiore) e
para (superiore).
Virya (n)
Energia, atteggiamento virile; condizione
di "solarità" del discepolo avanzato.
Visnu (m)
o Vishnu
Uno dei tre aspetti della Trimurti indù,
il Divino considerato particolarmente sotto l’aspetto
di conservatore della creazione. Spesso è chiamato
Narottama, cioè "l’Uomo supremo".
Visnu viene considerato anche il sostrato dell’esistenza,
e quindi nello stesso tempo ne è sostegno e sostanza
in quanto Onnipervadente (da vis: pervadere).
Visuddha (pp)
Perfettamente purificato.
Visuddhacakra (n)
Uno dei sette cakra, situato all’altezza
del plesso oro-faringeo, il cui bijamantra è il suono
ham. Quando kundalini vi perviene, la purezza pervade l’espressione
dell’essere.
Viveka (m)
Discriminazione, discernimento intuitivo.
Viveka e vairagya costituiscono i mezzi dello jnanayoga.
Vrtti (f)
Modificazione, onda, vibrazione, fluttuazione;
vortice nella sostanza mentale (cittavrtti); attività
mentale in genere.
Vyasa
Un grande Saggio. Gli vengono attribuiti
la composizione del Mahabharata, dei Purana, del Brahmasutra
e delle Samhita.
torna
a inizio pagina
|
Yam (m)
Il suono-seme (bijamantra) dell’anahatacakra.
Yama (m)
Nome del Dio della morte; proibizioni,
il primo passo del Rajayoga di Patanjali.
Yantra (n)
Supporto; figura simbolica, tracciata
o immaginata, che serve da supporto alla meditazione.
Yoga (m)
Unione, reintegrazione, fusione completa.
Genericamente la reintegrazione dell'individuale nell'universale,
del relativo (jiva) nell’Assoluto (atman): quindi
esprime uno stato in cui sparisce ogni nozione di dualismo
e di differenza. Designa anche i mezzi, o sadhana, idonei
a realizzare l'unione col Divino. Uno dei sei darsana.
Yogananda (m)
La gioia data dallo yoga.
Yogas citta vrtti nirodhah
"Lo yoga è la sospensione
delle modificazioni della mente". Con questo sutra
(I, 2) Patanjali sintetizza la dottrina dello Yoga.
Yogasutra
Il principale trattato sullo yoga, codificato
da Patanjali. La principale fonte del darsana Yoga. Prescrive
otto mezzi (anga) nella pratica della disciplina per realizzare
l'Unità (kaivalya). Si divide in quattro capitoli
(pada): Samadhi, Sadhana, Vibhuti, Kaivalya.
Yogavasistha
Opera di filosofia Vedanta anteriore
a Sankara che comprende i dialoghi tra Rama e il suo precettore
Vasistha. Viene chiamato anche Ramagita.
Yogesvara (m)
Il Signore degli yogi, epiteto di Siva;
maestro di yoga.
Yogi o Yogin (m)
o Yogini (f)
Colui o colei che pratica lo yoga; colui
che è già pervenuto a un punto molto avanzato
nello yoga; colui che ha realizzato l'Unione, ovvero si
è reintegrato nel Sé.
Yoni (m)
Matrice o radice primordiale.
Yuga (n)
Era o periodo di tempo del mondo; epoca,
età, ciclo, tempo. Gli yuga sono quattro: krta o
satya, l'età dell’oro; treta, l'età
dell’argento; dvapara, l'età del bronzo; kali,
l'attuale età del ferro. Formano complessivamente
un manvantara o mahayuga.
Yukta (pp)
Unito, congiunto, correlato.
torna
a inizio pagina
|
| Abbreviazioni: |
a
= aggettivo |
f
= sostantivo femminile |
m
= sostantivo maschile |
n
= neutro |
pp
= participio passato |
| Bibliografia: "Glossario
Sanscrito". Roma : Edizioni Asram Vidya, 1998. |
|
|
|